Salone del libro di Torino 2013: la prima giornata raccontata da Miriam Caputo

Salone del libro di Torino 2013: la prima giornata raccontata da Miriam Caputo

Mag 18, 2013

Giovedì 16 maggio 2013 è iniziata l’edizione 2013 del salone internazionale del libro di Torino, il più importante evento culturale del Paese, punto di incontro per lettori, scrittori, editori e quest’anno anche artisti, poiché il tema centrale è la creatività, “dove osano le idee”. Paese ospite: il Cile. Regione ospite: la Calabria.

Come sempre, è impossibile visitare tutto, anche se è ciò che si vorrebbe, occorre purtroppo fare una selezione. La realtà delle cose ha poi deciso per me di fare un’ulteriore selezione, prima di tutto  perché la sala che ospitava Luis Sepùlveda l’immenso scrittore cileno, era eufemisticamente “piena” e non mi è stato purtroppo “permesso” di incontrarlo (ma mi rifarò domani). In secondo luogo, perché alcuni appuntamenti si sovrappongono e non disponendo dell’ubiquità bisogna scegliere. La scelta si rende necessaria anche per fare un lavoro fatto bene e dotato di un minimo di profondità.

Il salone del libro di Torino mi ha permesso di conoscere uno scrittore ungherese, Peter Esterhazy, il cui  romanzo più famoso è Harmonia Celestis Personaggio molto singolare, dallo sguardo beffardo, innamorato dell’Italia. È una bella soddisfazione per un’ italiana sentir dire da un noto autore straniero che ricevere un premio in Italia in occasione del Salone del Libro (il premio Mondello) per lui è come fare un viaggio in un romanzo di Tomasi di Lampedusa.

Mi ha molto colpita la sua visuale “romantica” della letteratura, per lui è come se i libri si incontrassero l’uno con l’altro. Harmonia Celestis è una saga familiare, che racconta in ordine non cronologico le vite dei suoi antenati, dall’ascesa durante l’ Impero austro-ungarico al declino ai tempi del comunismo. L’autore dice di essersi documentato, ma allo stesso tempo ha creato una famiglia che si distacca dalla sua famiglia reale.

È partito dalla sua famiglia per crearne un’altra, un personaggio, altrettanto “reale” tanto quanto la famiglia “vera”. È questa la singolare visione dell’autore, che mi ha stimolata e leggere qualcosa della sua produzione letteraria; egli sostiene che la realtà creata con i libri sia degna di verità tanto quanto la vita vera, poiché sono la fantasia e l’immaginazione a creare un altro mondo, un mondo parallelo.

Mi ha colpita molto anche la sua visione della malinconia, nel guardare il passato, e della nostalgia. Spesso nostalgia e malinconia sono visti come sentimenti positivi e produttivi di creatività. Personalmente questo pensiero mi ha sempre infastidita senza capirne la motivazione .

Forse sono ancora troppo giovane per capire, ho sempre pensato che il fastidio fosse indotto dalla mia solarità, ma a livello emotivo sentivo che questo fastidio fosse prodotto da qualcosa di ipocrita. Ed ieri Peter Esterhazy ha proprio definito la malinconia “ipocrita”  e negativa, perché noi del passato ricordiamo solo ciò che ci fa comodo e vogliamo  ricordare!

Da segnalare anche un aneddoto, lo scrittore senza false modestie, dice di sapere di avere talento e dice di averlo capito perché a scuola gli dicevano di non essere bravo a scrivere i temi, pur essendo un allievo diligente e studioso!

Credo che episodi simili accadano anche nelle scuole italiane.

A conferire il premio a Peter Esterhazy la scrittrice italiana Melania Mazzucco (unica giurata), che ha motivato la sua scelta elogiando l’autore per la gioia che trasmette nella scrittura, per lo sguardo disincantato sul mondo, per la sua libertà e intelligenza nella scrittura, senza rancori, senza ipocrisie, senza malinconie.

Il secondo autore che ho incontrato è Alberto AngelaDevo dire che lo scrittore  è sicuramente migliore che in televisione, non l’aspetto fisico, che più o meno è uguale, ma lo stile di esposizione che è molto più vivace e scoppiettante.

L’autore ha presentato il suo libro “Amore e sesso nell’antica Roma, nel quale ha voluto descrivere i romani come in realtà erano, non perversi come ce li rappresentano, ma amanti della Vita e dell’Amore esattamente come noi, perché noi deriviamo da loro.

Questo è stato il punto centrale del suo dibattito, attraverso i temi dell’amore, del fidanzamento (gli sponsalia) del matrimonio, del divorzio, dei baci,  del sesso, dei banchetti, dell’omosessualità, dell’ideale di bellezza maschile e femminile. Il matrimonio era un semplice contratto fra famiglie, non era un rapporto d’amore, ma questo non significa che i romani non dessero importanza all’amore.

L’ideale di bellezza femminile era molto diverso dall’attuale, la donna non doveva essere magra ma prosperosa dalla vita in giù per garantire la fertilità.

Ci ha illustrato come tutte le informazioni contenute nel libro sono pervenute a noi, non solo tramite libri (cita l’Ars amatoria di Ovidio e le Metamorfosi di Apuleio) ma anche tramite, mosaici, statuette, raffigurazioni.

E qui ci si ricollega al tema del salone del Libro di quest’anno, ove la letteratura si coniuga con l’Arte. E poi ha ribadito appunto, come i romani non fossero quel popolo perverso che ci viene rappresentato ma erano molto più simili a noi di quanto possiamo immaginare.

Il suo intento sembra quello di rivalutare Roma da cui noi deriviamo, ci ha detto che per un qualsiasi straniero, un giapponese, uno statunitense, un nord Americano, l’Italia e Roma rappresentano  qualcosa di magico, di positivo di bello.

Questo discorso, unito a quello dell’ungherese  Peter Esterhasy dovrebbero rincuorarci, dato il momento che stiamo vivendo. L’Italia è meravigliosa, per arte, per luoghi, per letteratura e per cultura e, per l’appunto, ce la invidiano ed apprezzano in tutto il mondo.

Basterebbe un piccolo cambio di mentalità nella testa degli italiani, e tutto sarebbe perfetto!

 

Written and Photo by Miriam Caputo

 

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