Addio al Professor Walter Fornasa: in lutto Bergamo ed il mondo della cultura

La mattina del 15 novembre 2013 è venuto a mancare, dopo lunga malattia, il Professor Walter Fornasa. In tanti lo ricordano con affetto e stima per la sua professionalità e competenza.

Prorettore delegato per la Responsabilità sociale dell’Università, Professore ordinario di Psicologia dellʼeducazione e dello sviluppo, di Psicologia dellʼAmbiente, Psicologia dellʼEducazione, Psicopedagogia dellʼOrientamento e Ecologia dello Sviluppo allʼUniversità di Bergamo e docente di quest’ultimo anche presso la Facoltà di Psicologia dellʼUniversità di Parma. Dal 2003 era stato nominato delegato di Ateneo per lʼOrientamento e delegato della Facoltà di Scienze della Formazione per la Disabilità.

Notevole ed instancabile ricercatore Fornasa basava i suoi studi sullo sviluppo del pensiero infantile secondo il modello della psicogenesi sviluppato da Jean Piaget.

Era direttore della Rivista semestrale “Culture della sostenibilità”, ed. F. Angeli; presiedeva il comitato scientifico dellʼAssociazione OPPI (MI); faceva parte del Comitato scientifico della rivista online “Milieu. Rivista di culture dellʼinclusione”, ed era un membro del Comitato Scientifico American Journal of Mental Retardation, Ed. Italiana.

Ma il Professor Walter Fornasa era soprattutto una persona ricca di carisma che non smetteva mai di aver voglia di imparare, di confrontarsi con gli altri, di crescere e di battersi per le questioni che gli erano più a cuore.

Ho avuto la fortuna di conoscere il Professore durante il mio lavoro di tutorato alla pari presso l’Ufficio servizi per le disabilità e i DSA dell’Università di Bergamo, in particolare in occasione degli incontri organizzati tra i tutor e i responsabili dei servizi. Non era possibile non rimanere colpiti dal Professor Fornasa, dalle sue parole, dal suo voler andare al centro delle questioni senza troppi giri di parole.

Un docente appassionato che poteva vantare collaborazioni importanti all’interno del mondo accademico e non solo ma che nonostante ciò non se ne vantava e anzi metteva a disposizione di noi tutor tutto il suo sapere e che soprattutto sapeva ascoltare e dare un peso ad ogni parola, sia sua che nostra.

Un docente di psicologia che non amava fare lo psicologo nel modo classico di chi in ogni momento tenta di mostrarsi come profondo conoscitore della psiche ma che mostrava in maniera naturale, mai artificiosa, una sensibilità rara che gli permetteva di considerare allo stesso modo ogni studente.

Un grave lutto per il mondo accademico, per Bergamo, per il mondo della cultura. Arrivederci Professore, la voglio ricordare con queste sue parole:

Per fare le cose bisogna sapere di più di quello che serve per farle. Io non sono così entusiasta quando gli insegnanti chiedono semplicemente ai tecnici come si fanno le cose. Se gli insegnanti rimangono agganciati al chiedere come si fanno le cose diventeranno dei perfetti esecutori. E non degli attori protagonisti del processo perché questo compete esserlo avendo un po’ di saperi o di cultura, non è solo la pratica quello che consente di intervenire. […] Con cosa osservi con un metodo o una chiave interpretativa, che ti permette quella di mettere in gioco nuove azioni per poi tornare sui saperi, modificare e ripartire. E’ molto chiedere come si fa, il problema è perché lo fai. […] Non bastano insegnati intenzionali, l’intenzionalità ha fatto un sacco di danni se non è accompagnata da consapevolezza.” (da: BES convegno 25 marzo 2013 intervento Walter Fornasa)

 

Written by Rebecca Mais

 

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