Damien Hirst con la mostra “Go Through”: teschi, farfalle e puntini sino al 18 luglio, Milano

Damien Hirst con la mostra “Go Through”: teschi, farfalle e puntini sino al 18 luglio, Milano

Lug 12, 2013

Alla galleria Il Castello di Adriano e Marcello Conte, in Brera, a Milano, sono in mostra alcune opere dell’artista inglese Damien Hirst, esponente della Young British Art. Nulla di nuovo per il mercato italiano: teschi, farfalle e puntini, ma valevole una visita, soprattutto per il lodevole allestimento.

Tra i teschi, ci sono Glycine Cresol Red e il bellissimo teschio colorato  Happy head.  Non mancano i più celebri teschi serigrafati con polvere di diamanti, ben tre del ciclo  For the love of god del 2007.

Tra le opere di pallini, gli spot paintings, Thr-ser e Lauric acid butyl ester , entrambe del 2012.  Per le farfalle, spicca l’incisione su carta New beginnings del 2011, che spicca accanto alla macchia di colore Beautiful squidgy beep beep red nose painting del 2006.

L’obiettivo della mostra è di portare al pubblico milanese le opere meno macabre e nichiliste di Hirst. La mostra si chiama non per nulla Go Through, il passare attraverso alle 19 opere esposte sino al 18 luglio. La disposizione – curata da Francesco Vitali,  regista, fotografo ma soprattutto light designer e scenografo di fama internazionale – con Elisa Ajelli è tutta centrata sulla giustapposizione di bianchi e neri, di luce ed ombra, usate al meglio per far meglio emergere le caratteristiche di quanto messo in mostra, riprendendo il concettualismo tipico di Hirst. Per coinvolgere – sempre secondo i dettami dell’artista – lo spettatore emotivamente e intellettualmente.

Vi sono poi fotografie relative al ciclo dei medicinali, quali Black Heaven del 2012.

I punti cardine sono i «passaggi», evocati dai teschi (ormai cifra indiscussa del lavoro di Hirst); le «soste», che si ritrovano negli spot paintings; le «seduzioni» delle finiture di polvere di diamanti; le «illusioni», contenute negli armadietti di medicinali e le «trasformazioni», incarnate dalle farfalle.

Una mostra che in piccolo contiene tutta la forza del pensiero di Hirst, la sua idea di morte e dissoluzione, ereditata dal maestro Francis Bacon, ma anche la disperata ricerca di un senso legato al ciclo delle cose e alla loro ineluttabilità.

Questo appuntamento milanese ci risparmia la visione delle opere più crude ideate dall’enfant terrible, le più contestate e le più quotate (animali in formalina, insetti che mangiano cadaveri di mucche, corpi esposti), ma non ci risparmia gli interrogativi che il suo lavoro sempre solleva e quello strisciante disagio che permea l’esistenza di tutti gli esseri viventi condannati, volenti o nolenti, a fare i conti con la morte.

La mostra è parziale, un po’ scontata, dato che teschi e spot paintings sono comuni nel mercato italiano, dove le opere più macabre di Hirst invece non sono praticamente mai state vendute o esposte.

Il fatto di avere serie di opere dello stesso tipo indispone, perché ovviamente un teschio coperto di diamanti è e resta un teschio coperto di diamanti, con buonapace di Andy Whorhol. Altre opere sono più interessanti, o quantomeno più divertenti, mi riferisco in particolare a quelle più colorate, dall’aria beffarda, che lasciano intuire più di quanto non dicano.

La mostra è aperta dal 17 maggio al 18 luglio. Orari: da martedì a sabato ore 11-13.30 e 15-19, lunedì ore 15-19, domenica chiuso.

 

Written by Silvia Tozzi

 

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