Progetto Ruanda 2014: Compassion torna in Africa per eclissare nuovi conflitti etnici

Progetto Ruanda 2014: Compassion torna in Africa per eclissare nuovi conflitti etnici

Ott 30, 2013

United for Children right now; non è l’UNICEF ma Compassion, un’ONLUS che aderisce al forum nazionale per il sostegno a distanza, e che è socio dell’Istituto Italiano della Donazione.

L’organizzazione nel prossimo anno ha indetto un nuovo progetto in Ruanda, nel cuore dell’Africa, venti anni dopo dal sanguinoso massacro che sconvolse il XX secolo e fece rimanere inermi i potenti della politica internazionale.

Dal 6 Aprile fino alla metà di luglio del 1994, per circa 100 giorni furono massacrate 500.000 persone, secondo le stime di Human Rights Watch. Le vittime furono prevalentemente Tutsi, i quali furono estromessi dal potere dagli Hatu, che costituivano l’85% della popolazione e dalla rivoluzione del 1959, in cui detenevano completamente il potere.

Il giorno 7 Aprile a Kigali e nelle zone controllate dalle forze governative, con il pretesto di una vendetta trasversale, iniziarono i massacri della popolazione Tutsi e di quella parte Hutu imparentata con questi o schierata su posizioni più moderate. Uno dei massacri più efferati fu compiuto a Gikongoro, l’allora sede dell’istituto tecnico di Murambi; oltre 27.000 persone vennero massacrate senza pietà e la notte dalle fossi comuni il sangue uscì andando ad inumidire il terreno.

Il genocidio ruandese terminò nel luglio 1994 con la vittoria dell’RPF nel suo scontro con le forze governative. Giunto a controllare l’intero paese, i vincitori attuarono una risposta al genocidio che aggravò ulteriormente la situazione umanitaria poiché comportò la fuga di circa un milione di profughi Hutu verso i paesi confinanti come: Burundi, Zaire, Tanzania ed Uganda.

Il 20 aprile 1994 il Segretario Generale delle Nazioni Unite presentò al Consiglio di Sicurezza il rapporto speciale S/1994/470 nel quale, descrivendo la situazione degli scontri etnici sottolineava l’impossibilità per la forza dell’UNAMIR, composta da 1705 uomini dopo il ritiro del contingente belga e del personale non essenziale, di perseguire gli obiettivi del suo mandato (di pace).

Il rapporto conteneva quindi tre possibilità di intervento:

Rinforzo immediato e consistente delle forze dell’UNAMIR e modifica del mandato in modo da imporre alle forze combattenti un cessate il fuoco, ristabilire l’ordine, fermare i massacri e permettere l’assistenza umanitaria in tutto il paese;

Riduzione del contingente UNAMIR ad un piccolo gruppo guidato dal comandante militare e dal suo staff, con il compito di intermediazione tra le forze combattenti per raggiungere il cessate il fuoco. Per garantire la sicurezza del team era prevista la presenza di circa 270 uomini;

Ritiro completo delle forze UNAMIR.

Il 21 aprile 1994 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite votò all’unanimità la risoluzione 912 che adotta tra le tre alternative presentate dal Segretario Generale, la seconda. L’UNAMIR restò in Ruanda fino all’8 marzo 1996, con l’incarico di assistere e proteggere le popolazioni oggetto del massacro.

L’associazione ha attivato da poco, un nuovo progetto destinato a raccogliere fondi per il Ruanda, con l’intento di non far sprofondare la nuova e giovane generazione africana, nell’oblio dell’odio etnico.

Nella primavera 2014, l’ONLUS che con la sua struttura internazionale dal 1980 opera sul territorio ruandese aiutando 59.000 bambini, torna in Africa con una squadra coordinata dal fotografo di fama internazionale Nicolino Sapio, amico e sostenitore Compassion, che insieme con un team di alti professionisti realizzerà un reportage sulla condizione attuale del paese.

Adesso, si continua a non rimanere in silenzio, il mondo è pronto a rivivere la magia africana, attraverso sfumature inedite, mai viste e che regaleranno alla cultura occidentale e alle attuali relazioni internazionali, la possibilità di eclissare lo spettro di una futura guerra e delle sue fratture socio. Politiche.

Written by Giuseppe Giulio

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