Daniel Barenboim: pianista e direttore d’orchestra, l’unico israeliano con la cittadinanza onoraria palestinese

A pochi giorni dal suo settantunesimo compleanno (15 novembre), celebriamo il genio artistico di una delle personalità più ricche dello scenario musicale contemporaneo.

Daniel Barenboim è un pianista e direttore d’orchestra di chiara fama che cerca da sempre di dialogare, a partire dalla musica, per poter illustrare la sua idea di stretta unione con tutti gli aspetti relazionali e sociali del modo di intendere l’individualità nella collettività.

Definito da sempre “cittadino del mondo”, cresce in Argentina ed Israele da genitori russi di origine ebraica, grazie ai quali comincerà a studiare pianoforte, prima guidato dalla madre, poi seguito totalmente dal padre. Residente a Berlino è l’unico israeliano ad avere la cittadinanza onoraria palestinese.

La possibilità di venire a contatto con differenti culture, di crescere in un ambiente musicalmente molto stimolante e di usare da sempre diverse lingue (non meno di 5) fa sì che sviluppi molto precocemente una spiccata sensibilità nel cogliere e apprezzare sia lo studio individualistico che quello della conduzione.

Barenboim è riuscito infatti fin da giovanissimo a portare avanti sia una carriera internazionale di pianista che di direttore di orchestra, viaggiando a partire dagli 8 anni.

Ciò che mi ha colpito maggiormente quando qualche anno fa ho avuto l’onore di partecipare a una sua lezione è stata la sua umiltà. Ricordava con affetto episodi del passato, personali e professionali, preoccupandosi sinceramente che il pubblico avvertisse il suo entusiasmo nel parlare di Wagner, musicista che ama profondamente, come fosse la prima volta.

Interrompeva improvvisamente una conversazione teorica per “correre” fisicamente al pianoforte, sentendo l’urgenza di sostare su ogni singola battuta per ritornare a ciò che aveva spiegato.

La grandezza di Barenboim  lo porta oltre la musica, a servizio della stessa, per dimostrarne tuttavia la costante presenza nella vita di tutti. È quello che spiega anche nel suo libro La musica sveglia il tempo, che definisce non a caso un libro “per curiosi”. Una delle parti che ho trovato più genuinamente interessante di questo libro, che costituisce in definitiva l’essenza stessa del Maestro, è quando sostiene che “la musica non è né morale né immorale”.

Il Maestro cerca cioè di esprimere il concetto ovvio, ma tuttavia non scontato, che è la reazione personale di chi suona o ascolta a creare associazioni che finiscono con l’etichettare una musica come “buona” o “cattiva”. Gli esempi “celebri” evocati sono quelli di Beethoven e Wagner, le cui esecuzioni furono associate all’ideologia nazista e costituiscono ancora oggi motivo di sofferenza in alcuni paesi nell’ascolto di questi musicisti.

Nel rispetto delle scelte individuali e delle storie personali che un periodo tanto buio si porta dietro, il Maestro Barenboim manda avanti la sua idea di universalità della musica e nel 1999 fonda, con l’intellettuale e scrittore palestinese Edward Said, la West-Eastern Divan Orchestra, che unisce musicisti di Israele e dei paesi arabi.

Nel 2011 riesce, dopo infinite difficoltà e incertezze dell’ultimo minuto, a tenere uno storico concerto a Gaza. Tra i numerosi premi per il suo continuo impegno per il dialogo e la concordia tra popoli verrà nominato Ambasciatore delle Nazioni Unite per la Pace.

La sua fitta agenda porterà il Maestro in Italia nei prossimi mesi, quando terrà concerti al Teatro alla Scala di Milano, di cui è Maestro scaligero dal 2007 e Direttore Musicale dal 2011.

Libertà di pensiero e convivenza civile, unite al costante impegno nella musica come veicolo in grado di  trasformare la vita delle persone: questi i punti chiave da cui parte un grande pensatore, che grazie al suo ricco bagaglio culturale e a una discreta tenacia rende il dialogo tra le zone calde del mondo un po’ meno ostico. Consapevole che la strada da fare sia ancora tanta.

 

Written by Irma Silletti

 

 

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