Il sindaco di Messina Accorinti commemora i caduti con la bandiera della pace: è polemica

Il sindaco di Messina Accorinti commemora i caduti con la bandiera della pace: è polemica

Nov 5, 2013

Analisi sociologica di una diatriba montata ad arte.

 

In occasione del 4 Novembre, giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate e commemorazione dei caduti di tutte le guerre, il sindaco di Messina,  il pacifista Renato Accorinti, ha sventolato la bandiera della pace con su scritto: «L’Italia ripudia la guerra».

Si è spinto anche oltre, Accorinti, inneggiando al disarmo: «Si svuotino gli arsenali, strumenti di morte e si colmino i granai, fonte di vita. Il monito che lanciava Sandro Pertini sembra ancora oggi cadere nel vuoto. Nulla da allora è cambiato. L’Italia, Paese che per la Costituzione ripudia la guerra, continua a finanziare la corsa agli armamenti e a sottrarre drasticamente preziose e necessarie risorse per le spese sociali, la scuola, i beni culturali, la sicurezza

Il discorso del primo cittadino messinese è in linea con i suoi ideali, ampiamente illustrati nella recente, e vittoriosa, campagna elettorale e con il suo profilo di attivista a difesa della pace e delle minoranze.  Ciò nonostante, le sue parole sono piovute come un fulmine al ciel sereno sul Milite Ignoto e su quanti erano li raccolti per la commemorazione. Così i comandanti dei Carabinieri Ugo Zottin e Stafano Spagnol, nel bel mezzo del discorso, hanno lasciato la piazza contrariati.

Immediatamente è scoppiata la polemica. Per il ministro per la pubblica amministrazione  e semplificazione Gianpiero D’Alia, «il sindaco Accorinti dovrebbe scusarsi pubblicamente con la cittadinanza messinese per una provocazione demenziale e inopportuna, che offende le Forze armate e la memoria di quanti, anche nostri concittadini, sono morti per la pace in Italia e nelle missioni internazionali».

E mentre su internet monta il dibattito tra colpevolisti e sostenitori del sindaco, alle parole di D’Alia fa eco Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista: «Grande gesto quello del sindaco Renato Accorinti di Messina che, coerentemente con la sua storia di pacifista, oggi ha mostrato la bandiera della pace in occasione delle celebrazioni del 4 novembre. Noi riteniamo questa giornata un inno alla guerra, retaggio di una cultura militarista che non ci appartiene».

Lungi da noi il voler difendere Accorinti, sindaco di Messina e quindi sottoposto in primis al giudizio dei messinesi. Non si tratta neanche di una disquisizione politica, che non troverebbe spazio in questa sede. È solo un tentativo di capire che cosa si cela dietro le polemiche che sempre più spesso gli stessi uomini politici pongono all’attenzione dell’opinione pubblica.

Cosa c’è di deprecabile nello sventolare, in occasione della commemorazione del 4 Novembre, la bandiera della pace con su scritto l’articolo 11 della Costituzione? E nel parlare di un progressivo disarmo a vantaggio di un maggiore impegno sociale? Dopo tutto si tratta di aver ribadito un valore fondamentale della nostra Costituzione, il presupposto necessario per dare ai monumenti ai caduti disseminati in giro per l’Italia il valore di maestri di vita.

Dal fondo della memoria di bambino, laddove si custodiscono i ricordi d’infanzia, affiorano alle labbra i versi recitati dagli scolari innanzi al Milite Ignoto:

Se vuoi la pace/ dichiara guerra alla guerra[…] (G. Elba) e ancora: Non importa che tu/ sia uomo o donna,/ vecchio o fanciullo,/ operaio o contadino,/ soldato o studente o commerciante;/ non importa quale sia/ il tuo credo politico/ o quello religioso;/ se ti chiedono qual è la cosa/ più importante per l’umanità,/rispondi/ prima/ dopo/ sempre:/ la pace! (Li Tien Min).

Anche la scuola, dunque, è sovversiva e provocatrice? O quanto insegnato ai bambini non vale più in età adulta?

Siamo ben consci che il discorso del disarmo, al pari di ogni altro inerente ai settori di interesse vitale e strategico del Paese, va affrontato in maniera organica e senza pregiudizi di sorta.

Non sembra, però, che sollecitarne il dibattito politico sia una mancanza di rispetto per la memoria dei tanti caduti in guerra. Potessero questi ultimi ritornare in vita, sarebbero di sicuro a favore delle politiche di disarmo, senza se e senza ma. Così come non crediamo  sia una mancanza di rispetto per le forze armate, di sicuro non peggiore di quella  del ministro D’Alia, artefice, insieme all’allegra brigata di stanza a Roma, di numerosi tagli ai fondi già esigui delle forze dell’ordine. Carabinieri e Polizia non hanno a volte neanche i soldi per la benzina. Come può proprio l’ex cuffariano D’Alia, deputato e senatore di lungo corso, invocare le scuse del sindaco ai cittadini e alle forze armate?!

Ritorna alla mente L’Agenda-setting, la teoria che ipotizza l’influenza dei mass-media sull’opinione pubblica. I giornali e le televisioni, si sa, stabiliscono l’agenda del dibattito, rendendo “notiziabili” alcune questioni a discapito di altre. Considerato, però, che i media non sono liberi da condizionamenti e – in alcuni casi – da imposizioni del potere, spesso è la classe politica a stilare l’agenda degli argomenti da dare in pasto all’opinione pubblica.

Sembra ormai consolidato il gioco delle parti dei politici nostrani: complice il governo delle larghe intese, si discute e ci si azzuffa (o si finge di farlo) su questioni di marginale importanza – i  cosiddetti temi a soglia alta, cioè lontani dalla vita quotidiana dei soggetti – affinché  tutto resti com’è e si dia ai cittadini l’illusione di fare politica. La copertura dei media poi fa il resto, trasformando i temi a soglia alta in temi a soglia bassa, percepiti dunque dall’audience come vicini. Non si perde occasione per rincorrere la polemica fine a se stessa ma di concreto si fa ben poco.

Un consiglio? Pensare autonomamente, entrando nel merito delle questioni e non fermandosi alla notizia del Telegiornale o, peggio ancora, alla sola lettura del titolo di un articolo di giornale. Un altro consiglio? Spegnere la tv e disintossicarsi per un po’ dalla forma mentis che ci impone in maniera subdola.

Quella sul sindaco Accorinti appare, dunque, come l’ennesima polemica pretestuosa, innescata ad arte per distogliere l’interesse dei cittadini dai troppi problemi del Paese che la politica non sa e non vuole risolvere.

Se di scuse si deve parlare, allora, che Accorinti si metta in fila ed aspetti il suo turno: prima di lui, sicuramente, ci saranno il ministro D’Alia, il segretario Ferrero e tutti i politicanti, che per la Sicilia e l’Italia hanno fatto e fanno davvero ben poco.

La Politica si fa con i fatti, non con le parole. E anche la pace.

 

Written by Nino Fazio

 

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