Intervista di Emanuele Piacentini Paggi alla scrittrice Roberta Invernizzi ed al suo “Come una mosca nel latte”

Intervista di Emanuele Piacentini Paggi alla scrittrice Roberta Invernizzi ed al suo “Come una mosca nel latte”

Feb 6, 2014

Roberta Invernizzi nasce nel 1972, da allora studia, cresce e lavora tra la sua città natale, Vercelli, e Biella. Ha svolto numerosi mestieri: impiegata, professoressa, volontaria, traduttrice, correttrice di bozze, pittrice, senza mai esserlo fino in fondo.

Nel 2012 pubblica il suo primo romanzo, intitolato Capelli, la nanostoria di Nena (Edizioni Mercurio). Il romanzo riceve il premio speciale della giuria al concorso di narrativa e poesia Città di parole, tenutosi a Firenze.

Nel dicembre 2013, esce il suo secondo romanzo, Come una mosca nel latte (Edizioni Mercurio). I suoi libri sono storie enigmatiche e profonde, che travolgono, pagina dopo pagina, la mente del lettore. Catturano la curiosità e invitano a scoprire con trepidazione il seguito della vicenda.

Quando si inizia a leggere un romanzo di Roberta Invernizzi, si viene subito rapiti dalla perfezione della stesura, dalla splendida forma con la quale è scritto.

Fino ad ora ci ha regalato due capolavori, ed io, spero che ne seguiranno moltissimi altri, perché così, non si perderà mai il vero significato della parola Cultura.

 

E. P. P.: Ciao Roberta, benvenuta e grazie per avermi concesso questa intervista. Prima di parlare dei tuoi successi, vuoi raccontarci un po’ di te? Cosa fai nella vita oltre a scrivere?

Roberta Invernizzi: Ho studiato filosofia e questa rimane la mia essenza. Poi ho svolto vari lavori, alcuni con autentica passione, altri per necessità, preferendo quelli che mi hanno fatto faticare di più e quelli che mi hanno consentito di incontrare molte persone, anche per pochi istanti. Per il resto, leggo, penso e fantastico, mangio dolci, mi pongo domande, guardo film, dipingo (in realtà, “pasticcio” con scarti di vario genere accumulati in quantità enorme!). E scrivo, ovunque.

 

E. P. P.: Quando e perché hai cominciato a scrivere? L’hai fatto per tuo bisogno interiore, per necessità o è una passione?

Roberta Invernizzi: Scrivo da quando me l’hanno insegnato, da bambina. Scrivere per me è un esercizio di rigore logico, di sforzo per tradurre le mie fantasie e la mia interiorità in un materiale accessibile agli altri. Scrivere è interrogare chi legge, tentare d’instaurare un dialogo. A volte è anche sfogo, gioco o ricerca di una chiarificazione tutta mia. Ma senza un qualunque lettore possibile non scriverei più, da quando ho abbandonato l’abitudine di tenere un diario.

 

E. P. P.: Come porgi al pubblico la tua prima pubblicazione dal titolo “Capelli – la nanostoria di Nena”? Da cosa è nato questo libro e cosa rappresenta per te?

Roberta Invernizzi: “Capelli” è un dramma semiserio, come sempre quando si parla di vita e di morte. Il tema è scabroso: il suicidio di una figlia, affrontato da un padre smarrito, confuso, che si ritrova quasi assediato da una mole di tracce enigmatiche. Per me rappresenta un esperimento narrativo (è un’alternanza di frammenti che formano le due voci) che ho pensato come adeguato a rendere intellegibile l’intreccio di due vite che si sono sfiorate senza riuscire ad abbracciarsi. E in questa danza non mancano i sorrisi, le riflessioni che costruiscono…

 

E. P. P.: Da “Capelli”, è stato tratto uno spettacolo teatrale realizzato dal gruppo “Anacoleti” di Vercelli. Come ti è sembrato vedere recitare ciò che hai scritto? Che emozioni ti ha suscitato?

Roberta Invernizzi: Mi ha profondamente colpito il lavoro fatto a partire dal mio testo. Ho colto una sensibilità autentica, che ha portato a interpretare, aggiungere e togliere, scegliere con la libertà in cui speravo. Quella storia appartiene a chi la legge, ciascuno a proprio modo: gli “Anacoleti” l’hanno rappresentata in un modo per me nuovo e quindi fresco, palpitante, vivissimo. Ho pianto molto e sono molto grata!

 

E. P. P.: Dal dicembre scorso, invece, è uscito in libreria il tuo secondo romanzo, intitolato “Come una mosca nel latte”. Vuoi parlarci di questo tuo ultimo lavoro?

Roberta Invernizzi: Ci sono spie che da decenni perseguitano il vecchio Evasio detto Eva, un inventore ruzzolato, nel corso dei decenni, da un manicomio all’altro. O forse non sono vere spie, ma solo ossessioni. Fatto sta che pare che Eva abbia inventato per primo gli occhiali a realtà aumentata e i giornali di provincia non possono farsi sfuggire lo scoop, visto che Eva è ospite di una clinica psichiatrica proprio in quelle campagne desolate. Così, un giornalista in crisi di identità (Leone) e una fotografa improvvisata (Nena) ripercorrono la storia dell’anziano in un’intervista che si trasforma in un viaggio nelle loro paure, nelle loro speranze e nella fantasia che vive dietro ogni diversità, palese o nascosta. Tutto sotto lo sguardo discreto di un gatto che da sempre accompagna e difende Eva.

 

E. P. P.: Il libro è vissuto da quattro voci narranti: Nena, (protagonista di “Capelli” ), Leone, Evasio e un gattone di nome Serse. In quale personaggio ti rispecchi di più? E perché?

Roberta Invernizzi: In effetti qualcosa di loro è rintracciabile in me, magari a tratti: qualche amarezza di Nena e un certo smarrimento di sé che ogni tanto la coglie; la capacità di rigenerarsi, di reagire che dimostra Leone; l’ingenuità di Evasio, che lo colloca ai margini della comunità; l’attitudine al silenzio e alla custodia dei segreti che caratterizza Serse, il gatto. Il mio personaggio preferito, però, è Dresda.

 

E. P. P.: Cosa vorresti trasmettere con i tuoi romanzi?

Roberta Invernizzi: Curiosità per i temi e i motivi a me più cari: la fiducia nei sentimenti (in particolare l’amicizia) e nel destino; la diversità come valore; la solitudine come compagna silenziosa e a volte insospettabile in chi ci sta accanto; la leggerezza (non la superficialità!) come dimensione sempre recuperabile, anche nei momenti più bui; l’importanza dei dettagli, delle piccole sfumature che rischiano di sfuggire.

 

E. P. P.: A chi li consiglieresti da leggere?

Roberta Invernizzi: A chi desidera dei romanzi un po’ diversi, nella struttura e nello stile, inattuali, poco ruffiani. A chi ama gustare e non divorare le pagine.

 

E. P. P.: A dei giovani che vogliono intraprendere la carriera da scrittore, quali consigli daresti? Quali sono, secondo te, i passi migliori da compiere?

Roberta Invernizzi: Non sono affatto una grande stratega… Credo nella forza della volontà e nella capacità di intuire se si possiede o no un vero e proprio talento, al di là di pur legittimi sogni e ambizioni. Consiglio quindi, a loro come a me stessa, dedizione, ascolto, audacia nella sperimentazione, senso del limite e slancio oltre, al di là, per migliorarsi sempre. Andando anche al di là dei propri modelli: i padri si devono idealmente “uccidere”, prima o poi.

 

E. P. P.: Ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato. Per concludere, c’è qualcosa di speciale che vuoi dire ai tuoi lettori?

Roberta Invernizzi: Spero di far loro buona compagnia, anche di farli sentire un po’ “scomodi” ogni tanto, e soprattutto li invito a esprimere impressioni e opinioni in libertà, magari scrivendomi direttamente alla mia casella di posta personale. Per me sarà un grande regalo! Grazie a te, grazie a voi!

 

Written by Emanuele Piacentini Paggi

 

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