Intervista di Pietro De Bonis a Barbara Catta ed al suo “La matriarca degli Udzungwa”

Intervista di Pietro De Bonis a Barbara Catta ed al suo “La matriarca degli Udzungwa”

Nov 6, 2013

Barbara Catta è nata a Roma il 14 febbraio del 1970, ha preso la maturità classica e poi la laurea in giurisprudenza. Da dieci anni è dipendente presso la Pubblica Amministrazione. Vive a Capena, in provincia di Roma.

La matriarca degli Udzungwa” germoglia da una duplice necessità da Barbara fortemente avvertita: quella di scrivere parlando di ciò che ama più al mondo dopo la sua famiglia: la natura e gli animali in particolare. Due anime in una sola persona: una letteraria che la spinge, la costringe persino, ad esprimere i propri sentimenti, le proprie emozioni, i propri sogni  impugnando la penna; una scientifica che la porta a sbirciare nei complessi meccanismi della vita, della biologia, della lotta per la sopravvivenza, dei misteri della natura.

Il romanzo, questa sua creatura, nasce dall’incontro di queste due anime. In essa c’è la scrittrice, la romanziera che narra, soffre e gioisce con i suoi personaggi, ma c’è anche il rigore dell’aspirante scienziata, che consente all’opera di presentarsi con tutti i crismi di verità di un documentario naturalistico.

Gli elefanti popolano il continente africano da milioni di anni, da prima che l’uomo abbandonasse la posizione quadrupede per camminare eretto. Tutti sanno che sono animali grandi e forti, ma forse non tutti sanno che sono anche straordinariamente intelligenti e sensibili. Possiedono loro linguaggi, rituali e interazioni sociali estremamente complesse.

Purtroppo, come moltissimi altri animali, durante quest’ultimo secolo hanno patito l’incessante avanzata umana, sia a causa della caccia massiccia alla quale sono stati sottoposti, sia per la progressiva distruzione del loro habitat naturale.

Quest’opera racconta la storia di un gruppo di elefanti, entra nelle loro menti, nei loro cuori, si pone a tutti gli effetti nell’ottica di un elefante senza tuttavia trascurare altri punti di vista, dipanando a poco a poco il difficile rapporto tra l’Uomo e l’Elefante.

 “Irrequieta, giovane elefantessa adolescente, nel giro di una notte di tragedia e di sterminio si trova sola e sperduta, senza la guida degli elefanti anziani del suo gruppo. Ritrova alcuni superstiti come lei, ma tutti più giovani e sprovveduti. Suo malgrado e nonostante l’insicurezza e la paura, si metterà alla guida del gruppetto. Passando per molteplici disavventure  e vicissitudini nella spietata e selvaggia savana africana, riuscirà alla fine a trovare la sicurezza e la saggezza che le consentiranno di guidare nuove generazioni di elefanti.”

 

P.D.B.: Ciao Barbara! “La matriarca degli Udzungwa” (Gruppo Editoriale Castel Negrino) il tuo libro, prima di scriverlo mi dicevi hai letto diversi testi riguardanti la vita degli elefanti, giusto? Dove nasce la curiosità su questa specie animale? Possiamo definirlo un libro-documentario?

Barbara Catta: Ciao Pietro, grazie per avermi invitata, sono molto felice di poter parlare della nascita del mio, come lo chiamo io, “bambino cartaceo”. In realtà l’idea nasce più di venti anni fa: lessi “La collina dei conigli” di Richard Adams e rimasi folgorata. Ho sempre amato di un amore folle la natura e gli animali ed ho sempre avuto velleità letterarie: dovevo scrivere anch’io un romanzo che parlasse di animali e nel quale gli animali fossero protagonisti incontrastati. Dopo aver a lungo riflettuto, decisi che gli elefanti erano un soggetto ideale grazie alla loro viva intelligenza e alle loro complesse interazioni sociali. Dopo tanti anni e tante vicissitudini, solo adesso mi sono sentita pronta per scriverlo. E’ vero, prima di iniziare a scrivere, anche soltanto la prima frase del mio romanzo, mi sono documentata a lungo sulla biologia e le abitudini di questi splendidi animali perché volevo che il mio libro poggiasse su solide basi scientifiche. Più che libro-documentario, amo definirlo un romanzo-documentario, perché è una storia di pura fantasia ma attraverso la quale si possono imparare a conoscere questi pachidermi in modo assolutamente realistico.

 

P.D.B.: Irrequieta, Smilza, Placida, Dispettoso, Timida, perché la scelta di questi nomi divertenti per tuoi elefanti protagonisti?

Barbara Catta: Quando ho deciso di scrivere il romanzo ho cercato di calarmi letteralmente nelle menti e nei cuori degli elefanti; così, pensando a quale potesse essere il loro modo per riconoscersi, ne ho dedotto che ognuno di loro fosse propenso a pensare all’altro, e quindi a chiamarlo, con il nome proprio della sua caratteristica dominante. E quindi Irrequieta, Smilza, Placida, ecc…

 

P.D.B.: Sei mai andata fisicamente a visitare questi luoghi ricchi di fascino?

Barbara Catta: Sono stata diverse volte in Africa: una in Tanzania, due in Kenya, una in Sudafrica ed ho avuto il piacere di visitare il Serengeti, addirittura campeggiando al suo interno per diversi giorni (un’esperienza davvero primordiale). Non sono mai stata sui Monti Udzungwa ma ho svolto accurate ricerche, anche con l’ausilio di persone preparate che ci hanno vissuto e lavorato.

 

P.D.B.: Quanto il comportamento degli elefanti è simile a quello degli uomini? Scrivi di sopravvivenze a massacri, di grandi emigrazioni, di viaggi appunto verso mete ignote, io beh qui trovo questioni molto umane e sempre ahimè moderne, tralasciando naturalmente il male che gli stessi uomini recano agli stessi animali.

Barbara Catta: Vedi, per quanto noi uomini ci possiamo essere elevati al di sopra degli altri animali siamo anche noi animali, ricordiamolo, e siamo simili agli elefanti come a tutti gli altri animali in quanto abbiamo sviluppato degli usi e costumi, sicuramente più complessi di quelli degli altri animali, ma pur sempre condizionati dalle stesse esigenze: sopravvivenza, quindi evoluzione e tutto ciò che ne consegue.

 

P.D.B.: Risultano limpidi leggendo “La matriarca degli Udzungwa” il tuo amore e considerazioni della natura e chi la popola, mi dicevi hai anche quattro chihuahua a casa è così?

Barbara Catta: È così. Sono cagnolini davvero spassosissimi con le loro gerarchie di branco, la viva intelligenza, le loro passioni e le gelosie: potrei scrivere un libro solo parlando di questo. Nella mia casa, tuttavia, ospito anche altri animali fra conigli, uccelli, pesci e altro, insomma, non mi annoio.

 

P.D.B.: Ti interessa passare messaggi al lettore attraverso la storia che racconti o per te rimane una cosa marginale? E’ maggiore il bisogno di dire o di dirti?

Barbara Catta: La scrittrice che è in me spera di conquistare il lettore con la fluidità dello stile e la vivacità del racconto, ma la naturalista cerca di trasmettere un messaggio agli altri uomini: è possibile la coesistenza pacifica con gli altri animali ed è nostra responsabilità sforzarci perché questo avvenga, è nel nostro stesso interesse.

 

P.D.B.: Qual è la prima persona che pensi osservando il tuo libro?

Barbara Catta: Penso a Kuki Gallmann che mi ha fatto innamorare dell’Africa prima ancora che potessi vederla con i miei occhi.

 

P.D.B.: Grazie di cuore Barbara per la tua disponibilità, anticipaci qualcosa sul tuo nuovo lavoro!

Barbara Catta: Grazie a te Pietro. L’unica anticipazione che mi sento di fare è che il mio prossimo romanzo sarà molto diverso dal primo, almeno lo è quello al quale sto attualmente lavorando anche se, è più forte di me, anche in questo ci sono forti richiami con gli animali e la natura.

 

Written by Pietro De Bonis

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