A duemila anni dalla morte rivive il mito di Ottaviano Augusto in mostra alle Scuderie del Quirinale, Roma

A duemila anni dalla morte rivive il mito di Ottaviano Augusto in mostra alle Scuderie del Quirinale, Roma

Ott 20, 2013

La mostra allestita alle Scuderie del Quirinale si propone di celebrare la vita e le opere di Augusto nel bi millenario della morte, avvenuta il 19 agosto dell’anno 14 d.c.

Aperta da sabato 19 ottobre, essa raccoglie una selezione di circa 200 opere di grande pregio artistico capaci di intrecciare la vita e la carriera del primo imperatore romano.

Frutto della collaborazione di molti musei e collezioni private, come la Fondazione Sorgente Group e la Fondazione Santarelli, l’esposizione presenta statue, busti e oggetti preziosi che ricostruiscono l’era augustea, durata più di 40 anni. Ideata dall’archeologo Eugenio La Rocca, la mostra si concluderà il 9 febbraio 2014 e si sposterà al Grand Palais di Parigi il prossimo marzo.

Sono passati duemila anni da quando Augusto, figlio adottivo di Giulio Cesare e primo imperatore di Roma, moriva. Leader carismatico, un “princeps” che riuscì a governare un vasto impero che si estendeva dalla Spagna alla Turchia, al Maghreb, alla Grecia, alla Germania.

Nato nel 63 a.c, egli aveva soltanto 18 anni quando Cesare, nel 44 a.c morì sotto i colpi di quelle famose 23 pugnalate inferte dai congiurati in Senato. Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto era nato da una famiglia plebea arricchita, pur essendo figlio di una sorella di Cesare, e fu prescelto da Cesare stesso a diventare suo successore quando ancora aveva 16 anni.

Egli regnò per 12 anni con Marco Antonio e poi, per più di 40 anni, conservò il potere assoluto. Il nome di “Augusto”, mai attribuito prima a comune mortale, gli fu conferito nel 27 a.c dal Senato.

Nonostante i libri di storia ce lo abbiano descritto come un uomo di salute cagionevole e corporatura esile, ”sempre “malaticcio, per citare il termine esatto riportato dal mio sussidiario delle scuole elementari, egli morì all’età di 76 anni. Fra le 200 opere esposte, vi sono statue, busti e volti in marmo.

Ma non mancano anche gioielli in oro, piatti, vasi d’argento con fini decorazioni, unguentari in vetro soffiato e oggetti di raffinati arredi destinati alla “domus” degli aristocratici, alcuni provenienti da Pompei. Presenti anche bassorilievi celebrativi, cammei, statue greche, frutto di bottini di guerra.

Tra i busti anche quelli raffiguranti Giulio Cesare, mentre su alcuni bassorilievi è narrata la battaglia di Azio che nel 31 a.c segnò la sconfitta di Antonio e Cleopatra e il trionfo proprio del “princeps” Ottaviano. Tra le sculture più celebri in mostra, senza dubbio quella di “Augusto di Prima Porta”, anche chiamata “Augusto loricato”, da lòrica, la tipica corazza in pelle dei legionari.

Scolpita intorno al 20 a.c e conservata ai Musei Vaticani, la scultura riprende il “Doriforo” di Policleto, infondendo un’immagine dell’imperatore in veste di guerriero.

Qui però la figura non è nuda, bensì Ottaviano è scolpito come un condottiero, scalzo e dal volto rassicurante. Il braccio destro è alzato e la veste che avvolge i fianchi, è riccamente decorata. Il legame con l’arte greca si avverte nitido, ma mentre l’arte greca scolpiva la figura in tutta la perfezione del corpo nudo, “mescolandola” con concetti mitologici, la scultura romana è pura storia.

Essa celebra qualcosa di reale e concreto, come condottieri e battaglie e, come in questo caso, Augusto imperatore di Roma. Centrali diventano, durante il principato di Augusto, i concetti di “pax”, “pietas” e “concordia”, cantati da grandi poeti quali Virgilio e Orazio e dagli intellettuali radunati nel circolo di Mecenate. Un nuovo concetto di cultura e di arte prende vita. Augusto a Roma fa costruire molti monumenti, fra i quali il teatro Marcello, l’Ara Pacis e il mausoleo a lui intitolato. Marmi e bassorilievi vanno a sostituire mattoni e cotto. Gli stessi che vedranno i visitatori a questa mostra.

Il “divo” Augusto verrà dunque nuovamente celebrato a Roma, ed è interessante pensare che, il reggitore più effigiato della storia è stato, in fondo, proprio colui che ha cambiato il “volto” dell’Urbe.

 

Written by Cristina Biolcati

 

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