Lev Tolstoj: neppure la nomina ad Accademico di Russia riuscì a stemperare la sua vena polemica

Lev Tolstoj: neppure la nomina ad Accademico di Russia riuscì a stemperare la sua vena polemica

Ott 17, 2013

Lev Nikolaevič Tolstoj, penultimo di cinque fratelli, nasce il 28 agosto 1828 nella tenuta di Jasnaja Poljana (duecento chilometri a sud di Mosca) da una famiglia di antica nobiltà. Ancora bambino, perde entrambi i genitori ed insieme ai suoi fratelli cresce, sotto la tutela di alcune zie, fra Mosca, Pietroburgo e Kazàn, dove dal 1844 frequenta, senza troppo successo, corsi universitari di lingue orientali e di giurisprudenza.

Intorno ai vent’anni sperimenta la vita mondana e perde ingenti somme al gioco. In questi anni, disordinati e tempestosi, si dedica con passione alla lettura (Sterne, i Vangeli, Rousseau, Puškin, Schiller, Gogol’) e comincia a tenere un diario che lo accompagnerà quasi per tutta la vita. A ventitré anni parte con il fratello Nikolàj per il Caucaso, dove si arruola nei granatieri. In questo periodo debutta sulla scena letteraria con il racconto Storia della giornata di ieri, ed il primo testo della “trilogia autobiografica”, Infanzia (1852), cui seguiranno altre prove narrative di misura breve.

Nel 1855, a Sebastopoli, partecipa in prima linea alla guerra di Crimea: questa esperienza sarà argomento di diverse narrazioni, tra le quali il ciclo dei tre Racconti di Sebastopoli (1855-1856). Pubblica, negli stessi anni, gli altri due volumi della “trilogia autobiografica” (Adolescenza, 1854 e Giovinezza, 1857) e diversi importanti racconti, tra i quali: La mattinata di un proprietario terriero, La tormenta e Due ussari, 1856; I cosacchi, 1863.

Nel 1857, ottenuto il congedo dall’esercito, viaggia in Europa: conosce Parigi, dove assiste a un’esecuzione capitale che lo sconvolge; gia a piedi in Svizzera e a Baden perde alla roulette tutto ciò che ha. In tale occasione viene aiutato da Turgenev, che gli presta il denaro di cui ha bisogno. Al ritorno si stabilisce a Jasnaja Poljana, dove inizia a occuparsi dell’emancipazione dei contadini dallo stato di servitù della gleba in cui ancora si trovano. Nel 1859 pubblica il romanzo breve La felicità amorosa. Si interessa di pedagogia, storia, politica. Organizza corsi per i figli dei contadini nella sua stessa tenuta.

Il 23 settembre del 1862, al Cremlino, sposa Sofja Bers, diciassettenne di nobile famiglia, dalla quale avrà tredici figli (dei quali cinque muoiono in tenera età). È l`inizio di un periodo sereno, nel quale lo scrittore troverà la concentrazione necessaria per comporre la grande epopea di Guerra e pace. La stessa giovane moglie collaborerà a questa indimenticabile impresa copiando i manoscritti più volte con pazienza e passione. Questo grandioso romanzo, che lo impegnerà sei anni, sena la sua definitiva affermazione.

Nel 1863, Tolstoj compone il racconto Cholstomér, nel quale si identifica con un cavallo che finisce ucciso: si tratta di un`opera molto indagata dai critici perché lo scrittore vi sperimenta una tecnica stilistica molto particolare: lo “straniamento”.

Dal 1873 al 1877, lo scrittore lavora ad Anna Karenina, l`altro celeberrimo capolavoro narratico che gli fu ispirato da un fatto di cronaca.

Negli anni successivi, in Tolstoj matura una crisi spirituale che lo porterà a mettere in discussione tutta la sua opera. Gli scritti che testimoniano questa svolta sono La confessione (1879-1880), la traduzione dei Vangeli (1880-1881), il Saggio di teologia dogmatica (1879-1880), La mia fede (1882-1884).

Tale evoluzione lo fa entrare in urto con le autorità della Chiesa ortodossa, che lo scomunicano per eresia. Tolstoj, richiamandosi al Cristianesimo, elabora una teoria di non resistenza al male (che tanto interessò il giovane Gandhi), difende i deboli e devolve i diritti dell`ultimo romanzo, Resurrezione (1889-1899) ad alcuni seguaci di sette religiose perseguitate come i duchobory. Tali posizioni lo fanno entrare in contrasto anche con le autorità politiche: nel dicembre del 1882 rifiuta la nomina a maresciallo della nobiltà del suo distretto, ritenendo questa carica incompatibile con le proprie convinzioni religiose.

La lunghissima, operosa, vecchiaia tolstojana è ricca di risultati artistici che si caratterizzano tutti per il taglio dichiaratamente autobiografico: i grandi racconti Le memorie di un pazzo (1884), dove viene ricostruito il drammatico momento della conversione religiosa; “La morte di Ivan Ili’c” (1887-1889), memorabile riflessione sulla caducità della condizione umana; “Padre Sergio” (1890-1898), la storia di un uomo troppo orgoglioso, “La sonata a Kreutzer” (1889-1890), per il quale viene accusato di misoginia; La cedola falsa (1902-1904), centrato sulla fragile e corruttibile natura umana; “Il diavolo” (1889-1909), una delle sue opere più convincenti, nella quale analizza lo scontro fra l’istinto e la legge sociale; “Chadzi-Murat” (1896-1912), potente affresco storico sulle amatissime regioni caucasiche. Tolstoj scrive anche notevoli testi teatrali, tra i quali La potenza delle tenebre (1886) e I frutti dell’istruzione (1886-1899).

Nel discusso pamphlet “Che cos’è l’arte?” (1897), mette in discussione la stessa funzione estetica, ritenendola insufficiente a contribuire da sola alla maturazione spirituale degli individui. Seguendo tale ragionamento, l’anziano scrittore si contrappone non solo a quasi tutta l’arte a lui contemporanea, ma anche a molti classici del passato, suscitando una serie di reazioni abbastanza miopi, soprattutto in chi si ostinava a valutare tali giudizi estraendoli dal contesto della poetica in cui venivano formulati.

Negli ultimi anni della sua produzione letteraria la distinzione fra opere creative e saggistiche perde rilevanza: numerosi sono gli interventi pubblici su problemi etico-politici che trasformano lo scrittore in una sorta di autorità morale. La tenuta di Jasnaja Poljana diviene meta di un’eterogenea folla di pellegrini, scrittori, filosofi, monaci, curiosi. Tutti desiderosi chiedere qualcosa al grande e terribile vecchio, che si batte contro la violenza, predica a favore della renitenza alla leva militare, pubblica articoli pacifisti. Nel 1900 viene nominato Accademico di Russia: ma ciò non serve a stemperare la sua vena polemica.

Sul piano privato, gli ultimi anni della vita tolstojana sono molto difficili, pieni di tensione e contrasti con la moglie. Il grande scrittore, fisicamente ormai logoro, si sente imprigionato dalla convenzione sociale e familiare: dopo numerosi tentativi andati a vuoto, il 28 ottobre 1910 abbandona di nascosto la sua casa, ma durante il viaggio si ammala di polmonite e il 7 novembre muore nella stazione di Astapovo.

 

Written by Alberto Rossignoli

 

Fonte

L. Tolstoj, “Guerra e pace”, Newton Compton Editori, Roma 2011

 

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