Dieta a base di carne per i 10.000 costruttori della piramide del Faraone Micerino, Giza

Dieta a base di carne per i 10.000 costruttori della piramide del Faraone Micerino, Giza

Giu 23, 2013

Giza è una città dell’Egitto che si trova sulla riva occidentale del fiume Nilo, circa 20 km a sud-ovest dalla capitale Il Cairo. Meta di turismo, deve la sua importanza al fatto di ospitare una delle più importanti necropoli dell’antico Egitto.

Oltre ad una gran quantità di sepolture minori, è proprio a Giza che sorgono infatti le tre piramidi egizie più famose: quella di Cheope, di Chefren e Micerino. I ricercatori hanno studiato lungamente la necropoli di Giza, nella quale venne rinvenuta un’antica città che si pensa ospitasse i costruttori della piramide di Micerino.

Sul regno di Micerino, appartenente alla IV dinastia, non possediamo nessun dato storico, ma si pensa che il suo sia stato un regno breve, durato nemmeno una ventina d’anni (2535-2517 a.c). Gli scultori ci hanno però lasciato in eredità numerosi ritratti e statue. Egli forse non merita l’epiteto di “gigante” come Cheope e Chefren: la sua piramide infatti è molto più piccola di quelle dei suoi successori.

Questo deve essere interpretato come segno dell’inizio di una debolezza dello Stato. Ubicata a 400 metri a sud della Sfinge, l’area utilizzata per ospitare i costruttori della piramide di Micerino è nota col suo nome arabo Heit el-Ghurab, e talvolta è chiamata “la città perduta dei costruttori di piramidi”. Gli studiosi hanno scoperto inoltre un cimitero nelle vicinanze, ospitante i corpi dei costruttori e mucchi di ossa di animali. Un nuovo studio che permette di fare finalmente luce sulle reali abitudini del tempo, riproducendo nei minimi dettagli ciò che accadde durante la costruzione del complesso funerario.

Circa 10.000 lavoratori contribuirono a costruire la piramide di Micerino, ed il loro fu ovviamente un lavoro duro, fatto di forza fisica e fatica, quindi si ipotizza che per sostenere i ritmi, essi necessitassero di almeno 45-50 grammi di proteine al giorno. La metà di queste calorie veniva assunta tramite una dieta a base di pesce, fagioli, lenticchie e altre fonti diverse dalla carne, mentre l’altra metà tramite pecore, capre e bovini. Latte e formaggi non erano probabilmente consumati a causa di problemi di trasporto e di bassa resa del latte che si otteneva dal bestiame in quel periodo. Calcolando queste esigenze e combinandole con il rapporto delle ossa trovate, il direttore di ricerca presso l’Ancient Egypt Research Associates (Aera), Richard Redding, ha potuto determinare che sarebbero stati uccisi circa 11 bovini e 37 ovini e caprini al giorno. Per mantenere questo livello di macellazione, gli antichi egizi avrebbero avuto bisogno di una mandria di 21.900 bovini e 54.750 ovini e capre, solo per mantenere i lavoratori a Giza. Sulla base dei reperti ossei ritrovati, gli archeologi stimano che venissero utilizzati circa 4000 kg di carne in media ogni giorno per alimentare gli operai.

Si tratta di dati ancora incerti, ma gli scavi hanno “identificato” 25.000 ossa di pecore e capre, 8.000 bovini e 1.000 ossa di maiale. Gli scheletri di alcuni lavoratori mostrano ossa ben cicatrizzate, e testimoniano quindi che non solo gli operai si nutrissero di carne, ma che essi avessero anche disponibilità di cure mediche. “Contrariamente a quanto si pensasse, i costruttori erano ben nutriti e molto ben curati e probabilmente potevano ottenere dei privilegi alimentari rispetto a quanto potessero ottenere nei loro villaggi” afferma Redding. Questo benessere fungeva da richiamo, e di sicuro questa piramide non fu costruita da schiavi incatenati e frustrati, bensì da lavoratori volontari e che godevano di un certo benessere. Un decreto dello stesso Micerino aveva ordinato che: “…nessun uomo esegua lavoro forzato, ma secondo la propria soddisfazione”. Questa fu l’ultima piramide costruita con maestria, mentre le successive costituiscono oggi solamente un cumulo di macerie.

I soli animali avrebbero avuto bisogno di 401 km quadrati di territorio per pascolare. Se si aggiunge la necessità dei terreni agricoli e degli insediamenti per i pastori, questo numero viene triplicato, raggiungendo un’area delle dimensioni della moderna Los Angeles. Gli scienziati hanno inoltre calcolato che erano presenti probabilmente un pastore ogni 50 capre e sei capi di bestiame: questo vuol dire la presenza di 3.650 pastori totali e 18.980 residenti comprese le rispettive famiglie. Una popolazione pari a poco meno il 2 per cento della popolazione egiziana stimata al tempo. Le mandrie sarebbero state sparse nei villaggi di tutto il Delta del Nilo, e successivamente portate nella città dei lavoratori a Giza per essere macellate e cucinate.

Dagli studi è emerso che i capisquadra, che alloggiavano in un’area chiamata “gallerie” preferissero la carne di bovino, considerata in Egitto la più pregiata. Non a caso il bovino appare molto spesso nelle scene tombali rispetto a pecore e capre, mentre i suini non compaiono mai. Secondo i ricercatori non tutti i lavoratori vivevano nella città. Altri erano accampati proprio accanto alle piramidi. “Pensiamo che, probabilmente, nella città dei costruttori abitasse una grande forza lavoro, i lavoratori più qualificati, mentre c’erano accampamenti intorno alle piramidi dove venivano alloggiati i lavoratori temporanei” dichiara Redding.

Gli studi futuri si propongono di cercare i resti delle città operaie di Cheope e di Chefren, gli altri due faraoni che costruirono le piramidi di Giza. Una zona di discarica, “indagata” negli anni Cinquanta potrebbe contenerli; dei sigilli lì ritrovati portano i nomi dei governanti.

Quando Micerino arrivò, egli stabilì il suo regno, fece livellare tutta la zona e i detriti furono gettati in una grande discarica. Quella discarica dietro la collina potrebbe essere ciò che rimane dei siti di costruzione di Cheope e Chefrenconclude Redding, che spera di iniziare nuovi scavi nel prossimo anno o due.

Ci auguriamo così di poter avere presto interessanti dettagli anche sulle altre due piramidi di Giza, tanto imponenti, quanto ancora sconosciute.
Written by Cristina Biolcati

 

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