La mostra personale dell’artista anglo indiano Anish Kapoor, sino al 24 novembre, Berlino

La mostra personale dell’artista anglo indiano Anish Kapoor, sino al 24 novembre, Berlino

Ott 28, 2013

La mostra personale di Anish Kapoor al Martin-Gropius-Bau di Berlino, visitabile sino al 24 novembre, è imponente.

 

Nulla di rivoluzionario, pezzi per lo più già visti, ammassati quasi senza continuità di causa e senza un disegno nelle eleganti sale del palazzo, con i colori dominanti il solito rosso ed il bianco.

Una mostra sconsigliata a chi non conosce Kapoor: non ci capirà nulla nel suo obbligatorio transitare tra cera, gomma e specchi in acciaio completamente delocalizzati.

Tra le opere in mostra, la principale è l’allestimento Symphony for a Beloved Sun, del 2013, realizzata appositamente per il Martin-Gropius-Bau, ma che ricorda e richiama molto della storia dell’artista indiano naturalizzato britannico: un enorme sole rosso (il tipico sole senza luce di Kapoor) domina la sala grande del museo.

Attorno, si arrampicano quattro rampe nere, dotate di tapis roulant in un movimento estenuantemente lento, a trasportare blocchi di cera rosso sangue sino in cima, e di lì li lasciano cadere, con tonfi inquietanti e mollicci, su un cumulo di cera che piano piano si scioglie e cola sul bel pavimento della sala.

L’opera che più ha appassionato i visitatori è in realtà una performance: A Shooting into the corner (2008-9), in cui una scultura si concretizza per effetto di un cannone che spara ogni venti minuti proiettili di cera vermiglia nell’angolo di una sala bianca.

Tutti con le mani sulle orecchie o le cuffie in attesa del colpo. Poi, cera rossa dappertutto. Una gioia infantile da scoppio di mortaletto.

Poi, ammassate nelle sale laterali a quella centrale in cui la cera si spiaccica su altra cera, ci sono The Death of Leviathan (2011-2013) consiste in una enorme struttura in pvc gonfiata tra una stanza e l’altra, rendendo impossibile vederla nella sua interezza ed è semplice immaginarla come un mostro marino agonizzante, accasciato sul pavimento di tre saloni; Up Down Shadow, 2005, un finto buco nel terreno, ah ah ah, che ridere.

Una sala è dedicata agli specchi, concavi o convessi, in cui lo spettatore ha una visione distorta di se stesso e si fa un sacco di fotografie con i cellulari e un’altra è piena di cera rossa in campane o masse geometriche immobili ed incomprensibili.

Un rigonfiamento nel muro. Una campana.

Qualcuno ha creduto che la foglia in un angolo fosse un’opera d’arte.

 

Visitabile dal 18 maggio 2013 al 24 novembre 2013

Anish Kapoor, Kapoor in Berlin

Martin-Gropius-Bau, Berlin

 

Written and Photo by Silvia Tozzi

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: