“Rodin. Il marmo, la vita”: Auguste Rodin in mostra a Palazzo Reale sino al 26 gennaio 2014, Milano

“Rodin. Il marmo, la vita”: Auguste Rodin in mostra a Palazzo Reale sino al 26 gennaio 2014, Milano

Nov 1, 2013

La scultura è miracolo che si manifesta e si compie. Essa è materia, sapientemente plasmata, che prende forma e alla quale l’artista ha impresso il suo “soffio vitale”.

E chi meglio di Auguste Rodin ha rappresentato il processo di questa “vita” che, emergendo dalla materia, inizia a “pulsare”, una “dimensione umana” che prende corpo, rapida e regale, dal gelido blocco di marmo?

Auguste Rodin, uno degli artisti più rivoluzionari, insieme con Michelangelo, della tradizione plastica moderna è in mostra a Milano, a Palazzo Reale, dal 17 ottobre 2013 al 26 gennaio 2014. Senza dubbio si tratta della più grande e completa esposizione delle sculture in marmo di Rodin, allestita al di fuori del museo parigino.

Nella monumentale Sala delle Cariatidi, al piano nobile del palazzo, sono raccolte 62 opere, talmente “reali” che sembrano prendere vita. Il candore dei marmi di Rodin, scultore francese nato a Parigi nel 1840 e morto a Meudon nel 1917, trionfa su assi di legno grezzo, sostenute da tubi color rosso pompeiano, con giunzioni in oro.

Teli, somiglianti a garze bianche, scendono dal soffitto, attaccati a quelle che sembrano impalcature e danno l’idea di trovarsi in un cantiere. Suggeriscono che vi siano dei lavori in corso, un parallelismo con le opere incomplete per le quali Rodin è famoso e paragonato al Michelangelo della “Pietà Rondanini”.

L’idea di base dell’allestimento è proprio quella di ricreare l’atelier parigino nel quale Rodin produceva tutti i suoi capolavori. I teli fanno da separé nell’esposizione cronologica delle opere, impreziosita dai bozzetti preparatori del maestro stesso.

Tre anni di intenso e metodico lavoro stanno alla base dell’organizzazione di questa esposizione, che ha permesso non solo di conoscere meglio Rodin, bensì di approfondire i materiali utilizzati dal maestro e di chiarire i rapporti fra lo scultore e i collaboratori chiamati a partecipare alle fasi di realizzazione dell’opera. Anche in questo Rodin è anticipatore della pratica contemporanea.

La mostra è divisa in tre parti. Nella prima sono esposte le opere della “sensualità e della carne”, lavori giovanili in stampo classico, fra cui “Il bacio” che esprime un’irrefrenabile passione fra due giovani amanti, resa dalla tensione dei loro corpi, dalla torsione delle gambe e delle mani.

Scandalosa figura che fece scalpore nella Francia di fine Ottocento, opera che ancora conquista i visitatori del Musée Rodin. Qui troviamo anche il celeberrimo “Homme au nez cassé”, rifiutato dal Salon parigino del 1864, un ritratto omaggio al grande genio di Michelangelo.

La seconda parte è relativa ai ritratti e propone alcune fra le sculture più conosciute dell’artista. Emerge la piena maturità di Rodin: i suoi sono ritratti sensuali e vibranti di vita. Come quello della sua compagna Rose Beuret, in cui il volto di donna dormiente sembra proprio “emergere” dalla materia, o di Camille Claudel. Presenti anche sculture a soggetto mitologico come “Amore e Psiche” oppure “Icaro”.

Ed ancora troviamo le bellissime “Mains d’amant”, un inno all’amore, alla “protezione e alla speranza”. Mani ed ancora mani come nel “Segreto” in cui un piccolo blocco che le separa sembra “contenere un segreto gelosamente preservato”, mentre dal blocco di pietra stesso gli arti si elevano verso il cielo in un movimento di offerta.

Nella scultura intitolata “Mano di Dio”, l’artista “plasma” la creazione dell’uomo dal grumo di terra, lasciando intendere il recupero della tradizione abbinata alla sua nuova visione plastica della scultura. Nella terza parte Rodin affronta il tema dell’incompiuto, del non finito. Un vortice di materia che ingloba la figura e viceversa, che quasi fa girare la testa e venire le vertigini. Forme non del tutto plasmate, ma non più materia.

Vita imprigionata che attende di “liberarsi” per poter “essere”, e iniziare ad “esistere”. Qui troviamo alcuni dei più bei ritratti eseguiti dall’artista, come per esempio quello di Victor Hugo. Dopo l’appuntamento milanese, la mostra proseguirà il suo percorso a Roma e sarà allestita nello spazio monumentale delle grandi Aule delle Terme di Diocleziano.

La critica lo ha definito come l’artista francese che ha “traghettato la scultura nella modernità”. Per noi è e rimarrà sempre campione di sensualità e di vita che pulsa.

 

Written by Cristina Biolcati

 

One comment

  1. Ravecca Massimo /

    Il “non finito” è la caratteristica del genio. Come il “non luogo”, il “non nome”, il “non tempo”, ecc… L’astuto Ulisse crea un “non nome”, Nessuno, per ingannare Polifemo, e un “non luogo”, il cavallo di legno, per ingannare i troiani. Queste entità frutto di processi ricorsivi, giochi di specchi, sono state usate, anche da Gesù e Leonardo da Vinci. Michelangelo nella scultura, la sua arte preferita è ancora insuperato. Michelangelo uso “giochi di specchi” anche negli affreschi della Cappella Sistina, e per rimandi tra Volta e Giudizio. Cfr. Ebook (amazon) di Ravecca Massimo: Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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