“Il Secondo Appartamento”, album omonimo della band: nato dal disagio mostra un luogo immaginario nel quale stare

“Il Secondo Appartamento”, album omonimo della band: nato dal disagio mostra un luogo immaginario nel quale stare

Ott 25, 2013

È uscito il 18 Ottobre 2013, l’album di debutto, omonimo, dei Secondo Appartamento.

 

I ritmi del Secondo Appartamento appartengono al pop folk, i suoi testi si ispirano alla tradizione cantautorale italiana ma con un occhio attento alle nuove modalità di espressione della canzone d’autore.

Sulla pagina ufficiale di Facebook si presentano come un gruppo che respira un tradizionale pop folk di origini inglesi, un fascino popolare che in Italia ricorda i Modena City Ramblers, indiscutibilmente, ma quello che riesco a cogliere io non è espressamente circoscritto a questo, e forse lo sbaglio del gruppo potrebbe già essere questo, ossia dare una descrizione del proprio “genere/stile”

Il nome della band evoca un luogo immaginario, popolato dagli  stessi componenti del gruppo e da personaggi, talvolta, socialmente emarginati. Il Secondo Appartamento, infatti, è il luogo di rifugio per chiunque non si senta adeguato al mondo in cui vive.

Il disco racconta delle storie. Nasce da un disagio, e dalla voglia di raccontarlo, sperando che tramutare un problema in una canzone possa aiutare a esorcizzarlo, e magari a superarlo.

I personaggi che animano le storie del Secondo Appartamento non sono del tutto immaginari, sono persone normali che si incontrano nella vita di tutti i giorni, ognuna con le sue perversioni e le sue stranezze.

Le canzoni fotografano il disagio del tempo in cui viviamo, un lavoro insoddisfacente, un amore non corrisposto, la grande insicurezza generata dai modelli di vita e dai valori dominanti.

Il Secondo Appartamento è una testa pensante e confusionaria, in cui moti romantici e turbolenti collidono nella continua ricerca di un’armonia tra gli opposti.

I ritmi del Secondo Appartamento appartengono alla tipica tradizione popolare, mescolati con le sonorità e la struttura delle “ballad” inglesi.

I loro testi si ispirano alla tradizione cantautoriale italiana, pur rimanendo alla ricerca di nuove vie di comunicazione del pensiero.

 

 

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