Resoconto di “Loveless”, personale dell’argentino Fabian Marcaccio, sino al 7 giugno, Milano

Resoconto di “Loveless”, personale dell’argentino Fabian Marcaccio, sino al 7 giugno, Milano

Mag 31, 2013

A Milano, fino al 7 giugno, Jerome Zodo Contemporary Gallery presenta Loveless, la personale dell’argentino naturalizzato americano Fabian Marcaccio.

Il titolo ricorda il manga di Yun Koga e il secondo cd dei My Bloody Valentine. Probabilmente non è una coincidenza dato che Marcaccio lavora stratificando significati e sensazioni, come fa con il colore nelle sue paintart.

La materia è presente, in un’apoteosi di tatto e sensazioni, Marcaccio la manipola con gusto e fantasia.

Le opere sono massicce e molto materiche, ma ariose, probabilmente per effetto dei colori squillanti o delicati che l’artista usa in abbondanza.

I Rope Paintings in particolare comunicano una positiva visione del mondo e hanno quasi un effetto rilassante.

Tra le opere esposte, i Rope Paintings, lavori fatti con corde (su cui si passa con vernici ad acqua e inchiostro), in cui la corda su cui si è lavorato è ancora chiaramente visibile.

Il risultato è aggrovigliato, ricco, mutevole e grezzo. Lo studio sulle superfici è molto approfondito dall’artista, che le usa per lavorare sugli spazi e sui confini.

Ci sono poi alcune sculture in alluminio e silicone, testimoni della tendenza di Marcaccio alla deformazione plastica, e che sembrano fatte di coloratissima cera fusa, come This Just Out Paintant (2009) e This Just In Paintant (2009). In una, l’omino ritratto sta vomitando, nell’altra, si sta sparando in bocca e pezzi di cervello si stanno staccando dal suo corpo. Il silicone è tanto, tantissimo, si diffonde tutto attorno come magma, in una scoppiettante serie di colore.

I temi trattati hanno suscitato disgusto in alcuni visitatori: alcuni ritraggono omuncoli (che in alcuni casi non hanno né braccia né gambe), le sopracciglie pesanti, gli occhi tristi,  intenti a vomitare, o a farsi esplodere il cervello con una pistola, spargendo schizzi di materia tutto attorno.

Così attorno che strisciate di materia sono tracciate anche sui muri della galleria. Sembra sia ritratto qualcosa che non si può fermare in nessun modo.

Altre tecniche utilizzate sono il digitale, la fotografia e l’architettura. Infatti paintant è per definizione opera mutante, che grazie alla forza espressiva dei diversi linguaggi interagisce con lo spazio, fino a cambiarlo.

Le figure sono tirate, come se fossero schiacciate da una macchina del vento, come se una forza centrifuga ne diramasse l’estremità, come se stesse per esplodere, come se fossero pongo manipolato da un bambino.

Pezzi di struttura sono fuori confine. Potenziando la forza dell’urto del conato o dell’esplosione ritratte.

Non solo una tecnica sorprendente caratterizza i lavori di questo artista ex filosofo, ma una forte vicinanza alle tematiche sociali ed umane (gli scontri a Ruby Ridge e Waco, l’uccisione tra la folla di quattro imprenditori americani a Falluja, il massacro alla Columbine High School, più genericamente, la distruzione del corpo) raccontate proprio attraverso l’uso della tecnica.

 

Written by Silvia Tozzi

 

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