Sudan: scoperta una cripta medievale contenente sette corpi e misteriose iscrizioni alle pareti

Sudan: scoperta una cripta medievale contenente sette corpi e misteriose iscrizioni alle pareti

Gen 10, 2014

Una cripta antica. Sette corpi mummificati. Pareti ricoperte da enigmatiche iscrizioni. Non si tratta di un film dell’orrore e nemmeno di una puntata di “Quarto grado”, anche se ci sarebbero tutti gli ingredienti. Ma di una scoperta archeologica, frutto di anni e anni di studi.

Una misteriosa cripta risalente al 1100 d.c che ha visto la luce in Sudan, per opera di un gruppo di archeologi dell’Università di Varsavia.

Ci troviamo all’interno del monastero di Dongola, la capitale di Makuria, un regno medievale oggi scomparso, che fiorì nella Valle del Nilo. Allora Makuria era all’apice della sua prosperità, e i sovrani controllavano un territorio che andava dal moderno Sudan fino all’Egitto meridionale.

La capacità del regno cristiano di Makuria di intrattenere buoni rapporti con il califfato islamico, è stato il fattore decisivo che ha portato la regione a prosperare. La fine di Makuria è arrivata quando nel 1171 la dinastia Ayyubid ha preso il controllo dell’Egitto, invadendo la parte nord e portandola al declino.

Sono in greco e in copto, la fase finale della lingua egizia, le iscrizioni incise con inchiostro nero su un sottile strato di calce. Esse ricoprono interamente soffitto, pavimenti e pareti della tomba. Si tratta di frasi dei Vangeli, alle quali si accompagnano una serie di nomi e una preghiera dedicata alla Vergine Maria.

Le iscrizioni, incise con lo scopo di proteggere i defunti dalle forze del male, sono opera di un certo “Joannes” che in più punti ha lasciato la sua firma. “Miravano a salvaguardare non solo la tomba, ma soprattutto coloro che vi erano sepolti durante il periodo delicato tra il momento della morte e il loro arrivo davanti al trono di Dio”, scrivono nell’ultimo numero della rivista polacca “Archeologia nel Mediterraneo”, Adam Lajtar e Jacques van der Vliet, rispettivamente delle Università di Varsavia e Leiden.

Lo studio per la decodifica delle iscrizioni è attualmente in corso, e si sta rivelando un lavoro molto complesso. Soprattutto perché esse sono conservate davvero molto male. Secondo il dottor Grzegorz Ocha del Dipartimento di Papirologia dell’Università di Varsavia, una delle iscrizioni più interessanti sarebbe quella della preghiera all’Agnello di Dio, scritta in greco, perché dimostrerebbe che questa lingua sia stata utilizzata nella Nubia medievale molto più a lungo di quanto si pensasse.

Nella cripta sono stati rinvenuti sette corpi, mummificati. Gli archeologi ritengono che uno di essi appartenesse a monsignor Georgios, uno dei più potenti leader religiosi dell’antico regno di Makuria. Dal suo epitaffio si evince che egli mori nel 1113 d.c., a 82 anni. Le vesti delle mummie si presentano mal conservate. Molto semplici, di lino. Alcuni dei corpi indossano anche una croce. Dopo l’ultima sepoltura, la cripta è stata sigillata.

L’attuale direttore della Missione polacca a Dongala afferma: “L’ingresso alla camera mortuaria è stato chiuso con mattoni rossi legati con una malta di fango”. La cripta è stata individuata nel 1993 dalla Missione polacca a Dongala, ma fino al 2009 nessuno aveva mai scavato. Nel corso degli scavi, i corpi sono stati rimossi per poter essere analizzati.

Le pareti della cripta sono state ripulite e le iscrizioni studiate nei particolari più minuziosi. Rimane lo stupore per questa sepoltura di gruppo, di sette uomini che hanno condiviso, nel senso stretto della parola, la più estrema delle esperienze umane.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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