“L.I. Lingua Imperii violenta la forza del morso che la ammutoliva” al Teatro Elfo Puccini di Milano

“L.I. Lingua Imperii violenta la forza del morso che la ammutoliva” al Teatro Elfo Puccini di Milano

Gen 19, 2014

L.I. | Lingua Imperii violenta la forza del morso che la ammutoliva sino ad oggi 19 gennaio è al Teatro Elfo Puccini di Milano. Lo spettacolo, vincitore del premio Jurislav Korenic per la regia al GRAND-PRIX del 53mo Festival MESS di Sarajevo 2013, è una produzione Anagoor 2012 per la regia di Simone Derai.

Il tema della piece è il rapporto tra identità di popolo e lingua, e come lingua e popolo possano venir manipolati per fini specifici, tra lingua e potere (assegna o nega ai popoli un’identità ed è uno strumento discriminante) e la caccia, strage di animali o caccia all’uomo.

Ad esempio, i nazisti hanno inventato di sana pianta il concetto di “ariano” e fatto discendere dall’essere di religione ebraica il concetto di appartenere alla razza ebraica (cosa non sempre vera) e quindi essere infidi e ladri. Questo è uno dei temi trattati da L.I. nel dialogo (in pratica l’unica parte recitata, non presente in sala ma evocata tramite schermi) da Hannes Perkmann e dall’eccellente Benno Steinegger (sì, in tedesco).I tre dialoghi sono di fatto ricavati da Le Benevole di Jonathan Littell.

Due ufficiali nazisti, uno è uno studioso di linguistica, nel ’42, nel Caucaso, discutono da due diversi schermi se sia possibile riconoscere una etnia ebraica attraverso il suo idioma.

Il pretesto da cui ci si muove è reale: l’area del Caucaso è rimasta una sacca protetta per popoli la cui identità è legata alle circa cinquanta lingue parlate (che per centinaia d’anni non ha avuto una lingua scritta).

La persistenza di identità etniche così resistenti è sicuramente motivata dalla specificità geografica della regione capace per la sua natura montana di isolare e proteggere i singoli gruppi e insieme da un tipo di società i cui legami e i codici culturali di lealtà verso il clan e la famiglia sono tanto forti quanto, se non più forti di, quelli verso la nazione e la regione stesse. Tentativi operati in passato specialmente da parte dell’Unione Sovietica, di assimilare e dominare i caucasici sono stati vani.

La stessa caccia all’ebreo da parte dei nazifascisti trova nel Caucaso una sonora battuta d’arresto di fronte al labirinto di etnie, sovrapposizioni e sincretismi religiosi, consonanze linguistiche. Ed è di questo che i due tedeschi parlano: sterminare o meno gli ebrei del Caucaso?

Vi è poi tutta la parte relativa la caccia. la caccia dell’uomo all’uomo, la caccia dell’uomo all’animale, il sacrificio di Ifigenia, sgozzata come un agnello, il racconto di W.G. Sebald del truce massacro di creature viventi d’ogni specie perpetrato da San Giuliano.

Difetta forse la rappresentazione scenica, estremamente lenta e sfiancante, con un gruppo di giovani che svolge semplici azioni: ricava coroncine da arbusti, tira con l’arco, intona note, si spoglia e si riveste, svolge gesti ossessivi e ripetuti. Vuole essere un coro tragico in cui canto e musica si intrecciano. Una serie forse eccessiva di tableaux vivants che vogliono far meditare sulle dinamiche dominante-dominato. Infine, ci sono i video e i testi che parlano del rapporto fra uomo e animale come elemento di prevaricazione, impreziositi da piccole e inquietanti maschere metalliche indossate dai protagonisti.

La lingua dell’impero è la lingua bruta delle propagande fasciste. Sono gli alfabeti e le lingue insegnate a forza. Ma è anche il bavaglio o l’assenza di voce imposti come un dono violento dai dominatori. Infine è il linguaggio stesso della violenza.

Il tema di Lingua Imperii è intrigante, e sarebbe stato da ampliare maggiormente a livello concettuale: il rapporto fra parola e potere, fra linguaggio e dinamica sociale. Purtroppo, il risultato non è lineare.

L’opera è sofisticata, ma dispersiva.

 

L.I. | Lingua Imperii – violenta la forza del morso che la ammutoliva

Con: Anna Bragagnolo, Mattia Beraldo, Moreno Callegari, Marco Crosato, Paola Dallan, Marco Menegoni, Gayanée Movsisyan, Eliza Oanca, Monica Tonietto e con Hannes Perkmann, Hauptsturmbannführer Aue; Benno Steinegger, Leutnant Voss

Voci fuori campo di Silvija Stipanov, Marta Cerovecki, Gayanée Movsisian, Yasha Young, Laurence Heintz

Traduzione e consulenza linguistica Filippo Tassetto

Costumi Serena Bussolaro, Silvia Bragagnolo, Simone Derai

Musiche originali Mauro Martinuz, Paola Dallan, Marco Menegoni, Simone Derai, Gayanée Movsisyan, Monica Tonietto

Musiche non originali Komitas Vardapet, musiche della tradizione medievale armena

Video Moreno Callegari, Simone Derai, Marco Menegoni

Drammaturgia Simone Derai, Patrizia Vercesi

Regia Simone Derai

Produzione Anagoor 2012

 

Written by Silvia Tozzi

 

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