È morto lo scrittore Marcello D’Orta dopo una lunga malattia: scrisse “Io speriamo che me la cavo”

È morto lo scrittore Marcello D’Orta dopo una lunga malattia: scrisse “Io speriamo che me la cavo”

Nov 21, 2013

È scomparso nella sera del 19 novembre a Napoli all’età di 60 anni dopo una lunga malattia il maestro e scrittore Marcello D’Orta.

L’autore è nato a Napoli il 25 gennaio 1953. Nato in una famiglia di dieci persone in vico Limoncello, nel centro antico di Napoli, da maestro di scuola elementare ha insegnato nelle scuole del territorio napoletano per quindici anni

D’Orta è soprattutto famoso per il suo libro “Io speriamo che me la cavo. Sessanta temi di bambini napoletani”.  È  un libro scritto nel 1990 nella forma di una raccolta di sessanta temi svolti da ragazzi di una scuola elementare della città di Arzano, in provincia di Napoli.

Nei loro scritti, i bambini che raccontano con innocenza, umorismo, dialettismi (e infiniti errori grammaticali, appositamente non corretti) storie di vita quotidiana di bambini che osservano con i loro occhi fenomeni come la camorra, il contrabbando, la prostituzione, gravidanze inaspettate.

L’opera, anomala nel suo genere, ha venduto due milioni di copie diventando un bestseller. Il titolo del libro è dato dalla frase con cui un alunno, il più scalmanato di tutti (che alla fine del libro ha una sorta di “conversione dell’Innominato” verso lo studio e il senso del dovere), conclude il suo tema sulla parabola preferita di Gesù, ossia l’Apocalisse, ribattezzata da quello studente con la locuzione “la fine del mondo”.

Quale parabola preferisci? Svolgimento. Io, la parabola che preferisco è la fine del mondo, perché non ho paura, in quanto che sarò già morto da un secolo. Dio separerà le capre dai pastori, una a destra e una a sinistra. Al centro quelli che andranno in purgatorio, saranno più di mille migliardi! Più dei cinesi! E Dio avrà tre porte: una grandissima, che è l’inferno; una media, che è il purgatorio; e una strettissima, che è il paradiso. Poi Dio dirà: “Fate silenzio tutti quanti!”. E poi li dividerà. A uno qua e a un altro là. Qualcuno che vuole fare il furbo vuole mettersi di qua, ma Dio lo vede e gli dice: “Uè, addò vai!”. Il mondo scoppierà, le stelle scoppieranno, il cielo scoppierà, Corzano si farà in mille pezzi, i buoni rideranno e i cattivi piangeranno. Quelli del purgatorio un po’ ridono e un po’ piangono, i bambini del limbo diventeranno farfalle. Io, speriamo che me la cavo. 

Il libro ha ispirato un film capolavoro interpretato da Paolo Villaggio e diretto da Lina Wertmüller.  A differenza del libro omonimo, il film non è ambientato ad Arzano, per ragioni di diritti d’autore, ma a Corzano, paese che nella realtà si trova in provincia di Brescia e non vicino a Napoli, così come Corsano, il luogo dove Sperelli aveva fatto domanda di trasferimento, in realtà si trova in provincia di Lecce e non in Liguria (in realtà, in un curioso rovesciamento di ruoli, esiste anche un Corsano in provincia di Salerno).

Inizialmente Lina Wertmüller aveva scelto Napoli come location del film, ma appena la troupe arrivò nel capoluogo campano fu avvicinata da alcune persone che pretesero il 10% del budget del film per permetterle di girare, la regista non accettò.

Marcello d’Orta è famoso anche per un suo secondo capolavoro:  “Dio ci ha creato gratis – Il Vangelo secondo i bambini di Arzano” è un libro del 1992 curato dal maestro elementare Marcello D’Orta, che raccoglie temi di argomento religioso svolti da ragazzi delle scuole elementari.

 

Written by Rosario Tomarchio

 

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