Trovato punto di unione tra uomo e scimmia: Archicebus Achilles sarà il famoso anello mancante?

Trovato punto di unione tra uomo e scimmia: Archicebus Achilles sarà il famoso anello mancante?

Giu 7, 2013

La conferma è giunta in questi giorni: il fossile scoperto 10 anni fa in Cina è l’antenato comune di scimmia e uomo. Il più antico scheletro di primate, appartenente ad una specie finora sconosciuta, è stato portato alla luce dal letto di un antico lago nella provincia cinese dello Hubei, in prossimità dell’attuale corso del fiume Yangtze.

Il nuovo fossile, annunciato sulla rivista Nature, la cui scoperta si deve al gruppo internazionale coordinato da Xijun Ni, dell’Accademia Cinese delle Scienze di Pechino, costringerà a riscrivere una pagina della storia dell’evoluzione.

Ha 55 milioni di anni ed è il fossile del più antico primate mai scoperto, antenato comune di scimmie e scimpanzé, scimpanzé ed esseri umani.

La datazione di Archicebus, come è stata battezzata la nuova specie, dimostra che il momento della separazione fra la linea evolutiva che ha portato ai primi tarsiformi e quella degli antropoidi, cioè alle scimmie moderne, alle grandi scimmie e agli esseri umani, è ancora più antico di quanto si pensasse.

Archicebus differisce radicalmente da qualsiasi altro primate, vivente o fossile, noto alla scienza. Sembra uno strano ibrido con i piedi di una piccola scimmia, le braccia, le zampe e i denti di un primate molto primitivo, e un cranio anch’esso primitivo dagli occhi sorprendentemente piccoli. Ci costringerà a riscrivere l’evoluzione del lignaggio degli antropoidiha dichiarato Christopher Beard, lo scienziato che ha diretto lo studio, dal Museo di Storia Naturale americano Carnegie di Pittsburgh.

Alcune caratteristiche dello scheletro suggeriscono che l’animale fosse abituato a spostarsi soprattutto saltando, mentre i piccoli denti appuntiti indicano che si nutriva di insetti e le grandi orbite che godeva di una buona capacità visiva, adatta però alla caccia diurna piuttosto che ad un’attività notturna come quella svolta da buona parte dei lemuri e dei tarsi attuali.

Le minuscole dimensioni di Archicebus il cui corpo ha una lunghezza di soli 7 cm e circa 13 di coda, e un peso di circa 20-30 grammi, mettono inoltre in discussione l’idea che i primi antropoidi fossero piuttosto grandi, cioè come le scimmie moderne. Proprio le ridotte dimensioni del fossile e la sua evidente fragilità hanno spinto i ricercatori a studiarlo senza liberarlo completamente dalla sua matrice rocciosa, ricorrendo invece alle più avanzate tecnologie: la ricostruzione digitale 3D del suo scheletro è stata infatti resa possibile dalle scansioni ai raggi x a risoluzione elevatissima eseguite presso la European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) a Grenoble in Francia.

Il nome Archicebus Achilles deriva dall’insolita anatomia del suo tallone, molto simile a quello delle scimmie, tanto erano sviluppati e allungati i suoi arti inferiori. Archicebus vuol dire antica scimmia con la coda, ed il nome di Achille è stato scelto per la robustezza dei garretti.

Negli ultimi 55 milioni di anni, (il fossile più antico fino a ieri aveva 48 milioni di anni), Archicebus è vissuto all’interno di una roccia sedimentaria, formatasi sul fondo di un lago cinese. Al posto del lago prosciugato oggi c’è una caverna che si è rivelata molto interessante per i paleontologi, ricchissima di fossili di pesci e uccelli dell’eocene. In quest’epoca la terra era molto calda e somigliava ad un giardino tropicale, con specchi d’acqua e palme che crescevano anche in Alaska.

Archicebus è stato ritrovato da un contadino cinese una decina d’anni fa. I ricercatori hanno spaccato la roccia in due, ed è apparso davanti ai loro occhi increduli uno scheletro completo al 50 per cento. Il fossile è stato poi spedito a Grenoble, dove la roccia è stata scannerizzata ai raggi x e la forma è emersa a tutto tondo, anche la parte immersa nella pietra, appunto, come si diceva, senza bisogno di danneggiare alcun elemento. Il piccolo animale ha vissuto una fase della storia naturale particolare, con il clima caldo che faceva fiorire la vita sul pianeta. Poco più tardi si sarebbero formati nuovi rami dell’evoluzione, i tarsi, piccoli animali notturni con occhi sporgenti che vivono sugli alberi, le scimmie, i primati e infine l’uomo.

Il fatto che la scoperta sia avvenuta in Cina, secondo Beard ”indica che questa zona nell’eocene era un punto caldo della biodiversità. I primi passi dell’evoluzione dei primati sono stati mossi qui, non in Africa come si pensava fino a venti anni fa”.
I nostri antenati sarebbero migrati verso il continente africano 38 milioni di anni fa. Tra 10 e 5 milioni di anni fa sarebbero nate le grandi scimmie e, solo in fondo al sentiero della storia, i primi uomini.

Era piccolo, viveva sugli alberi e si nutriva di insetti e frutta. Probabilmente ha vissuto per qualche milione di anni in una Cina ricoperta di foresta tropicale. Doveva essere un animale molto attivo, quasi frenetico lo descrivono gli studiosi.
Le ricerche continueranno, allo scopo di darci informazioni sempre più precise circa l’origine della nostra specie, e di come si sia giunti fino all’uomo. Una cosa è certa, per rivoluzionare il corso della storia e lasciare un segno non occorre essere di grandi dimensioni. Ne sa qualcosa Archicebus, somigliante ad un piccolo scoiattolo, e grande solo quanto un topolino.

 

Written by Cristina Biolcati

 

One comment

  1. caratteristiche dello scheletro suggeriscono che l’animale fosse abituato a spostarsi soprattutto saltando, mentre i piccoli denti appuntiti indicano che si nutriva di insetti e le grandi orbite che godeva di una buona capacità visiva, adatta però alla caccia diurna piuttosto che a un’attività notturna come quella di buona parte dei lemuri e dei tarsi attuali.Ricostruzione artistica di Archicebus. (Cortesia Xijun Ni, Institute of Vertebrate Paleontology and Paleoanthropology, Chinese Academy of Sciences)Le minuscole dimensioni di Archicebus – che ha una lunghezza di circa 71 mm e un peso stimato di circa 20-30 grammi – mettono inoltre in discussione l’idea che i primi membri antropoidi fossero piuttosto grandi, cioè come le scimmie moderne.Proprio le minuscole dimensioni del fossile e la sua evidente fragilità hanno spinto i ricercatori a studiare il fossile senza liberarlo completamente dalla sua matrice rocciosa, ricorrendo invece alle più avanzate tecnologie: la ricostruzione digitale 3D del suo scheletro è stata infatti resa possibile dalle scansioni ai raggi X a risoluzione elevatissima eseguite presso la European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) a Grenoble in Francia.

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