“Hachiko”: tra storia vera e film, spiegate le cause della morte

“Hachiko”: tra storia vera e film, spiegate le cause della morte

Ago 20, 2013

Narriamo oggi una storia d’amore e d’amicizia, un sentimento profondo di lealtà e fedeltà che ha legato, è il caso di dirlo, per molti anni un cane al suo padrone. Un’unione che è andata oltre la morte e si è conservata nel corso del tempo.

È la storia di Hachiko, il leggendario cane di razza Akita la cui vicenda è stata immortalata nel suo paese nativo, il Giappone, e conosciuta nel resto del mondo. Il cane più famoso del Giappone, tornato alla ribalta non molti anni fa, grazie alla versione cinematografica intitolata “Hachiko – Il tuo migliore amico”, pellicola del 2009 interpretata da Richard Gere.

Quella di Hachiko è una storia vera. Egli era solito accompagnare il suo padrone, un professore universitario di nome Hidesaburo Uero alla stazione ferroviaria ogni giorno. Ogni sera, puntualmente, tornava alla stazione per aspettarne il ritorno. Quando Uero morì, Hachico continuò a recarsi alla stazione per circa 10 anni.

Il cane divenne leggendario per la lealtà che dimostrò nell’aspettare il suo padrone, dopo che quest’ultimo morì a causa di un infarto mentre si trovava al lavoro, all’Università. Il fedele cane lo aveva accompagnato al treno al mattino e non lo aveva più visto tornare. Hachiko morì nel 1935, all’età di 13 anni. Dopo la morte, i ricercatori di quella che oggi è l’università di Tokyo, eseguirono l’autopsia sul suo corpo, scoprendo ascaridi nel cuore e del liquido nell’addome.

Nel 2011 gli scienziati hanno determinato che ad uccidere Hachiko non fu uno spiedino di pollo che gli perforò lo stomaco, come si era creduto per anni, bensì un cancro ai polmoni che gli aveva anche danneggiato il cuore. Utilizzando sofisticati test come la Risonanza Magnetica, un team di studiosi dell’Università di Tokyo ha analizzato gli organi di Hachico scoprendo tumori di grandi dimensioni al cuore e ai polmoni.

L’esame è stato ancora possibile poiché gli organi interni dell’animale sono conservati presso l’Università di Tokyo. Una riproduzione di Hachiko è in mostra al Museo Nazionale di Natura e Scienze di Tokyo, in Taito Ward, mentre una statua di bronzo fu costruita in suo onore, e messa nella posizione esatta dove il cane attendeva il suo padrone alla stazione di Shibuya.

Il film di Lasse Hallstrom con Richard Gere ha portato alla scoperta dell’eroica impresa di questo straordinario cane. Un animale che avrebbe molto da insegnare agli uomini, valori come la fedeltà e la devozione. La storia vera di un cane che è diventato leggenda, narra di un Akita di nome Hachico che viene trovato nel 1924 sulla banchina della famosa stazione ferroviaria all’interno di una scatola, da un professore universitario che decide di prendersene cura, interpretato da Gere.

Tra i due si instaura un’alchimia incredibile, quasi magica, tanto che il cane attende Uero/ Gere al ritorno dal lavoro, alla stazione dei treni, tutti i giorni alla stessa ora per un anno intero. Fino a quando il professore viene colpito da infarto e muore mentre sta facendo lezione. Hachico lo attende invano. Dopo la morte del padrone, il cane viene anche ceduto ad altre persone, al fine di trovargli una casa, ma scappa regolarmente per tornare alla stazione ad aspettare il ritorno del professore. Sempre alla stessa ora, sempre fermo nello stesso punto.

Ogni giorno, per 10 anni. Il film ruota intorno all’incredibile rapporto che nasce tra Richard Gere e Hachiko. Il regista si interessa a loro, e solo a loro, lasciando sullo sfondo tutti gli altri personaggi, che nel corso degli anni rimarranno sorpresi dall’incredibile fedeltà del cane. Una volta morto Gere, proprio Hachiko diventa il protagonista assoluto, con il personale dolore che sfida il passare del tempo, rappresentato da lunghi silenzi e dolci sguardi avvolti di tristezza.

Il regista sembra “avvolgere” il cane con un’invisibile coperta di compassione, regalando allo spettatore momenti di fortissimo impatto emotivo, amplificato da una fredda e piccola cittadina e da melanconici colori autunnali. Sulla fedeltà dei cani non ho mai avuto dubbi.

Che a volte essi siano migliori delle persone, neppure. Ma grazie a questo film, ora ho un nuovo eroe. È soprannominato Hachi, ha 4 zampe e vivrà in eterno nel ricordo della gente, immortalato in una statua di bronzo alla stazione di Shibuya, in Giappone. Sfida il tempo che passa, e rimane là, in attesa che ritorni il suo padrone.

 

Written by Cristina Biolcati

 

 

 

6 comments

  1. Chi ha cani e li ama davvero sa di cosa sono capaci e del loro profondo amore verso colui che non è solo un padrone ma un compagno. Io mi porto Zeus in ufficio con me tutti i giorni e sono rare le volte che lo lascio a casa da solo, quando mi sono assentata per alcuni giorni l’ho affidato ai miei genitori (che hanno anche loro un cane amato tantissimo anch’esso) ma, mia mamma dice che si vede che sente terribilmente la mancanza mia e di mio marito. Quando torniamo diventa la nostra ombra per diversi giorni come se temesse di rimanere a casa da “solo” di nuovo…

  2. Cristina biolcati /

    Paola, ti capisco benissimo. Io ho 5 cani, che per me sono figli. Vivono con me e dormono nel mio letto. Quindi condivido in pieno il tuo pensiero. Sono esseri fedeli, che non provano pieta’ per se’ stessi. Sono guidati solo dall’amore per il padrone, e non hanno bisogno d’altro. Sono di gran lunga migliori degli uomini. Un saluto a Zeus :)

  3. luigi /

    paola io ne ho 07
    quando vado al lavoro sono gli ultimi a salutarmi e quando torno sono i primi che mi salutano

  4. Cristina biolcati /

    Luigi, mi batti di due! :)

  5. Daniela S. /

    Anch’io ho una cagnolina, Milù, che ha quasi tre anni. E’ stato subito amore a prima vista con tutta la mia famiglia. Oggi, fino all’ora di pranzo, era sdraiata nel mio letto, vicino a me, mentre scrivevo. Lo fa sempre perché capisce che ho bisogno di affetto vero, anche senza chiedere. Un anno prima del suo arrivo avevo un gatto, un gatto molto bello di razza norvegese, che nel dicembre del 2010, mi venne rubato. Non l’ho ancora accettato. E quando mi accorsi che non sarebbe più tornato ebbi un crollo emotivo. Adesso sto recuperando anche grazie alla cagnolina. Quando la porto a passeggiare, si accorge quando mi sto mettendo le scarpe per uscire con lei e fa sempre le feste….. <3

  6. cristina biolcati /

    Hai ragione Daniela, il lutto per un animale, in fondo, non si supera mai. E te lo dice una che lo ha provato. Si trova sollievo occupandosi di altre creature, che hanno bisogno di noi per vivere. Così ci si sente utili e si dona quell’amore che abbiamo dentro e che altrimenti sarebbe sprecato. Un abbraccio a te e a Milù.

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