Gara letteraria gratuita “L’ombra di Luca”

“Ludovico mi aspettava sempre seduto sulle scale. Anche se non suonava il campanello, io sapevo che era lì. Dalla finestra scorgevo la sua sagoma, di spalle, rannicchiata sui gradini, intenta a frugare nella cartella per superare l’imbarazzo dell’attesa. Indossava sempre un cappotto rosso in inverno e un giacchetto blu, sbiadito, in estate. Perlomeno, è così che io lo ricordo.”

Regolamento:

1. La Gara Letteraria Gratuita “L’ombra di Luca” è promossa dalla web-magazine “OublietteMagazine” e dall’autrice Cristina Biolcati. La gara letteraria è riservata ai maggiori di 16 anni. La gara è gratuita. Tema libero.

 

2. Articolata in 1 sezione:

A. Short Story in 100 parole (una breve storia avente come limite massimo di partecipazione 100 parole, e come limite minimo 30 parole)

 

3. Per la sezione A si partecipa inserendo la propria opera (Short Story) sotto forma di commento sotto questo stesso bando indicando nome, cognome, dichiarazione di accettazione del regolamento. Si può partecipare con brevi racconti editi ed inediti. Per un facile conteggio delle parole consigliamo di scrivere la short story in un documento word e cliccare in alto Revisione, e Conteggio parole in alto a sinistra.

 

I brevi racconti senza nome, cognome, e dichiarazione di  accettazione del regolamento NON saranno pubblicate perché squalificate. Inoltre NON si partecipa via email ma nel modo sopra indicato.

 

Ogni concorrente può partecipare con una sola short story.

 

4. Premio:

N° 1 copia di “L’ombra di Luca”, raccolta di racconti di Cristina Biolcati, edita nel febbraio 2014 dalla casa editrice Edizioni Leucotea.

Saranno premiati i primi tre classificati.

 

5. La scadenza per l’invio della tua short story, come commento sotto questo stesso bando, è fissata per il 17 marzo 2014 a mezzanotte.

 

6.  Il giudizio della giuria è insindacabile ed inappellabile. La giuria è composta da:

Alessia Mocci (Dott. in Lettere, redattrice e critico letterario)

Cristina Biolcati (Scrittrice e Collaboratrice Oubliette)

Rosario Tomarchio (Scrittore e Collaboratore Oubliette)

Rebecca Mais (Collaboratrice Oubliette)

Irene Gianeselli (Collaboratrice Oubliette)

Francesca Lettieri (Collaboratrice Oubliette)

Vincenzo Monfregola (Poeta e Scrittore)

 

7. Il concorso non si assume alcuna responsabilità su eventuali plagi, dati non veritieri, violazione della privacy.

 

8. Si esortano i concorrenti per un invio sollecito senza attendere gli ultimi giorni utili, onde facilitare le operazioni di coordinamento. La collaborazione in tal senso sarà sentitamente apprezzata.

 

9. La segreteria è a disposizione per ogni informazione e delucidazione per email: concorsooubliette@hotmail.it indicando nell’oggetto “info gara poetica” (NON si partecipa via email ma direttamente sotto il bando), oppure attraverso la pagina fan di Facebook:

https://www.facebook.com/OublietteMagazin

 

10. È possibile seguire l’andamento del concorso ricevendo via email tutte le notifiche con le nuove poesie e racconti brevi partecipanti alla Gara Letteraria; troverete nella sezione dei commenti la possibilità di farlo facilmente mettendo la spunta in “Avvisami via e-mail”.

 

11. La partecipazione al Concorso implica l’accettazione incondizionata del presente regolamento e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai soli fini istituzionali(legge 675/1996 e D.L. 196/2003). Il mancato rispetto delle norme sopra descritte comporta l’esclusione dal concorso.

 

12. Partecipate solo se siete sportivi e pensate di poter accettare il verdetto della giuria. Se siete pesanti, pedanti, petulanti e vi ritenete il braccio destro di Leopardi, non partecipate! Il concorso non fa per voi!

 

(N.B. Si partecipa qui sotto nella dicitura: Lascia un commento)

 

89 pensieri su “Gara letteraria gratuita “L’ombra di Luca”

  1. LA TUA MALATTIA è

    un panteismo illogico
    che si avviluppa in sintomi altrui
    radente più dell’ombra a terra
    di un F14 Tomcat meditativa, ingombrante,
    palla al piede delle ginestre inconsapevoli,
    la tua malattia colpo in canna
    nell’avancarica della Perplessità in eterno disappunto,
    coglie e rimanda mononucleosi di Dialettica, muta e assente
    retriva e schiva alle sollecitazioni che non riceve,
    Essa non si ammala di frequente ma ne parlano come
    della tua malattia

    di Francesco Filipponi @ copyright

    In completa accettazione del regolamento annesso al bando, viste tutte le condizioni di partecipazione e fornendo completa liberatoria nei termini delle vigenti normative sulla Privacy

    1. A MIO PADRE

      Distratta la mano sfiora lucidi scrigni, tesi a proteggere metalliche ostie
      che gli antichi autori guarderebbero diffidenti, stupiti.
      Scelgo: un’opera barocca di lucente bellezza, ma ciò che scivola sull’anima con penosa tenerezza è il ricordo di te.
      “Al negozio” dicesti “l’ho prenotata”e ti brillavano gli occhi, già invecchiati abbastanza, per quel dono meditato con cura, felice di condividere una musica a me sconosciuta.
      Così respirando le note, ancora mi è chiaro quanto stupendo quanto terribile sia il filo di seta e di spine che trattiene gli amati ben oltre la loro morte. Fino alla nostra.

      Lucilla Gattini – Accetto il regolamento

  2. Ombraluce

    Ombraluce era il suo nome.
    Anima del bosco e delle sue creature.
    Riparo dal sole bruciante dell’estate e cacciatrice di ogni soffio caldo nel grigio inverno.
    Ombraluce.
    Chi la incontrava, anche solo un istante, non poteva dimenticarla.
    La quercia madre era la sua casa, quando l’autunno le regalava riposo con la sua tiepida presenza.
    Ombraluce.
    Dicono sia appassita tra i rami della quercia, abbattuta dagli uomini.
    Qualcuno giura di averla vista tra i fiori di campo di un vecchio giardino abbandonato.
    Ma quando il sole gioca con la pioggia – se guardi bene – puoi vederla correre a cavallo dell’arcobaleno.

    © Daniela Giorgini – Accetto il regolamento

  3. LO SCRITTORE

    Lo scrittore, una penna, un foglio bianco e la necessità di scrivere. Far volare la biro che, accarezzando le pagine candide, le riempie di significato. Tutto attorno scompare; il mondo si fa piccolo, sempre più piccolo, si stringe sulla pelle dello scrittore, quasi a soffocarlo. Rimane solamente un pensiero, dentro, che ha la necessità di uscire e sporcare il foglio. Per lo scrittore è essenziale non perdere quei concetti che nascono dal cuore, volano alla mente e si concludono con l’atto di scrivere. Cuore, mente e penna, legati da un filo, diventano una cosa unica.

    Marina Lovato, accetto il regolamento.

  4. Stupendosi

    … e il bello arriva quando iniziando a scrivere senza idee,
    dopo aver tutto il giorno evitato la possibilità di farlo,
    pur essendo attaccato al compiuter da appena alzato,
    proprio quando si arriva a non voler registrare una possibilità arrivata alla mente
    perchè senza logiche contigue a ciò che si era scritto in precedenza,
    riuscire a fuggire la possibilità di cercare un’altra idea più consona
    e notare
    con soddisfazione
    quanto l’ingarbugliamento,
    sia diventato perfetto.

    Giuseppe Carta, accetto il regolamento

  5. LO SPECCHIO DEI RICORDI

    Vedo il profilo dei monti
    inciso laggiù,
    nell’azzurro del cielo,
    e mentre il sole
    carezza di luce
    i tetti delle case,
    spazia nella memoria
    il mio pensiero,
    e si ferma
    alla tua immagine di donna,
    riflessa dallo specchio dei ricordi,
    che abbagliano il mio cuore
    di tenera emozione.

    Rivivi in me,
    ancora per qualche istante,
    con il tuo aspetto
    esile e leggiadro,
    e mi doni il sorriso
    dei tuoi giorni migliori,
    antichi sapori di gioventù,
    che lontana
    si defila all’orizzonte.

    Armando Cappa

    Accetto il regolamento

  6. Adele si svegliò e d’improvviso si sentì diversa: leggera come una farfalla, sicura come una tigre.
    Non era più disposta ad ascoltare i racconti lamentosi della gente, a sorvolare se non le prestavano attenzione quando parlava di sé.
    Non era più disposta a farsi carico di un lavoro impegnativo, affidatole non per fiducia nei suoi confronti, ma solo per scaltro opportunismo.
    Meditò Adele, sbirciando l’orologio:
    “Di certo è ora di cambiare, cambiare sul serio!
    Ma adesso è ancora presto, ci penserò più tardi ad affrontare con calma la giungla là fuori..”
    E si rigirò, accucciandosi serena sotto le lenzuola.

    Tania Scavolini – accetto il regolamento

  7. La melodia dentro

    Ho ricordo dei ricordi, un foglio bianco.
    Nessuna immagine oltre un pensiero
    l’amarezza delle urla
    il rimpianto di un dolore, la melodia dentro
    una poesia
    il sussulto di un passo indietro
    il peso di un brivido feroce
    il ripiego di un momento
    l’uso astruso delle parole, il vuoto, il nulla.

    Era amore

    Giusy Carofiglio

    accetto il regolamento

  8. LIMBO DI MADRE

    SINA MAZZEI-sezione A

    Il tempo,
    che lacera ogni lembo di vita,
    inflessibile strappa
    dalle braccia i miei figli,
    cresciuti oramai,
    scucendo con fretta
    il mio essere madre per sempre
    nel suo limbo d’amore,
    come colei che culla,
    che sazia e trattiene
    nel suo scialle fragrante di rose.
    Tanti rimpianti con lui
    non servono più
    e sulla scia dei ricordi,
    tra i canuti capelli,
    coperti di nebbia,
    edifico un nido dissimile,
    rapendo calda bambagia
    ai miei sogni più antichi,
    senza più voli d’uccelli
    in una favola che non è più mia..

    accetto il regolamento

  9. Ulisse, questo benedetto ragazzaccio è una vera Odissea! Sai sempre quando se ne va, ma non sai mai quando torna! Ieri è uscito di corsa richiamato dal fischio di una sirena, mentre il povero Teseo era in preda ad una forte labirintite; lo ha lasciato con Achille, che in questi giorni soffre di una fastidiosa tallonite, dunque incapace di accudirlo, così lo sventurato ha chiesto aiuto a Ciclope, ma era impegnato dall’ ottico perché in tempi di saldi gli concedono una riduzione del 50%. Achille testardo, ha fatto uno squillo ad Arianna, ma anche lei aveva perso il filo…

    Silvia Pattarini – accetto il regolamento

  10. Plastiche
    Voluttà
    Esprimono
    Caldi
    Effluvi
    Provocando
    Medesime
    Emozioni,
    Entrando
    in
    Sintonia
    con il
    Materiale
    Il Desiderio
    viene da
    molto lontano
    Ha cavalcato le onde
    oceaniche
    Si è fatto sospingere
    dai
    Venti Divini
    Di Esso
    resta traccia
    come nel Fango
    snobbato, insultato, censurato.
    Ne resta, però,
    sempre
    Traccia
    dove qualcuno
    ha
    poggiato
    la mano.
    Se non preesiste
    il Desiderio
    non può
    sbocciare Amore.
    Sarebbe Disgrazia.
    tutto ciò.
    Come
    Riflessi marmorei
    di
    Comete lontane
    illuminano il
    “volersi impossessare del Corpo”
    Risalgono alle Origini,
    agglomerati di
    sentire,
    portatori di Voglie,
    dimostrano all’Uomo
    che Quell’Attimo
    giustifica Tutto
    il movimento
    del Cosmo
    attorno a Lui.

    Roberto
    Lirussi
    Accetto biecamente il Regolamento.

  11. PAROLE…

    Vorrei spogliare quelle parole
    che nidificano un liquore
    all’ “aroma dei sentimenti”…
    Parole di poesia,
    per fondere due cuori in uno solo.
    Parole attrici recitano l’arte
    o nei libri raccontano vite.
    Parole slabbrate come ferite
    gravano sui pensieri, sui rumori:
    zittiscono il tempo che disperde
    e mai dimentica.
    Arruffate, sgrammaticate,
    inciampano maldestre le une sulle altre.
    Nostalgici grafemi
    scritturano fogli di memorie,
    per rivivere la gioia di un amore.
    Con parole titillate
    s’ode l’incanto di una voce.
    Inginocchiate in preghiera
    sgorgano fede, mattino e sera.
    Affido versi ad ali di farfalla
    ringrazio la vita…
    solleticando l’aria!

    INES ZANOTTI – Dichiara di accettare il Regolamento

  12. STRALCI DI VITA

    Lui si ferma, barcolla, io abbasso il finestrino, grido:
    “volete un passaggio?”
    Lui “magari!!!!”….
    “come ve chiamate sor mae’?”
    “Guido… c’ho 88 anni ma so’ solo….” stava per piangere,
    “vado bene per di qua?”
    “si, a sinistra”..
    ” alla sede della Roma!”
    “poco più giù…”
    “allora accosto?”
    “si, io abito a ‘sto palazzo qui….” accosto, lo aiuto a caricarsi quel fardello ingombrante Lui: “prendeteve ‘na bottija”
    io ” nun sia mai!!!!….arrivederci ….se v’incontro ancora ve do un altro passaggio!”
    L’ho lasciato sotto casa e tornanavo alla mia vita.
    Le mie lacrime scendevano copiose bagnandomi i capelli appena fatti……

    ANTONELLA CAVICCHIONI

    Dichiaro di accettare il regolamento

  13. Un caffè

    Ti ho preparato un caffè forte.
    Ora siediti e parliamo.
    Non mi hai avvisato.
    Non ho la valigia pronta.
    Prendi il caffè,
    è zuccherato.
    Ti siedi un po’ distante.
    Le mie mani non ti toccano.
    È possibile.
    Probabile.
    Non sono d’accordo.
    È giusto per te, stretto per me.
    Io usata.
    Per il tuo bene usata.
    Come sempre usata.
    Non ti toccano le mie parole.
    Mi dici “vado”.
    Non so più pensare ma,
    mentre aspetto che ti muovi,
    vedo chiaramente
    sulla tua camicia bianca
    una macchia di caffè.

    Luciana Raggi. Dichiaro di accettare il regolamento

  14. Aveva poche parole da dire, come se la condivisione del sé potesse far crollare le sue certezze, i suoi schemi diligentemente programmati, i suoi muri pazientemente costruiti, le sue maschere abilmente dipinte, la sua intimità segretamente custodita… I suoi rumorosi silenzi e le sue parole accennate avevano creato un solco, divenuto baratro nel tempo, che gli consentiva di respirare, di vivere senza troppe spiegazioni… egli sapeva benissimo che se dal baratro avesse iniziato a parlare, sarebbe stato impossibile fermare l’eco dei suoi pensieri.

    Fabiana Petozzi. Dichiaro di accettare il regolamento

  15. LA MOTOZAPPA

    La motozappa che in altri giorni non ne voleva sentire di mettere in moto quel giorno, al primo colpo partì. La lasciai in moto poi salutare un amico che, con la sua bici, mi chiamava al di la del cancello. Intanto la motozappa continuava a farsi sentire, ben disposta. Aspettava solo degli ordini. Bastava azionare la leva “avanti” e sarebbe partita. Faceva buio. La misi a “Stop” ma non si spegneva. Si rifiutava. Che fare? Gridai “Basta…basta insomma!!”. Come d’incanto la ferraglia tacque. Forse non era d’accordo. Con le buone maniere a volte si ottiene tutto… a volte!

    Franco Maccioni

    Dichiaro di accettare il regolamento

  16. Eravamo tutti delfini

    “Un tempo eravamo tutti delfini” diceva spesso mio nonno che sulla spiaggia era nato. Colta da improvvise doglie, la sua inesperta mamma si era adagiata a riva e, seguendo il ritmo delle onde, aveva spinto fuori dal grembo la sua piccola creatura. Scivolato nelle acque, il minuscolo bambino aveva iniziato a farsi spazio con movimenti ondulatori e, se non fosse stato per la prontezza di spirito del neo-papà, si sarebbe ritrovato a nuotare al largo ancora per molto, perché, come diceva spesso mio nonno “Un tempo eravamo tutti delfini”.

    Domizia Moramarco Dichiaro di accettare il Regolamento e autorizzo al trattamento dei dati personali (legge 675/1996 e D.L. 196/2003

  17. Mondur one (Scritto sull’umana precisione)

    Il dissidente redattore di un giornale di provincia
    ammicca all’ultimo ritrovato della tipografia.
    Trova una nuova lettera, molto grande, enorme,
    imponente.
    Non sa dove collocarla.Se la porta addosso……
    Uno, due, tre passi….Crac!
    Muore schiacciato dalla lettera titanica.
    Morale della favola:
    “come perir di lettera alla lettera! ”
    Vi immaginate cosa sarebbe il mondo
    senza lettere?
    Ad esempio
    senza “m” farebbe “ondo”
    senza “o” = ndo
    senza “n” =do
    senza “d” =o
    Ed ecco spiegata
    la bravura di Giotto!
    L’aveva attinta dal mondo.
    Una “O” colossale e precisissima
    che stupi’ Cimabue,
    figuratevi Dio!!!!

    Accetto il regolamento

  18. LA SCELTA E’ ORA
    Non so se c’è un attimo preciso in cui le scelte diventano destino e futuro da percorrere. Io non ho capito quando è capitato questo a me. Forse per me ha pesato la disperazione, il sentire di non farcela più, so solo che ho deciso e ora sono qui, a provare a darmi giorni diversi. Alla prossima fermata non scendo, il futuro è altrove.

    Loriana Lucciarini

    Dichiaro di accettare il regolamento

  19. HO SAPUTO CHE C’ERI

    Non sai quanto follemente ho desiderato che arrivasse il prodigioso istante in cui avrei potuto finalmente fissare i miei occhi nei tuoi e carpire in un solo clandestino sguardo il tuo sconfinato bisogno di me. Ho creduto di impazzire per la logorante attesa, da quando ho saputo che c’eri, ma ora finalmente sei qui e posso smettere di essere egoista.
    Quel pomeriggio ho saputo che c’eri figlio mio, ti ho atteso con ansia temendo che non sarebbe mai giunto il giorno in cui ti avrei conosciuto, ma adesso siamo qui. Non sono più sola da quando ho saputo che c’eri.

    © Chiara Mazzetti
    – Accetto il regolamento in tutte le sue parti-

  20. Brooke Borgia – 19 febbraio 2014

    Il dolore può attendere

    Silenzio intorno a me…finalmente…immerso nel buio della mia camera, disteso sul letto.
    I miei pensieri volano leggeri nella stanza…alcuni stentano ad allontanarsi…altri mi
    portano dove vuole il cuore.
    Non credevo di avere così tanta forza finché un angelo mi ha convinto ad averne…anche per lui.
    Si dice che gli angeli non abbiano sesso…io mi ritengo fortunato, ne ho incontrato uno
    che è una lei…dolce, tenera, sensibile e dedita solo a me.
    Dopo quello che mi è accaduto credevo di dover attendere soltanto la fine dei miei giorni e invece…ora temo quella fine.

    di Brooke Borgia @ copyright

    In completa accettazione del regolamento annesso al bando, viste tutte le condizioni di
    partecipazione e fornendo completa liberatoria nei termini delle vigenti normative sulla
    Privacy

  21. Jim. Nel mirino. Zed, invisibile. Mangrovie, intrichi di liane. Smitragliate AK47, SKS. Vietcong ovunque. Un viet sta ai suoi piedi, su foglie fradice, fango. Morto. Un coltello nel petto. Ora Zed ha il suo fucile. Fa partire il colpo. Jim a un centinaio di metri crolla. La rotula. Zed corre dall’amico. Jim grida come una ragazzina. Si contorce. “Andiamo!, Jim, ti ci porto fuori da questo inferno!”. Si passa il braccio destro di Jim sulle spalle, lo solleva, lo trascina via. “Oh merda, amico, cazzo. Quei rottinculo musi gialli! Cristo! Fa maaaale! Maaaaleee!” Più tardi una medaglia per Zed.

  22. ALLINEATI
    Salgo, come d’abitudine, sul solito bus. Questa volta però più pensieroso e distratto: sono sicuro che anche lei mi ha notato, la vedo sempre alla stazione, è bellissima! Ma come approcciare? Imbranato! Flussi umani di saliscendi e io lì a elucubrare; temo di aver anche comicamente mimato la metaforica rottura del ghiaccio! Perso nel suo pensiero, mi ritrovo, beh, perso del tutto! La sbuffata della porta mi ridesta, sono oramai solo e… dove?
    Lumi al conducente! “Scusi?”… Ti volti, sorridi deliziosamente di me chissà da quanto! “Finalmente parli alla conducente…”.
    Da quel giorno abbiamo un reciproco abbonamento…

    PaoloRoberto Metri
    Dichiaro di accettare il regolamento

  23. Un caffè
    il caffè è servito.. si guardano e dimenticano di berlo, prendono un discorso che li interessa, il caffè si raffredda.. cameriere ne porti altri due..
    bevono dopo essersi scambiate le tazzine, si sfiorano le mani con la punta delle dita..

    bella aria.. facciamo due passi..
    il marciapiede ha una tavella sconnessa fai attenzione..
    si …
    si guardano
    guardano tutto
    l’architettura dei palazzi, gli oggetti dietro le vetrine..
    poi un giro fuori città..

    il cielo.. sembra capovolto
    si stanno chiudendo le corolle man mano che il sole va via..
    son già passate tre ore
    rientriamo
    domani?
    domani!

    DOMANI ….
    proprietà riservata

    accetto il regolamento

  24. Castelli in aria

    I castelli in aria sono pericolosi,
    dolci le loro insidie, delicate le loro illusioni.
    Hanno pareti di nuvole soffici e inconsistenti,
    trasparenti e fragili invetriate,
    corridoi labirintici e infiniti
    dove
    l’anima si perde in trepida emozione…
    Vano sortilegio d’Atlante qui la realtà si frange,
    desideri sospesi attendono
    il compiersi di un’ingannevole epifania:
    l’evanescente nome tuo.

    Accetto il regolamento
    Barbara Amadio

  25. NUVOLE BIANCHE

    Le nuvole bianche sono i sogni dei bambini. Si trasformano sotto il loro sguardo candido ancora colmo di fantasia.
    Le nubi scure, invece, sono gli incubi degli adulti da cui tuona il loro rancore. Da lì piovono lacrime amare che precipitano tanto sui grandi quanto sui piccini.
    Questo disse una volta nonno, seduto di fronte al fuoco del caminetto, mentre fuori pioveva a dirotto e i miei litigavano nella stanza accanto. Avevo sette anni e non l’ho mai scordato. Adesso che non sono più quel bambino mi piacerebbe riuscire a guardare il cielo con gli occhi candidi dei giorni spensierati.

    Accetto il regolamento in tutti gli articoli.
    Luca Fadda

  26. GIULIA VA VIA
    L’autobus si avvicina. Un ragazzino salta giù.
    Giovanni vede solamente lei che sale lentamente, il suo profilo tra la gente dietro a un finestrino.
    Lei si volta un istante, un attimo, quasi un niente.
    Giulia va via in un giorno d’autunno.
    Ma come fa il mondo a non finire… il cielo a non cadere
    Giovanni saluta con la mano. L’autobus si muove. Lei si gira un’altra volta.
    Rimane poco dei giorni e delle notti. Forse una panchina, l’insegna di una vetrina,
    le mani nelle mani strette come legnami.
    Giulia va via in un giorno qualunque.

    Sandro Pellerito
    Dichiaro di accettare il regolamento in ogni sua parte

  27. Il professor Kirk proiettava le immagini della “paziente” spiegando agli studenti le dinamiche della malattia.
    – Questa creatura avrebbe potuto vivere a lungo se non fosse stata infestata da parassiti di vario genere.
    – Quali parassiti, professore?
    – Virus e batteri produttori di esotossine. Purtroppo sono stati letali. Si sono insediati sulla superficie dell’organismo diffondendosi ovunque. Il soggetto ha cercato di debellarli attraverso le proprie difese naturali, ma non è servito. A quel tempo ancora non c’era una cura.
    – Che peccato. Era davvero bella.
    – Sì, un habitat ideale.
    – Come avete chiamato i parassiti, professore?
    – Umani.

    Accetto il regolamento in tutti gli articoli.
    Sonia Tortora

  28. UNA GIORNATA LIBERA

    Solitudine mi è compagna oggi, libero da impegni mi reggo sui pensieri su di te: mia amata Caterina.
    Al bar abbiamo chiesto due cappuccini al cioccolato e biscotti, di quelli che ci piacciono tanto, sorseggiamo caldo la bevanda e dopo ci avviamo per passeggiare sul lungomare, osservando la vicina costa siciliana, uno spettacolo incomparabile ci attrae la visione del vulcano Etna che fuma regolarmente ogni giorno. Poi osserviamo la spiaggia sottostante e ci immergiamo nelle onde, leggere, che si frangono sulla spiaggia libera da persone. Un profumo di mare puro ci avvolge le narici, infreddolite dalla brezza umida mattutina, siamo coinvolti da questo spettacolo che la natura ci offre. Quindi, abbracciati, ci avviamo verso casa soddisfatti e sazi.

    Antonio Da Campo 26-02-2014

  29. No, non si può più condividere!Parlo a gente che non ascolta,e si meraviglia se poi taccio.Ho costruito la mia mente provando a eliminare ciarpami e scontatezze, propongo per generare contraddittori costruttivi ma mi si guarda come fossi un alieno. L’ascoltatore raro è come una polla sorgiva in un deserto di “parlatori folli”. I condizionali scompaiono sostituiti dalle affermazioni, categoriche,lapidarie,gridate. I politici sono i nuovi sacerdoti della “scomunicazione”, dicono contro, a prescindere. Abbattere l’avversario, straziarlo con le parole impedendogli la sopravvivenza ideologica e gioire dell’annullamento. Mi accorgo di essere un dinosauro e mi appresto ad estinguermi!_
    Accetto il regolamento.
    Arturo Alessandri.

  30. LUDOVICO

    Il dottore mi ripete che è meglio se Ludovico se n’è andato. Per il mio bene. Ma io non sto affatto bene. E’ morta una parte di me e mi sento orribilmente solo. E poi Ludovico non se n’è andato, cosa credono? L’ho ucciso io, lo so. Ma per colpa loro e delle loro maledette medicine. E’ strano ma lui mi parla ancora, nella testa. E non dite che sono pazzo! E’ vero, lo sento! Mi sussurra di fargliela pagare… sss!… a tutti… infermieri bastardi… dottore… brucerete. Sì… Ludovico ride… mi sembra di vederlo, col suo cappotto rosso.

    ——————————-

    Accetto il regolamento in tutti gli articoli.

    Salvatore Di Sante

  31. Quel messaggio tremendo.

    Ti alzi dal letto,
    ti prepari…
    sei pronta per uscire
    e pensi a lui lontano,
    accendi il cellulare…
    e quel messaggio tremendo
    che ti danza davanti agli occhi,
    lo leggi… lo rileggi,
    ti manca l’aria,
    pallida, barcolli…
    e pensi a uno scherzo crudele,
    neanche una lacrima dai tuoi occhi
    neanche una parola dalla tua bocca
    lui è andato via per sempre
    e tu che avevi tante cose da dirgli
    ora che farai?
    Sola… rimani impassibile
    e con lui
    muori un po’ anche tu.
    Paola Pittalis

    dichiaro di accettare il regolamento

  32. Sogno di un’ombra

    “Uomo, ombra di un sogno”
    diceva il luminoso poeta
    con parole alate,
    l’effimero dell’uomo
    si manifesta
    nel sogno che trascolora con la vita.
    Illusione noi siamo
    incerti del domani come dell’oggi.
    E tutto passa e va col tempo acre
    veloce l’ora corre in mezzo al fiume
    dell’uomo che annaspa e senza posa
    si gira e cerca la verità nascosta.
    Noi tutti siamo gettati dentro un sogno
    dell’ombra che lasciamo contro il muro;
    figli mettiamo al mondo nella speranza
    di un giorno migliore che non arriva.
    Figlio, sogno di un’ombra tu sei per me
    che t’aspetto da una vita in mezzo al fiume
    dove le membra fremono di freddo
    ma il cuore si riscalda nell’attesa.
    E tu verrai a me in epifania
    miraggio sei tu per me, eterno sogno
    Giovanna Albi
    Accetto il regolamento..
    sezione A

  33. Sapessi quante volte
    ho stretto delle mani
    ch’avrei voluto fossero state tue,
    sapessi quante volte,
    nelle labbra di sconosciute anime
    ho tentato di immaginare le tue.

    Sapessi quante volte,
    sulla mia pelle
    ho tentato di immaginarti,
    almeno
    un po’
    meno lontana…

    Ma,
    insomma,
    che vuoi farci,
    se il sentimento è questo
    non mi riman che darmene una ragione
    (perlomeno plausibile)…
    Ma
    perché mai,
    io quel sentimento che mi tortura
    notte e giorno
    non posso abbandonarlo
    in un bosco d’inetti?

    Emanuele Andrei
    Accetto il regolamento
    sezione A

  34. Ieri

    Avanza nel viale dei cipressi con passo lento e distratto.
    La sua meta è una piccola cappella nel settore C
    Ciao figlio mio
    Il suo sguardo si perde su un volto, sbiadito da lacrime nuove.
    Comincia a raccontargli il suo giorno.
    Di sua sorella, che ha preso 30 all’esame di diritto.
    Di suo padre, che ancora si rifiuta di uscire.
    Di lei, che non vorrebbe mai tornare.
    Intanto toglie i fiori vecchi di ieri dai grandi vasi ai piedi dell’altare.
    Aggiunge rose a un’assenza perpetua.
    Sorride, simulando serenità che non possiede più da sedici anni.

    Lella Pintus

    Accetto il regolamento annesso al bando, viste tutte le condizioni di partecipazione e fornendo completa liberatoria nei termini delle vigenti normative sulla Privacy

  35. Una lettera
    Una volta o l’altra ti scriverò una lettera.
    Una lettera vera.
    E tu saprai che ti amo tanto.
    Per te, solo per te, dedicato a te che mi hai fatto conoscere l’amore.
    Che sei arrivato e ti sei seduto e hai spalancato la finestra dentro di me. Nell’ appartamento dell’anima, in quella casa bianca, hai aperto la finestra per far diventare tutto ancora più luminoso.
    Hai spalancato tutto, non ci sono state più pozze scure. Ti ho detto tutto, te l’ho urlato, a voce alta e poi piano, sussurrandolo al tuo orecchio, perché questa luce mi ha svuotata.

    Assunta Striano
    accetto il regolamento annesso al bando, viste tutte le condizioni di partecipazione e fornendo completa liberatoria nei termini delle vigenti normative sulla privacy

  36. Evoluzione

    Lucy sollevò la testa di scatto. Un movimento improvviso tra gli alti steli dell’erba la aveva allarmata. Strizzò le palpebre per eliminare i riflessi accecanti del sole. Un nuovo fremito impercettibile agitò la superficie giallastra che riempiva il fondovalle.
    Lucy lanciò un richiamo alla sorella che, come lei, stava scavando nel terreno poco più avanti: al solito, quella sventata non si preoccupava di controllare i dintorni. Dinqinesh rispose con uno sbuffo spazientito: aveva appena trovato una radice commestibile.
    Il leopardo balzò repentino sull’incauta femmina di Australopithecus afarensis, azzannandola.
    Sarebbero stati i geni di Lucy a trasmettere la cautela ai discendenti.

    Marco Bertoli – Accetto il regolamento

  37. Nel silenzio

    L’incubo nutre immagini piene d’angoscia e sconvolge la fragilità affettiva del cervello.
    Il risveglio giunge di colpo, mentre il sudore cola in ansia e paura.
    I ritmi del respiro accelerano nell’intensità emotiva devastante.
    Mi accendo una paglia. Il fondo del caffè freddo, nel bicchiere di plastica, non invita.
    Oggi, è giorno di visita: la vita può attendere.
    Il vento soffia stanco sulle tombe del cimitero.
    Mi stringo addosso il cappotto.
    Il custode mi conosce da tempo e non fa più domande.
    Qui, nessuno ascolta. Si parla, soltanto.
    Nel silenzio, anch’io parlo. Del nostro amore, che vive per l’eternità.

    Sandra Ludovici
    Accetto il regolamento.

  38. LA FINE

    Sono le sette, dalle tapparelle entra solo buio, il telefono trilla:
    “Venga subito!”
    “Sì, faccio in fretta”.
    Chiamo mio figlio ed esco.
    Arriviamo all’ospedale.
    Lei giace nel letto. I bei capelli lunghi e biondi incorniciano quello che era un bel volto: ora segnato, sofferente e consunto dal maledetto cancro!
    Apre gli occhi, ci vede, accenna un sorriso:
    “Oggi sto peggio!” Sussurra.
    Marco le prende la mano e l’accarezza con affettuosità, io stringo teneramente l’altra.
    Qualche parola e chiude gli occhi:
    “Mamma!”
    “Sono tanto stanca…”.
    Alcuni attimi e “lo strumento” emette un lungo interminabile sibilo.
    È la fine.
    Ci guardiamo e gli occhi s’inumidiscono.
    Piangiamo.

    ANTONIO CARPINTERI
    Accetto il regolamento

  39. Notte di Natale.

    Sono confuso.
    Notizie riportano di sbarchi e morti sulle coste,
    di pranzi di Natale a base di aragoste,
    gente che viene con scafi alle derive,
    gente che va per mare alle Maldive.
    Accoglienza,
    fratellanza,
    pazienza,
    intolleranza,
    indifferenza.

    Sono confuso.
    Davanti a me tutti i disperati:
    sfrattati,
    licenziati,
    esodati,
    disoccupati,
    cassaintegrati.

    Sono confuso.
    Che festeggiare questo Natale?
    La nascita di chi voleva tutti uguali, che predicava il bene, che hanno capito male,
    se lo ammazzarono in maniera brutale.

    Sono confuso.
    Nevica, dalla finestra osservo nella via,
    il bianco abete, reparto Psichiatria.
    Augurio di Natale: qualcuno chiuso fuori, sappia la retta via.
    Andrea Vanni Accetto il regolamento

  40. Mani di pianista

    La pianista giocava con le note di Chopin. Le mani volavano nel notturno,ma sembravano gatti impazziti nella mazurca. Le emozioni viaggiavano nell’aria, mentre la mente di una signora tornò a quando, adolescente, si avvicinava allo studio del pianoforte. Mani snelle quelle della pianista, contrastanti con quelle della sua maestra di allora. Un paio di guanti di lana fasciavano quelle mani. Erano mani tozze,tormentate dai geloni,mani che un tempo si libravano sulla tastiera con dolcezza ed eleganza ed ora pesanti e doloranti servivano solo a mostrare un po’ di tecnica ad imberbi pianisti. Un piccolo dolore nel rimpianto, ma Chopin seppe guarirlo.

    accetto il regolamento

      1. Marinella, è appena scaduto il concorso, un attimo di calma, come scritto su fb (se ci seguisse avrebbe letto) i risultati saranno online a fine prossima settimana.

  41. Il sogno

    Avrebbe aperto una volta per tutte quel cassetto e l’avrebbe tirato fuori. Sì, l’avrebbe fatto sul serio, stavolta. Finalmente ne aveva trovato il coraggio. Era da tanto tempo che avrebbe voluto farlo ma in verità si era comportato da debole e codardo. I giorni erano passati velocemente e aveva vissuto una vita mediocre, nonostante in cuor suo sapesse che se solo avesse aperto quel fottuto cassetto avrebbe potuto rimediare alla sua malinconia, alla sua rabbia e al suo fallimento. Ora sarebbe stato un uomo felice. Ma ci sarebbe voluto un gran coraggio per tirar fuori quel sogno dal cassetto.

    Enrico M. Scano
    Dichiaro di accettare il regolamento del concorso.

  42. Non è mai troppo tardi!

    Dopo quarant’anni di matrimonio non se la sentiva più di rimettere in sesto le cose. Ugo era stato un abbaglio giovanile, di quelli che ti fanno perdere la testa e poi ti vanno di traverso. L’incauta promessa di essere sua moglie nella buona e nella cattiva sorte ormai sapeva di stantio, aveva quasi un odore di muffa. Clara indossò il cappellino con i fiori e uscì di casa senza un ripensamento!

    Patrizia Bartoli
    Accetto il regolamento del concorso

  43. Nuvole sulle palpebre

    Nuvole sulle palpebre,
    schiuma di fango intorno.
    Non so ben ridir come sia,
    ma sono corteccia estrusa,
    cicatrice dell’albero voluto qui,
    proprio qui dove sei tu.
    E per te polle di verde covano
    erompono spingono testarde.
    Per te ancora gemme fioriscono.
    Perché nell’arido vero di me,
    tu sei un lago verde acqua.
    E io sono viva, per te.

    Antonella Albano
    Accetto il regolamento del Concorso.

  44. Vecchio
    Voleva vederlo ancora il negozio.
    Suo figlio sarebbe arrivato portando via le gioie e le malinconie di una vita.
    Aveva otto anni quando suo padre gli insegnò a intrecciare il vimini per farne ceste e sedie.
    Per sessant’anni non si era mai fermato, ma nel bar che il figlio voleva aprire, non c’era spazio per loro.
    Se solo le mani fossero state ancora abili, gli occhi attenti…
    Guardava le sue creature amareggiato, quasi volesse scusarsi.
    La sedia di Anna no, sarebbe rimasta. La rammentava intenta al ricamo, così bella.
    La portò fuori, vi sedette. Chiuse gli occhi e attese.

    Claudia Ruscitti
    Accetto il regolamento e autorizzo il trattamento dei dati personali ai soli fini istituzionali.

  45. Amici di scuola

    «Psss. Massimo, siamo amici noi?»
    «Dalla prima elementare, quando mi sedetti al tuo banco».
    «Perché?»
    «Non c’erano altri posti».
    «E io… credevo mi avessi scelto».
    «Certo, siamo stati compagni di banco fino al diploma. Che risate, Chiara! Ti ricordi quella volta, cos’era? Menare?»
    «Sì, la prof recitava A Silvia: “E tu solevi così menare il giorno”. Improvvisamente ti chiese: “Barsotti, che significa menare?” E tu, “Picchiare”. E lei, “Barsotti!»
    «Tu mi suggeristi “Trascorrere” e rimediai».
    «Ora finirà tutto, Massimo».
    «Finirà? Diremo “Sì” e saremo amici e sposi.
    «Speriamo. Zitto, cominciamo. Oh, non ti sbagliare a infilarmi l’anello».

    Accetto il regolamento del concorso.

  46. VIA DA QUI
    La lingua entra in bocca forzando le labbra serrate, due mani bastarde strappano i vestiti con furia e toccano, cercano, palpano, basta! Non voglio! Fa male! Vorrei urlare ma sono paralizzata dall’orrore, dal disgusto.
    Abbassa gli slip, la mano tra le cosce, con l’unghia mi graffia e ride.
    I miei occhi sbarrati si fissano, tra le lacrime, sull’immagine di un levriero che, appeso al muro assiste impotente e con lui corro via, lontana.
    Maura Moscatelli
    Accetto il regolamento

  47. FUGGIRE
    Gegia aveva aspettato tutta la notte, guardava il cielo rischiararsi piano, il bosco assumeva un verde meno scuro e le montagne diventavano più nitide. Planò sul folto prato verde e si mise a correre all’impazzata. Fuggiva, da quella casa. Correva nel biondo sole e l’aria fresca della notte. La strada sterrata era vuota e le case allineate ai bordi, ancora dormienti. Pensò che forse era meglio scegliere il fianco sempre dritto e sicuro della ferrovia. Il sole si alzò e Gegia si accasciò piangendo, chiuse gli occhi e sentì il fischio del treno, fu un attimo decidere di morire.
    Emanuela Di Caprio
    Accetto il regolamento

  48. Μεταμεσονύχτια Πρόποση

    Τα καλοκαίρια μυρίζουν αγάπη, πάθος
    Μυστικοπάθεια
    Τα αγριοκαίρια ποτίζουν με δάκρυ
    Τις απροστάτευτες φυλλωσιές
    Των ταλαιπωρημένων κορμών
    Η νύχτα χαϊδεύει το σκοτάδι
    Με το λευκό μανδύα της αγνότητας
    Νιώθω, ζω, αγαπώ, νοσταλγώ…

    TRADUZIONE
    Brindisi di mezzanotte

    L’estate profuma d’ amore, passione
    misticismo
    Il brutto tempo annaffia di lacrime
    Il fogliame non protetto
    dei tronchi travagliati
    La notte accarezza il buio
    Con il manto bianco della castità
    Sento, vivo, amo, rimpiango …

    sofia skleida

    Accetto il regolamento

      1. Grazie di cuore! Complimenti per le vostre bellissime iniziative!

  49. SUB

    Seduto sulla panca del battello inganno il tempo ricontrollando il computer da polso; ultimo modello, pianifica immersioni singole, multiple, e tutto ciò che serve alla pratica subacquea sicura.
    Tra cinque minuti potrò immergermi di nuovo verso l’obiettivo.
    Normalmente l’attesa tra due momenti di meraviglia sembra tempo sprecato, anche se indispensabile alla sicurezza.
    Oggi non è così; al posto del desiderio di immergermi ancora, in questa splendida giornata, c’è l’angoscia di ciò che mi attende.
    Perché in quel relitto ci sono ancora 185 corpi da sottrarre alla profondità, per essere restituiti ad un oblio più profondo e disumano: quello dell’indifferenza.

    Accetto il regolamento del Concorso

  50. INVISIBILI

    Aspetto che arrivi la sera e il freddo mi buca la faccia.
    E’ notte quando finalmente raggiungo la metropolitana. Helena suona il suo violino.
    Mi saluta con un cenno del capo. La stazione lentamente si svuota e Giulio si sposta per farmi posto sul suo sacco a pelo. Helena in lontanaza continua a suonare la sua struggente melodia. Potrei lanciarmi tra le rotaie e tutto finirebbe in un attimo ma, Giulio mi copre con un cartone mentre scarpe di passeggeri frettolosi sfiorano il mio corpo. E i loro occhi sembrano non vedermi.

    Marina Cozzolino

    Accetto il regolamento

  51. Qualcuno ha visto i miei ormoni?
    Da quando sono in menopausa non li trovo più. Invece trovo sul comodino “Menovamp”, un inquietante integratore a base di isoflavoni di soia. Significa “meno vampate” o “meno sexy”? Chissà.
    Sono cambiati i miei progetti: al posto della voce “passione” ho messo “pensione”. Faccio la ricostruzione di carriera: ho versato tutti i contributi? Ricostruisco anche la carriera sentimentale: ho pagato troppo? Ho un’idea: chiederò il “trattamento di fine rapporto”. A chi? Ai fidanzati con cui il rapporto è finito, ovvio.

    Doriana Bruni
    Accetto il regolamento

  52. BIANCO
    Marco amava l’ordine. Viveva nel candore della sua cameretta. Mangiava solo riso, latte e formaggio. Amava la trasparenza dell’acqua. Tollerava l’azzurro e il verde ma il rosso gli procurava vere e proprie crisi di panico. Avvolto nel candore Marco esorcizzava la violenza subita dal patrigno, quell’essere bestiale che mamma aveva cacciato via di casa troppo tardi.

    Accetto in toto il regolamente.

  53. COME FOSSE CARNEVALE

    Ho imparato a non morire

    a dimenticare piano

    a indossare occhiali scuri

    per vedere un po’ di meno,

    ma ho capito troppo presto

    che la vita è già segnata

    sopra fogli di veline

    pronte poi a volare via,

    ed allora ho ragionato

    appellandomi al buon senso

    ma purtroppo ho riscontrato

    un enorme malcontento!

    sarà questo che mi spinge

    a sognare l’esistenza

    come fosse sempre festa

    come fosse Carnevale.

    Sono pronta adesso a ridere

    a donare una parola

    sono fatta per sperare

    e per non morire più!

    ANTONELLA CAVICCHIONI

    ACCETTO IL REGOLAMENTO

  54. Patrizia Lombardo / 07 /03 / 2014
    “Mio “….
    Danza il tuo respiro
    sulla mio petto nudo,
    sembra riconoscermi
    a pelle.
    Siamo sacchi colmi
    di ricordi…
    Siamo tutto e
    niente !!
    Nessuna sillaba
    sovrasta l’ orizzonte,
    non ho voglia di
    parlare,
    mi chiedo se il
    silenzio ha la voce
    del rimpianto.
    Ho paura di perderti !!
    Voglio baciarti…..
    ogni istante
    sarebbe perso se
    così non fosse.
    Parole insabbiate da
    un desiderio irresistibile
    di te.
    Se mi fermo per paura
    di perderti,
    è la fine !!!
    patry
    ACETTO IL REGOLAMENTO .

  55. Compromesso

    Saremo ancora capaci di dolcezze, dopo che questo mondo di violenza ci avrà schiacciato?
    Dopo che ci saranno state recise le radici, con le unghie e col sangue, sentirò ancora la tua mano sfiorarmi, oppure perderemo il cuore?
    Siamo qui, in balìa del nostro essere aspettando l’evento che ci cambierà la vita, accettando l’imprevisto quasi a volercelo rendere amico.
    Ruffiano sentimento, cercare di imbrogliare il dolore che lo stesso ci schianterà.

    Anna Arpinelli – Dichiaro di accettare il regolamento.

  56. E CAMMINI…

    E cammini, non è una corsa.
    Il ritmo dei tuoi passi è incisivo, ne assapori ogni singolo attimo
    Il tuo sguardo viaggia più velocemente del tuo corpo, catturando tutti i dettagli
    Cambiano i colori, cambiano i suoni, cambia melodia
    La tua memoria accumula ricordi
    I tuoi ricordi ispirano il futuro
    E’ tutto parte di ciò che sei, mai nulla ti potrà abbandonare
    Sarai le tue canzoni preferite, il bacio rubato
    Sarai vita per ciò che la vita ti ha dato e ciò che ti darà
    E cammini…le tue gambe sorrette dal ricordo di un futuro che hai sognato…

    Giovanna Parlato
    -Dichiaro di accettare il regolamento-

  57. “Nuvole”
    -Quella nuvola è un elefante! – disse il bambino- tocca a te, mamma!
    -Quella nuvola è un pesce – disse lei. Il cielo scorreva veloce.
    -Vuoi fare tacere tuo figlio,puttana?! – l’uomo accese una sigaretta-
    -Quella nuvola è un coyote!-
    Per lei le nuvole diventavano:gli occhi scuri di un uomo che non l’amava, un figlio a sedici anni
    E gli animali diventavano mostri.
    – Quella nuvola è un coccodrillo-
    Le nuvole si facevano minacciose.
    -Fai tacere quel moccioso o vi ammazzo!-
    Il bambino urlava -Quella nuvola è un drago-
    La macchina inchiodò.
    – Questa nuvola è una pistola

    Accetto il regolamento

  58. Coralie chiuse gli occhi per un interminabile istante per cancellare il maldestro rifiuto di Louis. Strinse i pugni fino a che le unghie non incisero la carne. Non pianse.
    Guardo fuori.Il cielo sembrava un’autostrada nell’ora di punta.
    Le stelle si urtavano e si intrecciavano mimando il chiarore della luna.
    Coralie colse qualche filo di luce e si addentrò in una notte senza sogni .
    Il domani sarebbe arrivato col suo abito liso , senza tasche in cui frugare la speranza.
    Doveva aspettare, cosa? Un abbraccio o un distacco, chissà!
    Eppure lei sapeva. Gli occhi di Louis erano miseri attori.

    Irma Neri

    Dichiaro di accettare il regolamento del Concorso.

  59. MARIA 14/03/14

    Aveva piantato dei bulbi di tulipani per la prima volta così’, un po’ per gioco, in una mite mattina di gennaio che niente lasciava presagire del gelo imminente , ed in ritardo forse rispetto ai tempi consigliati per la semina.
    Sotterrare quei bulbi nella terra nuda le aveva procurato una sensazione nuova, fatta di speranza e di ottimismo, come la certezza di un risveglio.
    E quando , in una soleggiata mattina di marzo ,vide fare capolino dal terreno un tenero ma robusto principio di stelo , pensò che la vita restava un grande meraviglioso miracolo.

    accetto le condizioni di partecipazione

  60. Quando verrà il momento

    La prima volta che la vidi avevo vent’anni.
    Mi risvegliai nel letto d’ospedale e ricordai subito l’impatto violento che mi aveva sbalzato dallo scooter.
    Non potevo muovermi né parlare, per le ingessature e i tubi che mi uscivano dal naso e dalla bocca.
    Terrorizzato, spalancai gli occhi e misi a fuoco un volto di donna.
    Era bionda, bellissima. Sorrise e, con un tocco lieve della mano, mi abbassò di nuovo le palpebre.
    “Dormi” sussurrò. “Non è ancora il tuo momento.”
    Non l’ho più incontrata, ma la sto aspettando da tutta la vita. So che un giorno tornerà a prendermi.

    Accetto il regolamento de concorso.

  61. Cucciolo di foca.
    Mamma foca insegna il nuoto nell’acqua profonda al suo cucciolo da poco nato, sostenendolo con le pinne. Improvvisamente, il dramma. La risacca trascina con sé mamma e figlio da parte opposta di uno scoglio. La madre non vede più il figlio e nuota disperata in cerchio, si immerge, va al largo, ritorna a riva. E’ disperata perché sa di avere pochissimo tempo. Ma il padre che sembrava sonnecchiasse distratto sulla spiaggia si è alzato ed ha soccorso il figlio portandolo a riposarsi sulla rena dorata.
    Pochi secondi, una eternità. Ed unico, tra molti distratti, a viverla.

    accetto il regolamento
    Giuseppe Queirolo

  62. NEC SINE TE NEC TECUM VIVERE POSSUM

    In uno stato di totale incoscienza trattengo il respiro per godere dell’ultimo attimo che ho vissuto con te. I tuoi occhi tenebrosi, così vivi nei miei: tu solo sai cosa chiedono bramosi.Il mondo diventa polvere mentre in quel labirinto smarrisco persino la parola.E’ pozione, pozione d’amore quel veleno sulle tue labbra?Mi volto, cerco nei volti un sorriso che mi rubi a te. Ci avvolge e travolge il pietoso tramonto delle nostre età: l’incanto svanisce timoroso mentre tu voli via. E allora Morfeo mi abbraccia generoso e mi restituisce la tua immagine. Mi sveglio danzando quando hai dormito nei pensieri miei.

    Sara Calculli – Accetto il regolamento

  63. UN CAVALIERE D’ALTRI TEMPI

    Difficile dimenticare l’educazione; e così ora sono fuori dalla discoteca, solo e al freddo. Le ho prestato il cappotto, le chiavi della macchina erano nella tasca.
    Potrei almeno riprenderle, ma lei, il mio amore segreto, la mia migliore amica alla quale non ho mai confessato i miei veri sentimenti, è sparita, l’ho cercata dappertutto.
    Mi avvio alla macchina, forse mi sta aspettando lì.
    Accidenti, sarà sola, e se le succede qualcosa?
    Arrivo.
    C’è. Eccome se c’è.
    Con Massimo.
    Il mio migliore amico.
    Che da quel che vedo dai finestrini appannati della mia macchina, non il suo.

    Angela Barbieri accetto il regolamento

  64. L’amante segreto.
    Sara aveva una visione semplice della sua esistenza. Lavoro, famiglia e le sue piccole grandi passioni. Ma un giorno si imbatté in qualcosa di stravolgente e di inaspettato. Si era innamorata, di un altro.
    Lo capì guardando suo marito e sentendo dentro le ossa, che qualcosa si era spento.
    Era successo nella maniera moderna, tramite chat. Con avevano parlato molto di ogni cosa. Ma L. come lo segnava lei nella sua agenda, era gay. Lo sapeva sin dall’inizio. Ma L. un giorno sparì, per paura forse. E a Mara restò la certezza di essere cambiata per sempre.

    accetto il regolamento

  65. “ L ‘ U O MO C O L B I N O C O L O”

    Turi mi ha regalato tre rose rosse di plastica che sembrano vere.
    Nel vaso azzurro sopra il tavolinetto del salotto fanno figura.
    Ogni tanto le lavo per togliere la polvere e tornano come nuove.
    Diciamo che è un regalo che dura e vale per sempre. Turi è un tipo che non tiene a mente anniversari e ricorrenze e per questo le ha comprate di plastica, così non appassiscono e in più risparmia.
    Non lo si direbbe, ma è un uomo che guarda lontano.

    Accetto il regolamento

    Tiziana Sferruggia

  66. Una bugiarda

    Quando diedi quello schiaffo a mio padre capì che la mia vita sarebbe stata una dolorosa guerra contro gli uomini. Avevo solo sedici anni. Oggi ne ho cinquantadue e sono stanca di questa guerra inutile, tante battaglie ho vinto e ugualmente loro. Gli uomini, i miei falsi nemici adesso sono i miei alleati, con loro e loro con me, combattiamo l’unica vera guerra che valga la pena di combattere, l’illusoria convinzione di essere avversari.
    Carmen Rizzone – Accetto il regolamento

  67. Sogno

    “Scendevi le scale per venirmi incontro, la prima volta che ti vidi.

    Nei tuoi colori chiari apparivi come una libellula, nella trasparenza della luce filtrata dal

    portone socchiuso.

    Subito ti amai, nel pomeriggio di settembre che ci aveva fatto incontrare e capii allora

    che non ti avrei lasciata andare via.

    La tua voce ridente risuonava per me, mentre campane gotiche rintoccavano le ore.

    Dissi addio al mio passato, nei primi minuti dell’incontro e già a sera la mia vita era

    ormeggiata per sempre alla tua.”

    Lo sbattere improvviso di una porta, apro gli occhi: non ci sei…mai stata.

    (Accetto il regolamento)

  68. La libraia
    di Marina Paolucci

    Scilla lavorava in una piccola libreria del centro, una bottega difficile da scovare.
    Da fuori sembrava un angolo letterario rubato al mondo con le vetrine semi opache. All’interno, invece, era un luogo magico: antichi scaffali custodivano gelosamente miriadi di libri, che aspettavano di essere sfogliati, comprati, letti.
    Chi sapeva ci entrava. Chiedeva a lei, che conosceva a memoria la collocazione d’ogni volume, e aveva a cuore il suo mestiere. Non le importava se poco la pagavano. La ripagava la gioia dei lettori accontentati. Sarebbero tornati, lei avrebbe mantenuto il mestiere di libraia. Con passione, dentro ogni emozione, tra le righe.

    Dichiaro di accettare il regolamento.
    Questa versione del mio racconto annulla e sostituisce la precedente, erroneamente postata.
    Marina Paolucci

  69. Riflettore

    Se sei illuminato di troppa luce
    Ti perdi di perderti
    In un cielo stellato.

    Se sei illuminato di troppa luce
    Ti perdi di perderti
    Nella magia di una lucciola.

    Se sei illuminato di troppa luce
    Ti perdi di perderti
    Nella penombra di un amore che nasce.

    Se sei illuminato di troppa luce
    Ti perdi di perderti
    Nell’abbraccio della notte.

    Se sei illuminato di troppa luce
    Ti perdi di perderti
    Nella scia che illumina la strada.

    Se sei illuminato di troppa luce
    Ti trovi nel cercarti
    Nell’ ombra della tua luce.

    (Greta Greta)
    Accetto il regolamento

  70. cosa ascosa occulta ascolta accolta

    Il signore, la sua dimora era una lontananza, da che e chi che sia, o una distanza, a seconda ch’abitasse un disamore, fatto di tenebræ lucenti, di lumi nescienti, o un distacco, fatto d’un centro in dissolvenza, esploso, imploso, come lingue di fuoco ridotte in cener’e polvere, in vortic’e spira, al gran vento del destino senza destino.
    Quale il cammino per quale sentiero? quali i passi, l’orme? e da dove? e da dove a dove? nessuna soglia di nessuna porta, nessun verso d’attraversare, nessun oltre di nessun passo d’oltrepassare, no: non c’era origine, né fine.

    accetto il regolamento

    giovanni campi

  71. INCIPIT

    Ore 15.37 stazione di Bordano, poco sole, poca gente, solo un po’ di movimento, fin troppo eccessivo per quella stazioncella periferica.
    Biglietteria. Bigliettaio.
    Domanda: “Quando il prossimo per Serate?”
    Risposta: Già partito”.
    E così Cesare perse anche quel treno. E ancora si accese in lui quella solita luce grigia
    di uomo comune: una pericolosa riserva di rancore e di rabbia, di calcolo tendente spesso al meno, un’inconcludente rivoluzione interna ma di perenne teoria.
    Ma quanti treni aveva già perso? E quante porte non era mai stato in grado di aprire?
    Chinò il capo.
    E poi solo un passo…
    L’ultimo.

    (FERNANDO MANCA)
    Accetto il regolamento

  72. Incontrai un dio minore abbastanza timido; in lui avrei creduto senza perdere la ragione. Puzzavo di latte e fango e per maestre di vita avevo le croste alle ginocchia. Con la mia cerbottana avrei sconfitto il mondo per lui ma ci perdemmo sotto una luna distratta, neanche il tempo di crescere insieme e bere birra fino a raccontarci l’anima. Era bello giocare insieme e lui giocava da dio mentre mi insegnava la bellezza delle scelte, il pensiero diverso, il senso del mondo. Scomparendo, ho capito che, a volte, perdere un dio è una cosa meravigliosa perché si trova se stessi.

    di Andrea Spada @ copyright

    In completa accettazione del regolamento annesso al bando, viste tutte le condizioni di partecipazione e fornendo completa liberatoria nei termini delle vigenti normative sulla Privacy.

  73. CRISTINA BIOLCATI ANCHE QUI NON ERA SPOECIFICATO CHE SI SAREBBE DOVUTO PARTECIPARE CON UN SOLO SCRITTO …..IO NE HO INSERITI DUE PERCHE’ DI GENERE TOTALMENTE DIVERSO……MI SPIACE MA LA CHIAREZZA NON E’ IL VOSTRO FORTE….ADESSO HO COMPRESO FINALMENTE!!!!

    1. Antonella ti consiglio di smetterla, stai facendo davvero una pessima figura.

      Eccoti il punto 3 della gara, uguale ad ogni altra nostra gara. Ma leggi sino in fondo, non solo sin dove vuoi.

      3. Per la sezione A si partecipa inserendo la propria opera (Short Story) sotto forma di commento sotto questo stesso bando indicando nome, cognome, dichiarazione di accettazione del regolamento. Si può partecipare con brevi racconti editi ed inediti. Per un facile conteggio delle parole consigliamo di scrivere la short story in un documento word e cliccare in alto Revisione, e Conteggio parole in alto a sinistra.

      I brevi racconti senza nome, cognome, e dichiarazione di accettazione del regolamento NON saranno pubblicate perché squalificate. Inoltre NON si partecipa via email ma nel modo sopra indicato.

      Ogni concorrente può partecipare con una sola short story.

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