“Karel Music Expò 2013”: un festival che conferma le aspettative e sorprende con ospiti d’eccezione

“Karel Music Expò 2013”: un festival che conferma le aspettative e sorprende con ospiti d’eccezione

Ott 9, 2013

Resoconto della seconda e terza giornata del “Karel Music Expò”, Quartiere Castello, Cagliari

 

4 ottobre 2013, Daniele Mei

Anche la seconda giornata del Karel Music Expò si rivela interessante. Il tempo è clemente anche se grigie e veloci nuvole passano sopra il Teatro di Castello facendo temere un imminente temporale.

Niente succede se non una pioggia di suoni.

Gli artisti presenti son quanto di più particolare si potesse scegliere per un festival.

Iniziano i brianzoli Aim che con il loro set scoppiettante allietano il pubblico presente in teatro.

Purtroppo non riesco a vederne tantissimo, dato che arrivo a concerto quasi ultimato. Mi avevano a loro modo conquistato i Somnambulist con il loro progetto Berlin in una piccola locanda lì, nei pressi del teatro, come anteprima agli spettacoli principali.

Due gruppi davvero ai più sconosciuti ma che hanno nella qualità la loro forza. I primi, iperadrenalinici emorocker senza troppi pensieri, i secondi oscuri e con un piglio alt rock. Due mondi completamente opposti che questo inizio della seconda fase del Karel ci offre.

Riesco quasi a perdermi anche Miss Natasha Enquist, che vedo di sfuggita nell’acoustic room. La bella canadese incanta, con la sua elettro-fisarmonica ed il suo set minimale.  L’attrice, cabarettista, modella, musicista e cantante si esibisce nei suoi brani e nei suoi balletti sensuali ma inquietanti, che creano un atmosfera sospesa nel tempo.

Ma la vera bomba di tutto questo “Festival delle Culture Resitenti”, cioè il KME, son loro: i devastanti Gallon Drunk. Pirotecnici, oltraggiosi e violenti vomitano tutta la loro potenza su un pubblico talmente incollato alle sedie che forse nemmeno il diluvio (questo si di acqua) riuscirebbe a far muovere. E neanche io riesco, troppo assorbito dalla seduta collettiva, troppo incline a seguire la massa in questo caso, ma che dentro di me accumulavo tutta la tensione e la furia di un suono violento che richiama quei grandissimi Birthday Party nella quale debuttò Nick Cave (anche se in realtà inizio la sua carriera nei Boys Next Door).

Belli e spessi, con quel sax ficcante e quel basso pulsante, quella batteria precisa e martellante che non lascia scampo. James Johnston, che vedendolo fuori dal teatro sembra un ragazzo quasi timido, quando imbraccia la chitarra, picchia sui tasti dell’organo elettrico e urla sul microfono viene letteralmente prelevato dal demonio e trasformato in un animale. Da vedere è uno spettacolo unico. Non possono dirsi una sorpresa, ma una rarità per Cagliari qualcosa di così intenso. Tra le poltroncine (seduto pure lui), un pensieroso Pierpaolo Capovilla, che forse dai Gallon Drunk ha imparato tante cose.

Nell’acoustic room intanto si appresta ad iniziare il suo set fatto di belle canzoni, bestemmie e colpi di testa al microfono un icona del rock italiano. Giorgio Canali intrattiene, anche se con il gruppo è un’altra cosa. La sua chitarra, inconfondibile, ha un suono bellissimo, sia quando è tranquilla sia quando si incazza. Un mito.

Le  Chicks on Speed mi confondono. Lo spettacolo, a tratti interessante, diventa delle volte abbastanza indecifrabile. Sembrano quasi imbarazzate, goffe. Manca qualcosa, ma non so cosa dato che non le ho mai seguite. Fanno quelli che credo siano i loro cavalli di battaglia. Fino a quando a un certo punto arriva il black out totale, e dopo l’imbarazzo, vinto e gestito alla grande direi, non c’è più tempo per i pezzi più famosi ed attesi, le hit “Wordy Rappinghood” e “We don’t play guitars”. Prepariamoci al sabato.

5 ottobre 2013, Emiliano Cocco

La terza serata dedicata al Festival  delle culture resistenti  scorre attraverso un via vai di persone che incuriosite si aggirano tra i vari stand nella zona del Castello  dove vengono proposti diversi prodotti enogastronomici e sponsorizzate diverse attività improntate a  valorizzare il territorio. L’esaltante esibizione dei  The Cyborgs  infiamma gli animi dei numerosi presenti accorsi all’interno del Kastè Social Pub.  La “Two Man Band” romana dimostra di avere  l’attitudine giusta per strappare sentiti applausi tra il pubblico, parecchio divertito dagli ironici siparietti che i due mascherati mettono in atto, sfoggiando un’ invidiabile tecnica tra assoli di piano e batteria eseguiti da Cyborg 1 (che si occupa pure delle parti di  basso suonate con le tastiere)  e quelli di chitarra di Cyborg 0. Il tempo di spostarsi al Teatro Civico per vedere sul palco la polistrumentista svedese Christine Owman armeggiare la sua viola, dando vita ad una performance affascinante che miscela sapientemente  suoni  folkloristici oscuri e  deviazioni elettroniche.

Il tempo per il cambio palco ed entra in scena Pierpaolo Capovilla, voce de Il Teatro degli Orrori e bassista/cantante degli OneDimensional Man, nell’ alternativa veste d’ interprete per un readingtratto dalle opere di Pier Paolo Pasolini intitolato “La religione del mio tempo”, accompagnato  per l’occasione  alle tastiere da KoleLaca dei 2Pigeons. Il cantautore, forte delle esperienze avute  in passato per il reading del libro “Denti Guasti” dello scrittore/musicista Matteo De Simone (Nadàr Solo) e quello sui testi del poeta russo Majakovskij, si cimenta in questo nuovo ruolo con grande convinzione e trasporto conquistando il favore del pubblico che resta ad ascoltarlo in rispettoso silenzio.

Nella acoustic room, la sala dedicata agli show acustici (o quasi) si alternano LovelyQuinces, giovane folksinger croata dedita a suonare un indie folk accompagnandosi con il solo ausilio di una chitarra acustica, ed il duo Italo/australiano Edwina e Deko  che daranno  un tocco di intimità con le rispettive esibizioni

Il momento più atteso della serata da parte del pubblico è l’arrivo di Karl Bartos. Gli immensi schermi posti dietro l’enorme consolle dove fanno bella mostra di sé quattro laptop della Apple e altra strumentazione serviranno all’artista tedesco a ripercorrere tutta la sua carriera artistica  partendo dal periodo della  militanza nel famoso gruppo di musica elettronica Kraftwerk e successivamente negli Elektric Music per poi intraprendere una carriera solista  che sfocia con la presentazione dei brani  del nuovo album “off the records” di recente pubblicazione. L’uso di effetti  visivi  aggiunge alla performance musicale una marcia in più rendendo lo spettacolo più dinamico e vario, coinvolgendo  i presenti   che reagiscono in maniera entusiasta.

 

Written by Daniele Mei ed Emiliano Cocco

Photo and video by Emiliano Cocco

 

 

Info

Flickr Emiliano Cocco

 

2 comments

  1. Angelofranco /

    Bella recensione. Mi fate pentire due volte per l’essermelo perso!

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