È morta la ventenne tedesca Jana Lutteropp attaccata alle Isole Hawaii da uno squalo

È morta la ventenne tedesca Jana Lutteropp attaccata alle Isole Hawaii da uno squalo

Ago 24, 2013

Non ce l’ha fatta la turista tedesca ventenne attaccata da uno squalo nel pomeriggio di mercoledì 14 agosto, mentre faceva snorkeling di fronte alla spiaggia di White Roch, alle Hawaii.

Jana Lutteropp purtroppo è morta in seguito alle ferite riportate che non le hanno lasciato scampo, poiché lo squalo le aveva tranciato di netto un braccio appena sotto alla spalla. Le sue urla strazianti, che in mare possono provenire soltanto da una persona divorata da uno squalo, avevano fatto accorrere immediatamente due amici della ragazza e un uomo in kayak che sono intervenuti e l’hanno riportata sulla terraferma.

Le condizioni della giovane donna, sono apparse subito molto critiche e, dopo il suo trasporto al Maui Memorial Medical Center, è stata tenuta in vita artificialmente. Ma le ferite riportate, oltre alla perdita dell’arto superiore, erano troppo profonde perché riuscisse a sopravvivere.

Dopo il fatto è stato posto un cartello che segnala l’avvistamento di squali, per avvertire la popolazione del pericolo. Jana è stata attaccata mentre nuotava con il respiratore nella località di Maui, e 4 giorni fa un sedicenne 4 era stato morso alle gambe mentre faceva surf.

Quello che ha provocato la morte della giovane tedesca è stato il nono attacco di uno squalo dall’inizio dell’anno alle Hawaii. Un fatto insolito dato che, secondo il Dipartimento delle risorse naturali dello stato, ogni anno vengono registrati al più 5 o 6 incontri ravvicinati, durante i quali al massimo, i famigerati pesci sbattono il muso contro i nuotatori o si sfregano loro contro, al fine di soddisfare la loro proverbiale curiosità.

L’attacco di uno squalo è piuttosto insolito al largo delle isole Hawaii, e l’ultimo incidente mortale risale al 7 aprile 2004, quando un surfista, Willis McInnis, 57 anni, al largo del parco Pohakn a Maui, morì dopo essere stato morso da uno squalo. Ora le autorità sono molto preoccupate dal crescere di questi casi, soprattutto nell’ultimo anno. “Jana ha lottato per la vita – ha raccontato la madre, Jutta – ma purtroppo ha perso la sua battaglia. Mia figlia era una bella, forte e giovane donna che sorrideva sempre, e noi la ricorderemo in quel modo”.

La vicenda presenta delle analogie con la storia di Bethany Hamilton, giovane surfista che perse un braccio alla giovane età di 13 anni, a causa dell’attacco di uno squalo tigre alle isole Hawaii dove viveva con la sua famiglia. La vicenda è stata anche narrata da un film del 2011 diretto da Sean McNamara, con attori importanti come Dennis Quaid e Helen Hunt.

Soul surfer”, surfista con l’anima, appunto, narra la storia della ragazzina, a cui uno squalo tigre strappa di netto l’arto sinistro, e con esso l’adolescenza e tutti i suoi sogni di giovane promessa del surf. Ma Bethany, coraggiosa e determinata come poche, non solo riesce a sopravvivere all’attacco, ma esattamente l’anno dopo torna alle competizioni di surf con risultati sorprendenti.

Una passione che non conosce ostacoli, quella di Bethany, che ha avuto una sorte migliore rispetto alla sfortunata Jana. Il famigerato killer si suppone essere uno squalo tigre, noto per la sua proverbiale aggressività, l’appetito leggendario, e per il fatto di non distinguere il bersaglio dei suoi attacchi.

Egli viene paragonato ad un grande secchio dalla spazzatura che, per fame, potrebbe divorare qualunque cosa. Nel suo stomaco sono stati ritrovati pneumatici, targhe di auto, lattine e addirittura blocchi di cemento.

Non essendo selettivo, come invece la maggior parte dei suoi “colleghi” squali, è facile che il tigre si trovi ad attaccare anche l’uomo. Inutile dire che gli attacchi di squalo avvengono sempre per fortuite fatalità, e mai con premeditazione.

Siamo noi che, entrando in acqua, invadiamo il loro ambiente, e mai viceversa. Straziante sarebbe spiegare ad una madre che ha appena perso la figlia ventenne, che se uno squalo attacca vicino alla riva, un motivo c’è sempre, e che essi non sono mostri del mare, punto e basta.

Oggi non me la sento di analizzare la psicologia degli squali.

Prevale il silenzio. Una triste notizia è giunta dalle isole Hawaii: Jana è morta.

 

Written by Cristina Biolcati

 

One comment

  1. Rosario Tomarchio /

    Dire alla mamma tua figlia/o non c’è più è il più grande dolore, la più brutta notizia che una mamma può ricevere. Certo poi c’è il detto popolare non c’è morte senza scusa, Ma il dolore resta sempre presente, come un vuoto dentro.Poi a una mamma si può dire che la vita va oltre. Il legame che ci unisce non termina con la morte, con il niente, ma continua in quella fiducia cristiana che il credente è chiamato ad avere,

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