“Two Mothers”, film di Anne Fontaine: dal romanzo “Le nonne” di Doris Lessing – intervista

“Two Mothers”, film di Anne Fontaine: dal romanzo “Le nonne” di Doris Lessing – intervista

Ott 15, 2013

Two Mothers” è un film del 2013 diretto da Anne Fontaine ed in uscita in Italia il 17 ottobre 2013. Il film è tratto dal romanzo breve di Doris Lessing: “Le nonne”. Girato in 35mm ed in formato scope.

Il cast è composto da Naomi Watts, Robin Wright, Xavier Samuel, Ben Mendelsohn, Sophie Lowe, James Frecheville, Gary Sweet, Jessica Tovey. La sceneggiatura è stata scritta da Christopher Hampton. La colonna sonora è stata curata da Anthony Partos.

Two Mothers”  racconta di Lil e Roz, inseparabili fin da bambine, vivono in perfetta simbiosi con i loro figli, due ragazzi dalla grazia singolare che sembrano quasi un’estensione delle madri. I mariti sono assenti. Inspiegabilmente, e tuttavia come piegandosi all’inevitabile, le due donne si avvicinano una al figlio dell’altra, in una relazione che si fa subito passionale.

Al riparo dallo sguardo degli estranei, in un paradiso balneare quasi soprannaturale, il quartetto vivrà una storia fuori dall’ordinario fino a quando l’età non metterà fine al disordine. Almeno apparentemente…

Un film particolare perfetto per la regista, come racconta in un’intervista. Abbiamo scelto alcune parti per darvi qualche informazione sulla genesi del film. Buona lettura!

 

D: Com’è nata l’idea di adattare il racconto di Doris Lessing?

Anne Fontaine: Un giorno si è presentato da me Dominique Besnehard con l’edizione francese di “Le nonne”. “È un soggetto adatto a te”, mi ha detto. Sono rimasta subito colpita dal quartetto neo-incestuoso. Mi sembrava che offrisse la possibilità di andare oltre il tradizionale tema del triangolo, che è una delle ossessioni ricorrenti nei miei film. Mi sono messa al lavoro con l’idea di trarne un adattamento ambientato in Francia.

 

D: Ma poi alla fine ne ha tratto un adattamento in inglese. Come mai?

Anne Fontaine: Dopo qualche mese passato a scrivere, ho capito che non avrebbe funzionato. In Francia – fa parte della nostra cultura – facciamo fatica a non rendere esplicite le cose, cadiamo facilmente nella trappola della spiegazione psicologica, cosa assolutamente da evitare per “Le nonne”. E poi sentivo dentro di me che questa storia avrebbe dovuto svolgersi in un ambiente dalla bellezza straordinaria. Nel racconto di Doris Lessing è davvero molto presente l’idea di un paradiso perduto: non riuscivo a immaginare di poter trasporre questo Eden a Biarritz o a Belle Ile. E non riuscivo a immaginare neanche delle attrici francesi in grado di trasmettere la sensualità dei due personaggi femminili. È stato a quel punto che Philippe Carcassonne, d’accordo con Dominique Besnehard, mi ha suggerito di girare il film in inglese, perché così i personaggi e le loro situazioni avrebbero funzionato meglio.

 

D: Perché ha scelto di girare in Australia?

Anne Fontaine: Oltre che per i suoi paesaggi magnifici, perché l’Australia evoca qualcosa di universale e senza tempo. Non si sa mai con esattezza dove ci si trovi (questo vale in particolare per gli stranieri), né in che epoca. D’altronde la nostra direttrice casting a Sydney, Nikki Barrett, dice giustamente: “Non è un Paese vero e proprio, ma una realtà parallela…”. Ma l’Australia è anche un luogo veramente selvaggio, ed era chiaro che la natura dovesse partecipare della sensualità dei personaggi. Il mio incontro con Doris Lessing ha dato ragione a questa ipotesi.

 

D: Ha firmato la sceneggiatura di Two Mothers con Christopher Hampton, con il quale aveva già lavorato per Coco avant Chanel.

Anne Fontaine: Conosco Christopher da diciassette anni, mi sento molto a mio agio con lui. Questo genere di complicità era fondamentale per lavorare ad una sceneggiatura in una lingua che padroneggio poco.

 

D: Pur restando molto fedeli al romanzo, avete fatto un grosso lavoro di adattamento.

Anne Fontaine: Il romanzo di Doris Lessing è molto breve e il testo è in fin dei conti poco descrittivo. Bisognava dare corpo ai personaggi.

 

D: Avete anche modificato la cronologia del racconto.

Anne Fontaine: Era indispensabile. Sarebbe stato davvero un peccato sapere fin dal principio, come succede nel libro, che Lil e Roz, le due amiche d’infanzia, diventeranno ciascuna l’amante del figlio dell’altra. E ci sembrava ancora più assurdo mostrarle da nonne, lasciando credere che apparentemente tutto è rientrato nell’ordine, mentre si scopre che non è affatto così.

 

D: In fin dei conti queste due donne fanno tutto tranne che andare a letto insieme.

Anne Fontaine: Anche se, in maniera traslata, è proprio quello che fanno. Cosa che non impedisce loro di preferire passare per lesbiche agli occhi della società nella quale loro si evolvono… una società, un ambiente che peraltro ho scelto di proposito di porre al di fuori del tempo per renedere il messaggio più universale; usare il racconto come un’allegoria. Quello che mi affascina è il loro coraggio. Cercano di fermarsi, non ci riescono e, tacitamente, decidono di continuare. E’ anche una cosa rara in una situazione così riuscire a riconoscere, come fa Lil, di non essere mai stata tanto felice in tutta la sua vita. In questo c’è tutto lo spirito di Doris Lessing: il suo disprezzo per la famiglia, il suo gusto per la trasgressione.

 

D: La stessa omosessualità latente è presente nei due ragazzi.

Anne Fontaine: In Two Mothers è dappertutto. Vedo i due ragazzi un po’ come due fratelli. Anche quando litigano violentemente sulla spiaggia, si vede come si riavvicinino immediatamente. Quello che ha fatto male all’altro cura la sua ‘vittima’. Anche tra loro tutto avviene senza bisogno di parole. Non parlano mai della loro situazione amorosa. In fondo riproducono, senza dirlo, la storia delle loro madri. È solo nel momento in cui Tom introduce nello spazio affettivo del quartetto una giovane donna, che Ian esprime il suo disappunto e intraprende una strada diversa. Da quel momento il film cambia tono. Si avverte la sensazione che il paradiso comincia ad oscurarsi.

 

D: Nel caso di Two Mothers non siamo lontani dall’incesto.

Anne Fontaine: È un incesto traslato, e questo cambia tutto. È più sottile, fuori dall’ambito del veramente proibito. Tom non è il figlio di Lil, Ian non lo è di Roz. In un certo senso è più perverso, proprio perché siamo fuori dal tradizionale tabu letterario.

 

D: Il film è molto sensuale. Si ha davvero la sensazione che la macchina da presa sia sospesa tra l’acqua e la terra.

Anne Fontaine: Serve a creare una sensazione di piacere. Io adoro l’acqua, il mare… Ho sempre pensato che fosse molto erotico vedere uscire dall’acqua la spalla di una donna (o di un uomo). La natura australiana contribuisce ad accentuare questa sensualità. Si ha la sensazione di essere alla fine del mondo, immersi in un ambiente estremo, stregato e, a volte, quasi irreale. È uno dei protagonisti a pieno titolo del film. E poi c’è il pontile, un luogo ricorrente dove, fin dall’infanzia, e quindi innocentemente, i corpi si incontrano.

 

 

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