“Giùllemani”, libro di Carola Ludita Farci – recensione di Stefano Aranginu

“Giùllemani”, libro di Carola Ludita Farci – recensione di Stefano Aranginu

Set 12, 2013

“E però a volte mi assalgono strani dubbi e mi sento in bilico, totalmente in bilico e se non sto attenta cado e anzi in realtà io vorrei cadere perché almeno sarei sicura di quale è il mio lato e invece non cado e continuo a stare in bilico”. “Giùllemani

Marta è una ragazza perennemente in bilico, figlia di una società che tutto possiede tranne i pregi dell’essere un buon genitore. Marta preferirebbe cadere, davvero avrebbe più gioia nel sentirsi spinta da un lato piuttosto che in un altro, sopra questo filo che funambolicamente percorre durante la sua esperienza. Eppure, non cade. No.

Marta sta in piedi. Portata a largo da onde alte e dirompenti proteste universitarie, improbabili amanti e indecisioni post-adolescenziali. Perché se  è vero che le strade sono tante, è altrettanto vero che difficile è sceglierne una soltanto. E dunque anche se la nostra giovane studentessa cagliaritana ama i numeri, ecco che si iscriverà in Lettere a Pisa, con il totale amore per quello che lei stessa definisce qualcosa di inutile e, proprio per questo, bellissimo.

Ma in un continuo equilibrio precario, non si può vivere a lungo. I ripensamenti sono tanti, la sua isola lontana, e i suoi ricordi passati molto più vicini di quanto lei stessa non vorrebbe. Allora Marta fugge, corre via veloce, o almeno ci prova, senza fermarsi mai. Veloce come il Maestrale che soffia sull’amata isola sua, a cui dedica sprazzi d’affetto quando cerca qualcosa di  rassicurante.

Ma Marta ora vive a Pisa, e deve fare i conti con una nuova realtà che la vuole divorare per sputarne via le ossa. Eppure, con quella forza che solo una giovane ventenne assetata di conoscenza e piena di vita può avere, la protagonista del romanzo combatte e va avanti, consapevole dei suoi difetti e delle sue ansie, delle sue scelte, perché no, anche un po’ superficiali, perché non tutto nella vita deve essere profondo o riflessivo, altrimenti ci si impantana troppo.

Nella provocante scrittura di Carola Ludita Farci, scopriamo un flusso di coscienza che ci lascia veramente senza fiato, attraverso uno stile che si fa beffe dello standard, della normalità, delle regole che da sempre ci sono state imposte.

Carola ci dimostra una magistrale conoscenza di queste regole, proprio per il modo di cui se ne fa gioco: le prende in giro, le ricostruisce, le plasma, segno di una profonda padronanza della tecnica e dello stile narrativo.

E se dello stile vogliamo parlare, allora potremmo dire che siamo di fronte a quell’italiano neo-standard, capace di raccontarci il mondo così come noi lo parliamo. Esattamente così come noi lo parliamo. Scelta più che azzeccata, per descrivere la frenesia di una vita che ci sfugge di mano, ma che Carola Farci è stata capace di raccontarci con uno stile tanto accattivante quanto pieno di voglia di vivere.

Pochi giorni dopo l’abbattimento del Muro di Berlino, Carola nasce in una felicissima isola nel mezzo del Mediterraneo. Della sua Patria impara subito ad amare il mare, il sole, la sabbia, la rabbia, e le linguine gambero e pomodorini.

Dopo un percorso travagliato e felice al liceo classico Siotto, comincia a reputare la conoscenza del mondo come uno degli imperativi categorici dell’esistenza. Si trasferisce dunque a Pisa dove, tra un Erasmus a Madrid e un tirocinio a Norimberga, studia Lettere.

Il resto del tempo lo passa a leggere libri sotto un enorme piumone, a orsservare attentamente il soffitto, ed a invocare l’amata Sardegna. Si è da poco laureata in Lingua e Letteratura Italiana con una tesi su Sergio Atzeni.

 

Written by Stefano Aranginu

 

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