Amanti di Valdaro: dal neolitico l’amore che sfida i secoli

Amanti di Valdaro: dal neolitico l’amore che sfida i secoli

Mag 21, 2013

Suscitano molta tenerezza gli Amanti di Valdaro, ovvero la sepoltura di un giovane uomo e una donna, che giacciono faccia a faccia, con le braccia e le gambe intrecciate in un abbraccio eterno, ritrovata dagli archeologi vicino a Mantova. Gli scheletri, risalenti al Neolitico, sono stati scavati in un unico blocco affinché non vengano mai separati.

Anche chiamati Amanti di Mantova, sono stati ritrovati sei anni fa, nel febbraio del 2007, dalla Sovrintendenza ai Beni Archeologici, nell’ambito delle campagne di scavo che interessarono una villa romana in zona Valdaro nel piccolo comune di San Giorgio di Mantova in Lombardia.

Dissepolti dal buio del sottosuolo, giacenti sotto strati di terra, tornarono alla luce due scheletri risalenti a 6000 anni fa, perfettamente integri e ben conservati, che a causa dell’eccezionalità della loro posizione ebbero da subito il nome di Amanti di Valdaro.

Stretti in un abbraccio frontale, accucciati, dormienti, un uomo ed una donna abbandonati nel sonno perpetuo, usciti di scena in due, oltre la vita e oltre la morte insieme.

Il ritrovamento di alcune tombe dimostrano che già in tempi antichi vi era una certa cultura della vita dopo la morte, ed era radicato il senso di rispetto per il defunto, il quale veniva deposto in una fossa, con gli oggetti che gli erano serviti in vita.

Gli Amanti di Valdaro rappresentano qualcosa di unico al mondo e costituiscono una scoperta singolare che non ha confronti, sia per l’antichità, sia per l’insolita posizione in cui sono stati ritrovati i due corpi, le cui vite restano purtroppo a noi ignote. I loro volti si sfiorano, sepolti nella stessa fossa probabilmente nello stesso momento. Abbracciati, le braccia di lui si appoggiano al collo di lei, mentre quelle di lei sembrano cingere i fianchi di lui.

Studi condotti sugli scheletri hanno accertato che appartengono ad una coppia di ragazzi morti giovani. Lo rivela la dentatura che al momento del ritrovamento si presentava sana e completa. A sinistra si trova il ragazzo, a destra la ragazza. Il corredo era composto da alcune lame e una punta di freccia, realizzati in selce. La freccia si trovava vicino alle vertebre cervicali del ragazzo, mentre sotto il braccio della sua compagna si vedevano le due lame e l’altra, molto lunga, era posta sulla coscia che si sovrapponeva al fianco del giovane. Gli utensili in selce ritrovati a Valdaro avevano forse solo un significato simbolico nel corredo funebre, ipoteticamente però potevano anche rappresentare le armi che avevano causato la morte dei due giovani. Più plausibilmente, la fine poteva essere sopraggiunta per malattia o forse per il freddo, che hanno cercato di sconfiggere abbracciandosi.

Gli Amanti di Valdaro portano con sé una componente di mistero, perché sul significato del loro tenero abbraccio che la morte ha formato, non si possono fare molte ipotesi. Solo la fantasia di ognuno può dare una propria personale interpretazione su cosa sia successo, mentre ciò che di concreto possiamo fare, è rispettare quell’amore che ha portato a suggellare per sempre la loro unione attraverso i secoli.

Nel 2007 la scoperta di questa particolare deposizione suscitò molto clamore, e oggi si stanno ancora cercando i finanziamenti necessari per creare nel Museo uno spazio dove esporre i resti dei due giovani, e dove i visitatori avrebbero la possibilità di poterli ammirare. Attualmente infatti, gli scheletri sono conservati in una cassa apposita nel Museo Archeologico Nazionale di Mantova, ma, per mancanza di fondi, non sono esposti al pubblico. Fa parte di una delle mancanze tipiche del sistema culturale italiano: possedere bellezze di valore inestimabile e non essere in grado di valorizzarle, promuoverle, creare intorno economia e informazione.

Il 14 febbraio 2011, giorno di San Valentino, è nata un’Associazione a loro dedicata che si è denominata Amanti di Mantova, il cui scopo è quello di raccogliere i fondi necessari per l’allestimento del Museo. Dopo molte difficoltà, si è giunti ad un compromesso: mostrare la sepoltura soltanto in occasione di eventi, come il Festivaletteratura svoltosi a Mantova nel 2011, che ha reso possibile l’apertura straordinaria del Museo.
Dobbiamo sperare che in un futuro non lontano i due giovani giunti dal Neolitico, possano riposare per sempre in uno spazio a loro dedicato. Mentre si stringono in un tenero abbraccio che sfida i secoli, a testimoniare che l’amore vero non finisce, bensì continua oltre la vita.

 

Written by Cristina Biolcati

 

5 comments

  1. Athenae Noctua /

    Non conoscevo questo particolarissimo reperto, sebbene abiti poco lontano da Mantova. Non smetterò mai di stupirmi delle meraviglie che vengono alla luce nel nostro territorio e delle sempre nuove realtà che ci testimoniano. Pensando al Neolitico, nessuno mai si sofferma ad immaginare aspetti affettivi, ma questi “Amanti di Valdaro” gettano su quel tempo lontano una luce molto più familiare e meno fredda. Peccato per la mancata esposizione, segno, come giustamente rileva l’autrice, del perdurare dell’incuria nei confronti del nostro inestimabile patrimonio storico e culturale. Cristina

  2. Il tempo passa, ma
    a noi ci troveranno
    ancora così in amore,
    in altra era geologica.

    • Cristina biolcati /

      Grazie Gilberto. Perfettamente in tema :)

  3. Giovanni tempesta /

    Stupendo, sa dell’incredibile

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