“Osanna!”, silloge poetica di Roberto Ragazzi – prefazione di Marzia Carocci

Quando un uomo o una donna si affidano all’ arte poetica  è per sentirsi  e rincontrarsi attraverso quell’elaborato introspettivo quale la poesia stessa.

Un viaggio meditativo, dove niente è possibile nascondere perché inutile, quando si vuole condividere il pensiero, l’emozione, la speranza o la condanna quindi,  la verità dell’anima.

Il poeta spesso erroneamente  definito romantico e sognatore non è altro invece, che un osservatore attento al mondo esteriore e interiore; egli  potrà essere cattivo, pessimista, utopista o sentimentale, speranzoso ed amante del bello.

Comunque sia è un creativo e un realista di quel mondo che abita in sé.

La poesia spesso denigrata, accantonata a volte ignorata  ha la forza di restare l’unica forma letteraria che parla dell’uomo e delle sue realtà,una sintassi perfetta la quale sviluppa in modo istantaneo ed istintivo uno stato d’animo, che sia di gioia, di dolore, di rabbia o d’ incanto.

Roberto Ragazzi fa parte dei poeti che fanno riflettere, che portano a ragionare e  a scrutare nelle proprie menti dove il lettore troverà molte similitudini alla propria esistenza perché Ragazzi di vita parla, di essenze vissute, di memorie abbracciate e incanti perduti, nel suo “Osanna!“.

Poesie che tolgono il respiro in un susseguirsi di emozioni fatte non solo di carezze, ma di graffi e spine, di tumulti del cuore dove il disincanto lascia spazio a quelle realtà che fanno male, che ci fanno sentire deboli creature in balia d’un tempo non sempre pietoso e amico, ma compagno di solitudini e amarezze, di consapevolezze e delusioni.

Roberto Ragazzi ci porta nel viaggio d’una vita dove passato e presente s’intersecano quasi a sfiorare il futuro da sperare migliore, nella ricerca di luce e calore, nella speranza d’un domani da amare.

Poesie scritte in ottima forma poetica dove regina è una figura retorica armoniosa e mai contrastante al verso; musicalità e ritmo accompagnano la parola scelta mai obsoleta e inutile.

La campana

Din-don,/ din-don,/ campana che dall’alta tua torre/ brandelli la voce tua roca/ e per campi e colline/ dispieghi/ col suono la tua viva voce./ Din-don,/ din-don,/ porta la mesta tua nota/ a lei che è tanto lontana,/ come freccia che viaggia colpisci/ il cuore/ di chi non ritorna.”

E nel lento dissolversi d’un suono roco di campana , vi è la voce dell’uomo che intona il richiamo sofferto di chi non può più ascoltare il suo triste lamento.

Un poeta che esalta il verso facendo della sua poesia messaggio di pace e condivisione di emozioni importanti, quelle emozioni che nascono da un cuore puro, un cuore in cerca d’ascolto e di comprensione umana.

 

Written by Marzia Carocci

 

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