“A fine mese”, singolo che anticipa l’uscita ad Ottobre del nuovo disco di Carmine Torchia

“A fine mese”, singolo che anticipa l’uscita ad Ottobre del nuovo disco di Carmine Torchia

Mag 30, 2013

Carmine Torchia è uno che scrive canzoni e aforismi, che vuole bene ai poeti, ai cantautori, ai bambini, ai musicisti, ai cani. La sua musica è un calderone in cui poesia, elettricità, chanson, psichedelia, elettronica, musica territoriale e sinfonica si mescolano in maniera inaspettata.

Alle spalle ha già un album “Mi pagano per guardare il cielo” ed un incredibile tour: “Piazze d’Italia“. Quest’esperienza girovaga va oltre i live nelle piazze e nei locali e diventa un libro, un cortometraggio e uno spettacolo teatrale.
Attualmente Carmine Torchia vive a Milano, dove ha maturato il progetto del suo ultimo disco: “Bene.“.

“Bene.” è stato prodotto assieme a Peppe Fortugno e rappresenta un album di transito, dove echi pinkfloydiani si alternano a suoni moderni e dove soprattutto l’arte viene espressa nella sua totalità.

Poesia e musica si incontrano nelle note di Torchia che esprime tutta la sua estetica in questo nuovo  importante lavoro.

A fine mese” anticipa l’uscita del nuovo disco prevista per Ottobre su Rurale distribuzione Audioglobe.

Alcune frasi riprese dalla biografia di Carmine.

Sono nato nel 1977 a Catanzaro in una mattina di novembre, quando i castagni sono carichi di roba e, almeno secondo calendario, dovrebbero esserci nebbia, pioggia e vento. In verità la giornata è stranamente calda. Da allora, con una puntualità imbarazzante, mamma dice: mi hai sempre fatto sudare sette camicie.”

Crescendo a Sersale, un paese di 5000 abitanti della Presila catanzarese, capisci che anche in un buco di culo come quello qualcosa da fare la trovi sempre: il pallone, il club per i filmetti spinti, suonare in chiesa, la tv, il glorioso Commodore 64, fratelli e cugini, ubriacarsi con spumante della peggiore specie, avere la tremarella per una che ti piace, ricevere le chiavi di casa, guidare senza patente da casa tua a casa di nonna, ascoltare i primi veri dischi che, ancora non lo sai ma, rimarranno incastrati tra il cervello e il cervelletto… cose del genere.”

Mi iscrivo ad Architettura e vivo a Reggio Calabria, intanto procedo coi concerti: si suona per lo più sul litorale jonico in contesti disparati: locali, bar, sagre, feste politiche and parrocchiali and comunali, festival, concorsi, lidi, balere, giardini, discoteche, matrimoni, raduni, compleanni.

A casa i miei hanno gusti diversi: papà ama De André, Paolo Conte, i Queen, Amedeo Minghi, i Rolling Stones, Adamo, Califano, Neruda, Balzac, Prèvert; mamma ama Lucio Battisti, Le Orme, i Beatles, Leopardi, Foscolo, Nomadi, Dante, Ungaretti, Quasimodo, Giuseppe Verdi. In questa babele di stili io, fratello e sorella sguazziamo come pesci.”

Il teatro entra a far parte della sfera cui mi interesso: l’incontro fortunato con l’attore musicista Simone Martino si concretizza nello spettacolo Canta lu gallu. Simone scrive la sceneggiatura, cura la regia e interpreta in dialetto reggino; lo affianco con pezzi originali che canto dal vivo.”

Mi pagano per guardare il cielo è stato suonato in tutte le salse: acustico, elettrico, elettroacustico, da solo, e questo grazie alla diversa provenienza di musicisti che hanno suonato nei concerti. Tuttavia, nonostante le canzonette, ho capito che passerò alla storia come uno che ha scritto aforismi, così, quando trapasserò, mi guadagnerò l’amicizia di Totò, Bruno Munari, Oscar Wilde, Emil Cioran, Karl Kraus, Ennio Flaiano… e sai che pacchia?!…

 

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