Intervista di Pietro De Bonis ai Der Noir ed al loro ultimo disco “Numeri e figure”

Intervista di Pietro De Bonis ai Der Noir ed al loro ultimo disco “Numeri e figure”

Nov 16, 2013

Il progetto Der Noir nasce a Roma nell’estate del 2011 dal desiderio di creare qualcosa di nuovo rispetto ai precedenti percorsi musicali dei tre componenti. Prosecutori in chiave moderna della New Wave e Dark Wave, nel gennaio 2012 pubblicano il loro album d’esordio “A Dead Summer”, con il quale riescono a conquistare il pubblico – anche internazionale – grazie ai suoni di matrice vintage analogica-proto digitale.

Il disco, prodotto da RBL Music Italia e distribuito in licenza da edel Italia, include special featurings con Marco Benevento (The Foreshadowing), Alessandro Adriani (Newclear Waves) ed Andrea Merlini, tutti personaggi della scena wave internazionale. Il singolo estratto “Another Day” vede inoltre la partecipazione del già citato Alessandro Adriani (Newclear Waves) e di Valentina “Mushy”.

I numerosi e favorevoli consensi raccolti permettono ai Der Noir di raggiungere il palco dei Duran Duran, il 18 luglio 2012 aprono infatti la tappa romana della band inglese, in Italia per presentare il tredicesimo album “All You Need Is Now”. A più di un anno di distanza dal successo dell’album d’esordio, dal 26 agosto 2013 è disponibile in esclusiva su Rockit il brano “Carry On” seguito dal singolo “L’Inganno”, in rotazione radiofonica dal 16 settembre, che anticipa l’uscita del loro secondo lavoro in studio, “Numeri e Figure”. Un album distribuito da Goodfellas che vede nuovamente la duplice produzione di RBL e BloodRock Records, oltre alla collaborazione di nomi come Die Selektion, Anna Martino e Pierluigi Ferro della Macelleria Mobile di Mezzanotte. Uscita nei negozi e nei principali digital store a partire dal 10 aprile 2013.

I Der Noir sono: Manuele Frau: voce, basso elettrico, synth – Manuel Mazzenga: chitarra elettrica, synth – Luciano Lamanna: batteria, synth.

Numeri e figure” è il nuovo disco dei Der Noir, composto da 9 tracce: simboli e suggestioni di un presente plasmato dal fato. Una title track che racconta i trascorsi di uno spaccato di esistenza e che svela l’intima natura dell’intero lavoro. Partendo da “Carry on”, grido di autodeterminazione iniziale e arrivando a “The Forms”, confessione poetica finale, si percorre un viaggio musicale fatto di emozioni viscerali (“L’inganno”,”Metamorfosi”), oscuro e allo stesso tempo bramoso di luce (“Zero”,”Kali Yuga”,”She’s the arcane”), un gioco di contrasti (“Sunrise”) che crea il contorno indefinito dell’opera e rappresenta a pieno l’anima eterogenea del gruppo. Un passo avanti, un affacciarsi al pubblico in nuovo stile meno legato alle atmosfere gelide del primo “A dead summer”.

 

P.D.B.: Salve ragazzi, “Carry on”, incita a combattere per non soccombere al degrado generale moderno. Credere imperterriti alla proprio verità sempre e comunque, è così?   

Der Noir: Salve a voi di Oubliette Magazine! Il primo brano del nostro nuovo disco, «Carry on» appunto, parla e incita proprio a questo, perché in tempi difficili bisogna sicuramente credere in qualcosa, in se stessi ma anche negli altri. In sostanza il messaggio è di cercare a non sprofondare negli oblii della vita e se dovesse capitare rialzarsi prontamente, senza pensarci due volte.

 

P.D.B.: “Numeri e figure”, la canzone recita “Tutto quello che ho è qui, tutto quello che so è qui, dentro me”, le risposte quindi sono già dentro di noi, ma le domande però vengono dal di fuori?

Der Noir: Tra noi e il fuori non c’è nessuna barriera. Non siamo imprigionati dentro i nostri  cervelli, non viviamo solo nella mente razionale, facciamo parte del tutto e per tutto intendo ogni singolo aspetto che si manifesta nella vita. Se cerchi fuori o dentro non cambia, l’importante è cercare.

 

P.D.B.: In L’Inganno” si racconta una storia da due punti di vista, La parte cantata da Luca (Die Selektion) descrive momenti di amore e dolore passati. La parte cantata da Manuele, quasi rispondendo e parlando per Luca, descrive le situazioni e gli stati d’animo tipici di una situazione simile con uno spiccato senso di malinconia. Il messaggio è guardare sempre in modo positivo al domani?

Der Noir: Crediamo che ognuno di noi, in linea di massima, abbia passato i momenti descritti nel testo e di conseguenza può ricordare il dispiacere provato da una delusione amorosa. Crediamo ancor più fermamente che questi trascorsi debbano essere interiorizzati e «chiusi in un cassetto», lasciando spazio a nuove possibilità.

 

P.D.B.: “Metaformosi” è la track forse più intima dell’intero album, un testo sacro che sa di preghiera, è così?

Der Noir: Sicuramente è una traccia molto profonda, un momento di «raccoglimento» tra le varie stanze sonore del disco. Qui troviamo un piccolo spazio per contemplare, ascoltare e confrontarci con la parte di noi che muta con il tempo e che purtroppo, a volte, tendiamo ad ignorare.

 

P.D.B.: Con “Kali yuga” troviamo il brano più nero dell’album, sia per le liriche che per la musica, come è nasce questo pezzo?

Der Noir: «Kali Yuga» è uno dei primi brani scritti per Der Noir, tuttavia non ha avuto spazio nel primo «A Dead Summer» perché troppo scuro e graffiante.  Lo abbiamo ripescato per «Numeri e Figure»  perché avevamo la necessità di inserire nella scaletta del disco un momento forte, sia musicalmente che per il messaggio. Il testo descrive le conseguenze dell’epoca in cui viviamo. In accordo con l’antica cultura vedica, il tempo è scandito da una ripetizione ciclica di ere e per “Kali Yuga”, una di queste, intendiamo l’era oscura, l’era della discordia, dell’ipocrisia, del materialismo e del consumismo.

 

P.D.B.: “The forms” è una confessione poetica finale, si desidera un ritiro solitario, solo stando soli si stagliano altri piani d’esistenza? Ma la solitudine è isolamento?

Der Noir: La solitudine non è un isolamento e per spiegarlo citiamo una band a noi cara, gli inglesi «Anathema» che usando la loro lingua, più sintetica e pragmatica, dicono:  «Solitude was never, never seen as loneliness». Rimanendo in linea con i concetti espressi nelle liriche dell’intero disco ribadiamo che sconnettersi dal mondo per ascoltare se stessi non è una pratica di isolamento, anzi, permette di ricollegarsi al meglio con tutto ciò che ci circonda, sempre. Con questo concludiamo e vi ringraziamo per lo spazio concessoci. Un saluto a tutti voi di Oubliette Magazine ed ai vostri lettori.

 

TRACKLIST

1. Carry On

2. Numeri e Figure

3. Zero

4. L’Inganno

5. Sunrise

6. Kali Yuga

7. Metamorfosi

8. She’s The Arcane

9. The Forms

 

 Written by Pietro de Bonis

 

 

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