“Gli sdraiati”, romanzo di Michele Serra: un’opera che fa riflettere e non poco

“Gli sdraiati”, romanzo di Michele Serra: un’opera che fa riflettere e non poco

Feb 5, 2014

“Ma dove cazzo sei? Ti ho telefonato quattro volte, non rispondi mai. Il tuo cellulare suona a vuoto, come quello dei mariti adulteri e delle amanti offese. La sequela interminata degli squilli lascia intendere o la tua attiva renitenza o la tua soave distrazione: e non so quale sia, dei due “non rispondo”, il più offensivo”. (Michele Serra – “Gli sdraiati”)

È questo l’incipit de “Gli sdraiati”, il romanzo di Michele Serra pubblicato da Feltrinelli nella collana “I narratori”, nel novembre 2013. Non è perché questo libro stia riscuotendo un grande successo e sia da molte settimane primo nella classifica dei più venduti, il motivo che mi ha spinto a leggerlo. E neppure perché io abbia un particolare interesse nei confronti del suo autore.

La scelta è avvenuta per la curiosità di come si sia potuto trattare un tema tanto importante quale il confronto generazionale fra padri e figli, fra giovani e vecchi: due mondi che nell’odierna società appaiono lontani ed inconciliabili. È stata la voglia di esplorare due universi paralleli e distinti, con le loro mancanze, le loro debolezze, le loro distrazioni, le loro aspirazioni. E soprattutto poter constatare come il protagonista di Michele Serra, a modo suo, abbia trovato un punto di unione.

Prima di parlarvi del libro, vorrei dichiarare che mi sono divertita molto a leggerlo. Nonostante l’amara ironia e l’atteggiamento misantropo del protagonista, mi sono fatta delle sane risate. Serra descrive, parodiandolo sapientemente e portando ad esasperazione, il mondo dei giovani che è sotto ai nostri occhi. Molto interessante sarebbe avere il parere di un giovane, a proposito di questo libro, ma se vi accontentate vi darò il mio.

Fate conto che, nell’ipotetica “Grande Guerra Finale” che il protagonista inventa per il suo romanzo ancora inedito, la sottoscritta sarebbe stata schierata dalla parte dei “Vecchi”. È un’opera che fa riflettere e non poco. Niente viene risparmiato, nella cinica analisi che ne fa Serra, ai figli adolescenti, che sembrano sempre essere assenti, incollati ai videogiochi o al telefonino; con le cuffiette per la musica ad estraniarli ulteriormente dal mondo. Che dormono quando il resto del mondo è sveglio, e vegliano quando il resto del mondo dorme.

Sono gli “sdraiati”, un termine che ricorda molto il modo di “sbracarsi” sul divano dei giovani, quel loro sembrare sempre stanchi ed indolenti. Coloro che vivono sdraiati, e preferiscono la televisione allo spettacolo della natura. In questo libro Serra sembra “mollare gli ormeggi” e, con disarmante sincerità, descrivere il rapporto fra un padre cinquantenne ed il figlio diciottenne, apparentemente inesistente.

Narrata dal punto di vista del padre, l’opera pone gli interrogativi di coloro che fanno il mestiere più difficile al mondo: quello di genitori. Quest’uomo si sottopone molte domande, si interroga nei confronti di quel figlio, emblema dell’intera generazione, che egli dovrebbe riconoscere in quanto “sangue del suo sangue”. E invece gli appare come un marziano, non riesce a comprendere lui, né i suoi amici. Nel suo disarmante atteggiamento nei confronti del mondo, il protagonista darà invece un altro messaggio di fondo. E cioè che non è il figlio ad essere un “alieno”, ma lui stesso a non essere più in grado di capire il mondo dei giovani, in continua evoluzione. In fondo, il marziano è colui che parla.

Il narratore che fatica a capire ciò che ha generato. Senza dubbio è un libro “maschile”, dal quale le donne potrebbero sentirsi escluse. Il protagonista è separato, e non accenna mai alla presenza della madre di questo ragazzo. Ma se si scandaglia bene fra le righe, ci si rende conto che l’argomento è universale e di interesse comune. La riflessione generazionale sta nella differenza di “preoccupazione”. Dell’impegno che ci si mette. Da una parte gli adulti che riflettono molto, si pongono domande e si sforzano di capire; e dall’altra i giovani che sembrano catapultarsi direttamente nella realtà giornaliera.

Da un lato l’assillo del padre, che ci prova e si impegna per trovare un modo di interagire con Pia, l’amica del figlio, e vuole risultare interessante ai suoi occhi. Ma trova un muro. Il completo disinteresse della ragazza, intenta solo a guardare la tv, sdraiata sul divano. Un libro semplice, dalla scrittura brillante, potente e, contro ogni aspettativa, terribilmente sincera. Esiste ancora un’autorità simbolica degna di rispetto? Sembra la domanda di base.

Il padre è sicuramente colto da sensi di colpa, oltre che travolto dagli eventi. Perché in fondo sente di non essere riuscito ad imporre le sue regole e di provare invidia per la giovinezza di quella generazione di “estranei”. Perché i giovani sono figli della loro società, ma è in famiglia che si gettano le basi che ne formano il carattere. E la famosa passeggiata, da compiere insieme al colle Nasca, che il padre ha chiesto di continuo al figlio con patetica insistenza segnerà, da entrambe le parti, l’addio all’innocenza.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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