“Il senso del tempo” di Giuseppe Bonaccorso: amore, depressione, rabbia, perversioni, esibizionismo, gioia e dolore

“Il senso del tempo” di Giuseppe Bonaccorso: amore, depressione, rabbia, perversioni, esibizionismo, gioia e dolore

Gen 8, 2014

 Il dualismo umano, l’essenza del pensiero, l’emozionalità nella parola, ruotano intorno a “Il senso del tempo”.

 

Gabriele, protagonista del libro, diventa, mano a mano che leggiamo, la nostra riflessione, il nostro dogma, l’osservazione intrinseca fra le  righe.

Una lettura che ci porta all’individuazione di quanto  i nostri comportamenti siano spesso le aspettative che gli altri hanno su di noi nonostante le nostre remore, condizioni, scelte, ci dirottino in altri luoghi, pensieri, azioni.

Un plot filosofico/psicologico che ci fa comprendere quanto l’essere umano, portato all’esasperazione, alla depressione nella continua ricerca di qualcosa che vada oltre la normalità prestabilita da canoni obbligati e catene mentali, possa ad un certo punto vivere la doppia condizione emozionale in quel bipolarismo psico/fisico dove la mente ordina e il corpo ubbidisce, nonostante il giusto o lo sbagliato nel bene e nel male in quella lotta interiore (azione) dove l’essere umano (corpo) resta in balia di eventi.

Un intreccio ben scritto che della sua logica letteraria, fa dell’irrazionalità un razionale ragionamento.

La ricerca dell’amore come sentimento essenziale dove la retorica, gli orpelli, gli amplessi, le attese, non hanno spazi propri, ma solo limiti di azioni e di umanità.

Desiderio di un amore idealizzato, allo stesso tempo l’odio dell’amore in quanto condizione di catene alla libertà individuale dove l’uno condiziona l’altro in obblighi e luoghi comuni.

Gabriele con le sue domande, la sua ricerca interiore, Gabriele che cerca attenzione, Gabriele che ama e non ama, che vuole e non vuole, che diventa gentile, poi provocatorio, maniacale e depravato, geloso e violento, un uomo che induce pena, rabbia, ribrezzo e di nuovo pietà di  un uomo schiavo del suo stesso io .

Un uomo che della propria debolezza umana, ne fa arma per sopravvivere. Schiavo del proprio disagio.

La relazione stessa  che Gabriele ha con Veronica è un’analisi continua dove i modi di vedere l’amore sono completamente agli antipodi, un’illusione mai assaporata in toto, perché tutto da Gabriele è studiato, controllato, analizzato in quell’errore di razionalizzare un sentimento che di razionale non ha niente.

Il sentirsi niente e il desiderare d’essere qualcosa degno d’attenzione è il nucleo che Bonaccorso, pone l’accento nel carattere di Gabriele, un personaggio che è identità di milioni di persone comuni, quelle stesse persone che vediamo ogni giorno, delle quali abbiamo visione solo della loro esteriorità.

La necessità di ricevere attenzione da pare dell’uomo è chiaramente normale, ma quando l’uomo si pone ragionamenti e guarda da una prospettiva diversa, si accorge della superficialità, dell’inutilità, dell’indifferenza del mondo circostante. È in quel momento che egli  prende coscienza e tutto è visto come dietro a una lente d’ingrandimento , ogni piccola imperfezione diventa un grande ostacolo, ogni no, un pugno al cuore, ogni leziosità può apparire una falsità. Gabriele in questo libro, è spettatore e osservatore attento del mondo circostante dove ha valore solamente tutto ciò che è visibile attraverso l’edonismo e l’egocentrismo, la retorica e l’indifferenza.

Giuseppe Bonaccorso ha, attraverso un’ottima capacità comunicativa e descrittiva, creato un personaggio che portato agli eccessi dai suoi stessi ragionamenti/riflessioni, sfocia in una deviazione mentale che è molto più comune di quanto si possa pensare. Lo scrittore ha puntato il dito su una realtà scomoda, quella stessa realtà che crea i folli, i depressi, i maniaci, i perseguitati.

Un libro che è monito, un dito puntato sull’istinto più che sulla ragione. L’amore, la depressione, la rabbia, le perversioni, l’esibizionismo, la gioia, il dolore, sono tutti riflessi umani e fanno parte dei gangli più profondi dell’animo umano. L’istinto che prevale sulla ragione è bestiale, cosa saremmo noi  se dessimo ragione a questo? Come reagiremmo se lasciassimo fare al nostro istinto?

Un testo importante,  un viaggio letterario acuto, minuzioso in ogni tipo di definizione, sia quella espositiva che evocativa al pensiero descritto.

Giuseppe Bonaccorso è uno scrittore nuovo che finalmente esce dagli schemi dove la logica sembra avere sempre il sopravvento. Solo dopo avere chiuso l’ultima pagina, ci renderemo conto di cosa sia in realtà “Il senso del tempo” e ci apriremo a una lunga riflessione.

 

Written by Marzia Carocci

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: