In ricordo di Dian Fossey: la mamma dei gorilla africani di montagna

In ricordo di Dian Fossey: la mamma dei gorilla africani di montagna

Dic 29, 2013

Aveva 53 anni Dian Fossey quando, il giorno di Santo Stefano (26 dicembre) del 1985, venne ritrovata barbaramente assassinata nella sua capanna, al centro di ricerca di Karisoke in Ruanda. La testa spaccata da un colpo di machete.

Oggi avrebbe quasi 81 anni, essendo nata a San Francisco in California, il 16 gennaio 1932. Il suo epitaffio, “Nessuno ha amato i gorilla più di lei” ne riassume la vita e la opere. L’amore per i gorilla ha rappresentato la sua forza, ma anche la causa della sua morte.

La ricercatrice ha dedicato la vita a proteggere i gorilla di montagna, dopo un primo viaggio in Africa, nel 1963, che l’aveva fatta innamorare di queste creature, per certi versi tanto simili a noi. Dian si era finanziata da sola il viaggio, costato 8.000 dollari statunitensi, pari ad un intero anno di stipendio come terapista occupazionale in un ospedale del Kentucky.

Il viaggio durò circa sette settimane, e la portò a visitare il Kenya, la Tanzania, l’allora Zaire (oggi Repubblica democratica del Congo) e lo Zimbawe. Rappresentò una svolta nella sua vita, poiché la Fossey in Africa incontrò due studiosi che le parlarono dei gorilla.

Il primatologo statunitense George Schaller che in Tanzania stava conducendo uno studio pioneristico sui gorilla di montagna, e Louis Leakey che, in un secondo momento, l’avrebbe contattata per uno studio a lungo termine sui gorilla che segnò l’inizio della sua attività stabile in Africa.

Nel suo best seller “Gorilla nella Nebbia”, di cui ricordiamo la trasposizione cinematografica del 1988 con una strepitosa Sigourney Weaver, la Fossey ha scritto: “Credo fu quello l’istante in cui ebbi la percezione che sarei tornata in Africa, a studiare i gorilla di montagna”, in riferimento all’incontro con Schaller. Nel 1966 Dian cominciò il suo lavoro di studiosa di questi animali in Zaire. L’anno seguente a causa della guerra civile, dovette spostarsi in Ruanda, dove nel settembre del 1967 fondò il campo di Karisoke. Per i successivi 20 anni, raramente lasciò l’Africa.

Applicò allo studio dei gorilla le tecniche apprese durante la sua esperienza di terapista occupazionale. Si guadagnò la fiducia degli animali che circondavano il campo. Scoprì che essi vivevano in piccoli gruppi, circa una dozzina d’individui, guidati da un leader. Fra loro sorgevano legami familiari, si proteggevano a vicenda, e non si separavano mai. La Fossey arrivò a conoscere tutti i gorilla della zona, a stringere con loro un legame profondo e ad amarli come fossero suoi figli.

Finché il 31 dicembre 1977, avvenne una tragedia. Digit, un grande gorilla maschio, al quale Dian era particolarmente affezionata, venne trovato morto. Ucciso e barbaramente mutilato dai bracconieri, mentre cercava di difendere la sua famiglia. La Fossey ne fu sconvolta, e fondò la Digit Found, per raccogliere fondi contro il bracconaggio. Altri due gorilla furono in seguito massacrati, mentre tentavano di proteggere il loro piccolo, morto anch’esso durante l’aggressione.

Da quel momento in poi la ricercatrice americana dedicò la sua vita alla lotta contro il bracconaggio. La sua fu una guerriglia feroce: organizzò pattuglie punitive, finte esecuzioni per impaurire e far desistere, bruciò le loro capanne, insegnò ai gorilla a fidarsi solo dei bianchi, poiché i bracconieri erano prevalentemente uomini di origine africana. A detta di chi l’ha conosciuta, in quel periodo pareva impazzita, ma è soltanto grazie a queste reazioni “sanguigne” che oggi esistono ancora i gorilla di montagna nella zona.

Proprio per la sua lotta al bracconaggio e al turismo, motivata quest’ultima dal fatto che i gorilla contraggono facilmente malattie dall’uomo per le quali non hanno anticorpi, venne uccisa. Ancora oggi non sappiamo chi furono gli esecutori materiali e i mandanti dell’omicidio.

Si pensò per lungo tempo ai bracconieri, ma per il fatto che non fu rubato niente, circolò l’ipotesi che potesse essere stato qualcuno più vicino alla donna, che ne conosceva le abitudini. Per i mandanti si è arrivato a sospettare anche dei funzionari governativi. Da 28 anni Dian Fossey riposa nel piccolo cimitero dei gorilla, nel cortile di quello che è stato il suo campo di Karisoke. Accanto alla tomba di Digit.

 

Written by Cristina Biolcati

 

2 comments

  1. massimo /

    Io abito a Napoli e certo non è facile condividere col quotidiano, credetemi ma di fronte a questa storia abbasso le braccia. La camorra è il contrasto allo sviluppo, il limite alla conoscenza dell’altro e delle dinamiche della vita, il perfetto contrario dell’evoluzione. Bello l’articolo, non conoscevo la storia e vi ringrazio per avermi arricchito.

  2. Il piacere è tutto nostro per avere fatto la tua conoscenza. Grazie per la tua testimonianza, Massimo. Un caro saluto.

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