“Cose Nostre – Malavita”, film di Luc Besson: un simpaticissimo pot pourrì di clichè

“Cose Nostre – Malavita”, film di Luc Besson: un simpaticissimo pot pourrì di clichè

Ott 7, 2013

Cose Nostre – Malavita è la nuova action comedy del francese Luc Besson (Io vi troverò, Transporter) in uscita il 17 ottobre nelle sale italiane.

Tratto, con grande fedeltà, dal libro dello scrittore italo-francese Alberto Benacquista (Malavita, edito in Italia da Ponte Alle Grazie), vanta come protagonisti attori americani d’eccezione: Robert De Niro, Michelle Pfeiffer, Tommy Lee Jones, sono i tre più altisonanti nomi del cast, che vede come produttore esecutivo il grande Martin Scorsese.

È la storia, ambientata ai giorni nostri, delle difficoltà di una famiglia di un ex-gangster italo-americano (De Niro) che dopo aver testimoniato si ritrova a dover abbandonare Brooklyn per abitare con moglie e figli in uno sperduto paesino della Normandia sotto la tutela del Programma di Protezione Testimoni.

Questo è soltanto l’ultimo di una serie di sfortunati traslochi, poiché, nonostante gli sforzi dell’agente dell’FBI a loro assegnato (Lee Jones), nessuno dei quattro si decide ad abbandonare le sue abitudini da fuorilegge nello svolgere anche le più banali mansioni della vita quotidiana, come ad esempio fare aggiustare le tubature di casa dall’idraulico locale o recarsi a fare la spesa.

I loro comportamenti non fanno altro che incrinare i già labili rapporti con la popolazione autoctona, con la quale si alimenta un costante conflitto che contrappone americani e francesi con i loro reciproci pregiudizi.

Lo humor fa da padrone assoluto da inizio a  fine film, suscitando grasse risate in questo lavoro che rielabora la classica storia gangster americana inserendola però nel genere comico, espediente assolutamente inedito e molto apprezzato dagli attori coinvolti.

Bene, se l’hanno fatto gli attori, spero che non lo faccia il comune buon senso.

Se infatti vogliamo partire da quello che, a mio parere, non è neanche il peggiore dei difetti di questo film, è necessario fare presente che, per quanto possa essere apprezzata superficialmente questa visione ironica di un soggetto tanto serio, Besson esagera.

 Scherza troppo e sempre. Si ride, si ride e si ride. Questo, per carità, è un grandissimo pregio nella banalità diffusa attuale in cui le commedie spesso non strappano nemmeno un sorriso, ma si ride troppo di qualcosa che nella vita reale porta soltanto lacrime e ciò, per la durata di un intero film, mi pare davvero fuori luogo.

Regna un’atmosfera surreale su ogni aspetto del film. A partire dalla risata, protettrice di una famiglia di assassini che continua imperterrita nelle sue usanze senza che nulla gli succeda mai.

Colonna sonora anonima, un finale che lascia a bocca aperta sì, ma perché pura fantascienza.

Se passiamo alla fotografia notiamo che viene rappresentato un metafisico clima di estate perpetua, è estate però i ragazzi, non si capisce come, vanno al liceo. È estate perché deve essere estate, altrimenti non ci si spiega come in Normandia possa esserci tutto quel sole.

Particolarmente azzeccate alcune ricostruzioni, come quella di una festa in famiglia in un flashback di Warren (John D’Leo, che interpreta il figlio più piccolo di De Niro), ma un completo flop le altre.

Se infatti si può sorvolare sul fatto che il boss mafioso dalla sua cella del carcere americano tra i tanti quotidiani nostrani scelga di leggere proprio “La Repubblica”, non è possibile accettare le grottesche raffigurazioni del personaggi francesi che popolano il film.

Se poi Besson oltre che a Scorsese (omaggiato deliziosamente con una proiezione di Quei bravi ragazzi che giustappone il boss-De Niro giovane all’ex boss-De Niro pentito) intendeva rendere omaggio allo scarso Giù al Nord (come tutti ricordano, l’originale francese di Benvenuti al sud, di Luca Miniero, 2010) allora credo abbia confuso un po’ le sceneggiature. Se le sue intenzioni erano altre, davvero non ci siamo.

L’intera pellicola è portata avanti unicamente dall’egregia abilità degli attori protagonisti, colossi del cinema e se mai un successo dovrà esserci sarà procurato soltanto da questo elemento.

Besson non fa altro che scavarsi la fossa, trascinandosi da solo nei tanti clichè che ha voluto rappresentare nel suo film e celebrando ogni sorta di diceria che può sovvenire alla mente parlando di francesi che fanno film o di pellicole americane. Un (simpaticissimo) pot pourrì di clichè.

 

Written by Francesca Lettieri

 

 

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