“Tutti pazzi per Rose”, primo film di Régis Roinsard: protagonista la dattilografia del 1958

“Tutti pazzi per Rose”, primo film di Régis Roinsard: protagonista la dattilografia del 1958

Mag 17, 2013

Attesissimo film Tutti Pazzi per Rose (Populaire), il primo film di Régis Roinsard con Romain Duris, Déborah François e Bérénice Béjo, distribuito da BIM nelle sale dal 30 Maggio 2013.

Campione d’incassi in Francia, nominato a ben  5 Premi César, è stato presentato fuori concorso al Festival del cinema di Roma dove ha avuto grande successo.

Tutti Pazzi per Rose è una deliziosa e travolgente commedia dai toni romantici che omaggia gli anni Cinquanta, riproponendo il candore e la leggerezza di quell’epoca.  Ed in particolare parla dell’emancipazione femminile e della volontà della protagonista d’inseguire un sogno che la porta lontana da casa e ad intraprendere una nuova carriera da segretaria campionessa di dattilografia.

Primavera 1958. Rose Pamphyle ha 21 anni e vive con suo padre, un burbero vedovo  titolare dell’emporio di un piccolo villaggio in Normandia. Rose è promessa in sposa al  figlio del proprietario dell’autofficina e l’attende un destino di casalinga docile e devota.

Ma Rose non vuole saperne di una vita del genere. Così decide di partire per Lisieux, dove il trentaseienne Louis Echard, carismatico titolare di un’agenzia di assicurazioni, sta  cercando una segretaria. Il colloquio per l’assunzione è un fiasco totale.

Ma Rose ha un dono: batte i tasti della macchina per scrivere ad una velocità vertiginosa e così riesce suo malgrado a risvegliare l’ambizioso sportivo che sonnecchia in Louis… Se vuole ottenere il posto, Rose dovrà partecipare a delle gare di velocità dattilografica.

Ignorando i sacrifici che la giovane dovrà compiere per raggiungere l’obiettivo, Louis si improvvisa allenatore e decreta che farà di Rose la dattilografa più veloce di Francia, e perfino del mondo! E l’amore per la competizione sportiva non va necessariamente d’accordo con l’amore puro e semplice…

 

Due domande al regista

“Tutti pazzi per Rose” è il suo primo lungometraggio. Quale percorso l’ha portata alla regia?

Régis Roinsard: Ho sempre avuto voglia di raccontare storie attraverso le immagini e quando ero al liceo avevo iniziato a fotografare le persone che i miei compagni consideravano strane. A onor del vero, credo di aver fatto anch’io parte di quella categoria, visto che passavo tutto il mio tempo a registrare i film che venivano trasmessi in televisione per poterli esaminare in dettaglio in un secondo momento. Poi ho studiato cinema e in seguito mi sono cimentato in tutti i mestieri cinematografici: macchinista, scenografo, fonico, ecc. Volevo confrontarmi con la realtà tecnica della costruzione di un film. Nel giro di breve tempo, ho girato il mio primo lungometraggio, a cui ne sono seguiti altri tre e mentre lavoravo al terzo ho iniziato a realizzare spot pubblicitari, videoclip e documentari musicali per artisti quali Jean-Louis Murat, Jane Birkin e Luke. Ho fatto completamente miei tutti questi lavori su commissione, ma nel frattempo ho continuato a coltivare l’idea di passare al lungometraggio. Penso che il motivo per cui ho impiegato tanto per riuscirci è stato che volevo a tutti i costi innamorarmi di una storia.

 

Come le è venuta l’idea di rievocare le gare di dattilografia in un’opera di finzione?

Régis Roinsard: Nel 2004, mi è capitato di vedere un documentario sulla storia della macchina per scrivere che comprendeva una piccolissima sequenza sui campionati di velocità dattilografica: quei brevi trenta secondi mi hanno talmente affascinato che ho subito percepito le potenzialità cinematografiche e drammaturgiche di quel tema e quindi ho cominciato subito a delineare la trama. L’universo della dattilografia mi sembrava folle: trovavo incredibile che fosse potuto diventare uno sport ed ero incantato dal rapporto uomo/macchina. All’inizio avevo soltanto la giovane campionessa e il personaggio maschile non esisteva. Ma avevo già immaginato che lei venisse da un villaggio e le avevo dato il nome di una delle mie nonne. C’è da dire che, esattamente come Rose, anch’io vengo da una piccola città della Normandia e che Parigi, per me, rappresentava la metropoli inaccessibile.

 

 

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