Intervista di Cristina Biolcati a Lorenzo Spurio ed al suo libro “La cucina arancione”

Intervista di Cristina Biolcati a Lorenzo Spurio ed al suo libro “La cucina arancione”

Ott 15, 2013

“Credo che a tutti sia capitato di sognare o di fantasticare di essere un’altra persona, ma forse in pochi hanno immaginato di tramutarsi in qualcosa d’inanimato. Reputo questa mia fantasia talmente bizzarra che evito di parlarne in giro”. (Lorenzo Spurio- “La Cucina Arancione”)

Oubliette Magazine oggi dà il benvenuto a Lorenzo Spurio, scrittore nato a Jesi e autore di saggi di critica letteraria e racconti pubblicati su varie riviste a tiratura nazionale. Lorenzo è persona molto impegnata dal punto di vista culturale e, infatti, gli chiederemo di parlarci nel dettaglio di queste sue attività che, oltre che scrittore, lo rendono anche “personaggio pubblico”. Dopo opere scritte in collaborazione con altri autori, è da poco uscito il suo libro d’esordio, “La cucina arancione”, di TraccePerLaMeta Edizioni, nella collana Oltremare, sezione Narrativa.

Lorenzo lo ha presentato proprie poche settimane fa a Firenze. L’opera, di cui l’autore mi ha fatto gentilmente omaggio con tanto di dedica che ho molto gradito, si compone di 25 racconti che hanno come filo conduttore il disagio psicologico. Spurio descrive la mente di chi devia da quei comportamenti rassicuranti che sono a garanzia del vivere comune. Si chiede cosa possa succedere nella mente di chi, fino a ieri “normale”, ad un tratto si scopre schiavo di un’ossessione che lo trasforma, facendolo diventare “altro da sé”, diverso dalla persona che è sempre stato.

Non vi è volontà di ghettizzare o denunciare alcuni comportamenti che esulano dalla “normalità”, nei racconti di Spurio. L’opera si potrebbe definire come una variegata mappatura di esistenze borderline, soggetti che hanno un rapporto conflittuale con le proprie coscienze e che, posti all’interno di un gruppo, si contraddistinguono per condotte preoccupanti. È l’ego umano che la fa da padrone, tracciando storie legate al disagio dei personaggi.

 

C.B.: Ciao Lorenzo, e benvenuto su Oubliette Magazine. Grazie per essere qui, perché le domande che ti vorrei fare sono tante. Hai acceso la mia curiosità! Lorenzo, tu sei laureato in Lingue e Letterature Moderne: come nasce in te questo interesse per il “disagio della psiche umana”, che forse, se vogliamo, sarebbe più cosa da psicologi? Quando hai capito che potevi guardare i comportamenti aberranti del genere umano, e parlarne tranquillamente senza provare stupore o addirittura raccapriccio?

Lorenzo Spurio: Grazie per la vostra disponibilità! La tua domanda è molto interessante e direi anche difficile, ma ci provo. Devo confessare che dagli studi universitari, di letteratura come tu citi, che al di là della componente storico-critica dei testi (soprattutto romanzi), che andavo studiando mi ha sempre interessato la componente intima e introspettiva dei personaggi: il domandarmi perché erano infelici o perché non trovassero nella vita la giusta collocazione che andavano cercando, quanto la malattia di un congiunto potesse incidere sulla quiete e sulla convenzionalità di una famiglia, se poteva esserci un qualche collegamento tra l’essere orfani ed aver poi sviluppato negli anni certi atteggiamenti non del tutto normali. Insomma sono andato sempre ricercando nella letteratura quell’attenzione nei confronti dell’essere (inteso come coscienza), nella sua irrazionalità, i tratti della sua psicologia che poi si manifestano in azioni che sembrerebbero ordinarie, ma che invece non lo sono. Ecco il motivo del mio recente libro di racconti e soprattutto l’attenzione per il disagio (non solo quello psichico che può farci venire alla mente principalmente figure di pazzi, regrediti, ansiosi e paranoici, ma non è solo questo) e per quello di carattere sociale che può essere a sua volta causa di un disagio psichico, personale: pensiamo al licenziamento di un uomo a causa della crisi (disagio sociale) che lo conduce a una situazione di apatia e depressione che sfocia in un insano atto suicida (disagio psichico).

 

C.B.: Come nasce l’idea del titolo: “La cucina arancione?”

Lorenzo Spurio: In molti si sono chiesti se questo libro avesse qualcosa a che fare con la culinaria ed ho subito risposto di NO! Il titolo del libro è quello di un racconto contenuto al suo interno, uno dei più lunghi e che reputo più significativo per i concetti che esso porta con sé, ma è dovuto anche alla felice immagine di copertina che è una foto di una cucina del marchio Gorenje poi adattata, modificata con una colorazione acida, arancione forte. Nel racconto in questione si costruisce un po’ la struttura di un rapporto di coppia la cui relazione è nata velocemente, in maniera quasi inconsapevole dove sarà l’assunzione di certi atteggiamenti (in un primo momento tacitamente concessi dalla donna) a portare al dramma. Dico dramma, perché in questo caso la narrazione si ferma e non porta alla tragedia propriamente detta, che comunque in vari altri racconti è presente. Posso aggiungere, inoltre, che la cromofobia o cromatofobia, ossia la paura- ossessione nei confronti di certi colori non è un aspetto banale e risibile delle problematiche della psiche in quanto esiste, è studiato e ha una sua sintomatologia: in questo caso ci troviamo di fronte a un soggetto crisofobico (la crisofobia è la paura-straniamento nei confronti del colore arancione).

 

C.B.: È inevitabile, scrivendo, che vi sia un racconto al quale tu ti senta più legato. Puoi dirci se effettivamente ne hai uno, e per quale motivo lo prediligi?

Lorenzo Spurio: Credo che sia come dici, anche se faccio difficoltà a sceglierne uno. Devo confessare che “La casa al mare”, racconto scritto assieme all’amico e poeta fiorentino Massimo Acciai ha una trama che reputo avvincente e che, come spesso accade nelle mie storie, porta a delle continue svolte un po’ per depistare il lettore e poi stupirlo con dell’altro. Se mi è concesso citarne almeno un altro vorrei dire che sono legato anche a “La mezza vita”, il racconto che non a caso apre la raccolta e che si caratterizza per essere uno dei più vecchi della mia produzione e per la presenza di un’ironia temprata che a tratti scaturisce nel paradosso.

 

C.B.: Non vi è salvezza né dannazione per i personaggi descritti in questo libro. Proprio perché essi sono “personaggi” e non “persone”. Vuoi spiegarci meglio questo concetto?

Lorenzo Spurio: Questa raccolta all’inizio avrebbe dovuto vedere al suo interno anche un racconto dal titolo “La bambina e il codirosso” che a suo tempo mandai in lettura a vari amici e scrittori ricevendo opinioni diverse, tutte abbastanza perplesse che mi fecero pensare. Il racconto riguardava una qualsiasi giornata di un uomo sfiduciato dal mondo che lavorava per una redazione di un giornale ma che un giorno, per una serie di ragioni, finiva per compiere un’azione spudorata e da condannare: una sevizie contro una bambina. Decisi di non pubblicarlo per evitare polemiche, condanne, attacchi moralistici, messaggi di sdegno, consapevole del fatto che il racconto era volutamente intessuto su una serie di parallelismi, doppi sensi e verità taciute. Questo per dire che l’uomo che compiva quel gesto era un personaggio, ossia un attore in una storia, da me creato, fatto muovere e manipolato. Qualcuno ha voluto vederci la costruzione di un identikit, paventando la paura del vicino o dello sconosciuto, dando sfoggio a uno scenario allarmistico al quale non me la sono sentito di impormi. Il libro presenta già molte storie e vicende “forti” che in altri tempi avrebbero visto una misura censoria e per le quali in molti hanno sottolineato anche il coraggio per aver portato sulla carta queste realtà. Gli uomini, le donne e i bambini che il lettore incontrerà nel libro sono “personaggi”, ossia creazioni dell’autore, altrimenti non si troverebbero in un libro, ma li incontreremo per strada, ma attenti perché non sono orchi, streghe, licantropi né mummie (che per strada non incontreremo mai), ma propongono (anche se qualcuno può negarlo, perché ne teme la realtà dei fatti) personalità verosimili con pensieri, dubbi e inquietudini che sono delle “persone”. Ecco perché la volontà di chiarire al lettore che quanto si sta leggendo è sì, fiction e non cronaca nera, ma che in realtà c’è molto trasfigurato della cronaca nera e che non si sta narrando favole, stramberie, né si sta mentendo o mistificando.

 

C.B.: Dai tuoi racconti si evince che l’uomo sia un animale istintivo che agisce in balia di un impulso. Vi è qualcosa, di autobiografico in quest’opera, o meglio, qualche comportamento realmente osservato da te?

Lorenzo Spurio: L’uomo è un animale sociale. Nel senso che il sistema di leggi, di convenzioni e di rituali che egli stesso si è posto (la Legge, la religione, la morale, la filosofia) lo contraddistinguono dall’animale che, come tu hai detto, agisce in balia di un attacco impulsivo, non prevedibile. La razionalità dell’uomo, però, può (e ne abbiamo certezza) conoscere zone d’ombra, momenti di black out, inceppamenti, quelli che possiamo identificare (se decidiamo di rapportarci alla cronaca nera di cui prima abbiamo parlato) nei cosiddetti “raptus omicida” che coinvolgono persone impensabili, ligie alla normalità, per bene, imprevedibili che poi finiscono per compiere azioni inenarrabili. Dato che la psiche dell’uomo non è un contenitore di ferro diviso ermeticamente dall’ambiente, sappiamo che il nostro comportamento non sarà mai completamente congetturabile in toto e nessuno può mettere la mano sul fuoco che in futuro non farà qualcosa perché il solo pensiero, nel presente, lo disturba. La società e le sue manifestazioni, le contingenze socio-economico, il clima familiare, amicale, la cultura, il sistema di leggi e di convinzioni, il livello di conoscenza e tanto altro sono aspetti che influiscono, ma che non sono i soli, nelle dinamiche del disagio e nelle motivazioni di tragedie. Per rispondere alla tua domanda, mi interessa la cronaca nera: non tanto la tragedia in se stessa, ma ciò che succede nella mente di chi la origina. Mi guardo attorno, certo, perché il mondo in cui viviamo spesso può essere un palcoscenico di tragicommedia, ma è anche il luogo dove, sotto i nostri occhi di spettatori, si compiono atrocità a causa di una mente che, come una sinapsi interrotta, smette di funzionare a dovere.

 

C.B.: Lorenzo, tu in passato hai scritto insieme ad altri autori. “La cucina arancione” rappresenta la tua prima esperienza di autore a tutti gli effetti. Come è stata accolta, fino ad ora, quest’opera?

Lorenzo Spurio: Giustamente, come osservi, “La cucina arancione” è la mia prima opera di narrativa da solista dato che la prima raccolta di racconti (“Ritorno ad Ancona e altre storie”, Lettere Animate, 2012) fu scritta a quattro mani con la poetessa e scrittrice fiorentina Sandra Carresi. Devo confessare che l’opera sta ottenendo pareri critici interessanti e validi sia per la professionalità critico-letteraria di alcuni, sia per quella medica di altri: alcuni psichiatri e medici hanno scritto una recensione su questa opera sottolineando come a livello di diagnosi mediche offra spunti che potrebbero aprire a una maggiore analisi dei personaggi, ma che riesco a trattare con capacità rifuggendo semplificazioni ed affrescando psicologicamente i personaggi con una certa scaltrezza. Tutto questo mi fa molto piacere.

 

C.B.: Mi riallaccio a quanto ho detto all’inizio. Tu sei un autore molto impegnato. Gestisci un blog, dove fai recensioni, nel 2011 hai fondato la rivista online di letteratura “Euterpe”, sei spesso membro di giuria in concorsi letterari, sei uno dei fondatori dell’Associazione culturale “TraccePerLaMeta”, e perdonami se ho dimenticato qualcosa! Vuoi parlarci di queste tue attività, immagino molto impegnative ma anche ricche di soddisfazioni?

Lorenzo Spurio: Ovviamente qui ci sarebbero da dire molte cose. Comincerò con il dire che oltre a scrivere racconti (narrativa breve) mi occupo anche di critica letteraria sia per mezzo di recensioni ad autori esordienti e non che attraverso saggi letterari su autori e opere sia italiani che stranieri, ne cito due: “Jane Eyre: una rilettura contemporanea” (Lulu, 2011) e il recente “Ian McEwan: sesso e perversione” (Photocity, 2013). Come giustamente hai osservato sono il direttore della rivista di letteratura online “Euterpe”, fondata nel 2011: si tratta di un aperiodico tematico che esce online che si occupa dei vari generi letterari (poesia, racconto, saggio, articolo) e che offre un’ampia sezione di segnalazioni con uscite di libri, concorsi, eventi e presentazioni di libri. Mi sto occupando negli ultimi tempi, oltre che della sponsorizzazione de “La cucina arancione” di una serie di eventi sul territorio: a fine Settembre abbiamo organizzato con la rivista “Euterpe” e l’Ass. TraccePerLaMeta un grande reading poetico in memoria di Pablo Neruda che ha visto la partecipazione di poeti di tutta Italia e il prestigioso patrocinio del Consejo Nacional de la Cultura y las Artes del Gobierno de Chile. Il reading poetico sul disagio psichico e sociale da me ideato e promosso con la rivista e l’Associazione TraccePerLaMeta è approdato a Giugno a Palermo, questo fine settimana si terrà a San Benedetto del Tronto (AP), a febbraio si svolgerà a Firenze e in aprile a Milano. Come vedi le iniziative e soprattutto le idee non mancano!

 

C.B.: Che progetti hai per il futuro?

Lorenzo Spurio: Come ti dicevo, ho in programma varie presentazioni di libri nei prossimi mesi dove mi hanno chiamato come relatore e devo dire che è una cosa che faccio con molto piacere. Di certo anche con altri enti e blog letterari organizzeremo qualche altra giornata di condivisione dedicata alla letteratura e ovviamente continuerò a scrivere nuovi racconti. Il prossimo anno forse mi dedicherò ad organizzare una nuova silloge, ma nel frattempo porto “La cucina arancione” in giro in altre presentazioni dopo quella di Firenze e Fabriano (AN); il 23 novembre ad esempio lo presenterò a San Benedetto del Tronto (AP) grazie all’Associazione Culturale “Alchimie d’arte”. Grazie per l’intervista!

 

C.B.: Ebbene sì, la nostra intervista è giunta a termine. Ringraziamo Lorenzo Spurio per la sua disponibilità, e per questa interessantissima chiacchierata. E nel congedarci, gli auguriamo le migliori cose per tutto quello che fa.

 

Written by Cristina Biolcati

 

 

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