Afterhours e Ministri: concerto raccolta fondi per Radiopopolare Milano – resoconto di Silvia Tozzi

Afterhours e Ministri: concerto raccolta fondi per Radiopopolare Milano – resoconto di Silvia Tozzi

Mag 11, 2013

Martedì 7 maggio all’OCA di Milano, si è svolto un concerto di raccolta fondi a favore diRadiopopolare Milano, radio indipendente nata nel 1976,  che è in perdita per 270 milioni di euro su un fatturato di 3 milioni 300mila euro. Sono in calo le entrate, soprattutto quelle pubblicitarie (la radio fa una campagna abbonamenti e sottoscrizioni tra gli ascoltatori per finanziarsi), soprattutto quella locale.

Si pensa a mettere i circa quaranta dipendenti sono in cassa di solidarietà (al 20 percento dello stipendio) per un anno. A inizio maggio la radio ha organizzato una serie di iniziative (concerti, flash mob, aperitivi, uno spogliarello, una gita in montagna, la vendita di magliette, il giro nei capoluoghi di provincia lombardi) per raccogliere fondi per cercare di coprire almeno in parte il buco, ricorrendo come sempre agli ascoltatori. In quest’ottica Niccolò Vecchia, dj della radio, ha coinvolto due storiche band milanesi perché suonassero gratuitamente al fine di collaborare alla raccolta fondi.

Si sono esibiti dapprima i Ministri, quindi Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo – con la partecipazione in alcuni brani di Giorgio Ciccarelli – degli Afterhours.

Il cantante dei Ministri, Divi Autelitano ha più volte ammonito il pubblico sull’importanza di avere Radiopopolare in Lombardia ed in Italia, e ha invitato: “Quest’estate ascoltiamo Radiopopolare”.

Ha fatto eco Federico Dragogna, il chitarrista, che ha ricordato come lui, che tra l’altro è giornalista musicale, sia cresciuto con Radiopopolare  e che  “non ci sono ancora le alternative. Io qui ci sono cresciuto e ci dovrebbe essere un altro modo di fare giornalismo, senza ricorrere ai mezzi di informazione sporchi, banali e anonimi che ci sono al giorno d’oggi in giro“.

Più avanti, Federico ha ripreso la parola per tornare sull’eccezionalità di Radiopopolare: “Dedichiamo il nostro primo brano ad avere successo e a farci uscire dalla nomea di gruppo emergente a Liberigruppi e a tutta Radiopopolare, che hanno sempre creduto in noi. A tutte le trasmissioni di Radiopopolare che tengono vivo il sottobosco musicale italiano” ed è seguita “Non mi conviene puntare in alto in una versione molto chitarristica con la parte centrale strumentale che il pubblico ha dimostrato di gradire scandendo il ritmo battendo le mani.”

Non sono mancati riferimenti all’attualità, con la dedica ad Andreotti di Bel canto (d’altra parte, gli Afterhours, dopo I Ministri, la loro dedica l’hanno fatta a quello che chiamano Papa Ciccio).

Alcuni pezzi, come Il sole o Non mi conviene puntare in alto, erano pompatissimi. Quest’ultimo brano, in particolare, era estremamente sincopato, e si è chiuso con un Michelino Esposito scatenato alla batteria. Divi, bello come un angelo e dalla voce sempre più intensa, anche all’OCA ha deciso di fare stage diving durante Bel Canto, di cui cambiato il testo, anche se di poco. Cantava infatti: “Han dovuto drogarci per prenderci le misure”…

Particolari le esecuzioni anche di Diritto al tetto, con un inizio massacrato e scomposto e di Noi fuori, cantato da un Autelitano ormai senza voce.
Un concerto di grande energia, con qualche insicurezza a volte sui cambi e in parte rovinato dall’acustica dell’OCA, che è lunga e stretta, con finestre, e dove dunque il suono rimbomba. In particolare è risultata pasticciata Tempi Bui, in cui voce e batteria a tratti non hanno proceduto alla pari ed I Ministri sono stranamente sembrati insicuri su alcuni cambi. Come consuetudine si sono consumati alcuni riti, dallo spogliarello del cantante (si sa, la band si esibisce in divisa militare), allo stage diving, alla distribuzione di acqua e bacchette al pubblico.

La scaletta dei Ministri in particolare si è aperta con Il sole (È importante che non ci sia), I nostri uomini ti vedono, Mammuth (dall’ultimo album Per un passato migliore), Comunque, Gli alberi (riarrangiata), La pista anarchica, Tempi bui, Spingere (con voce molto effettata), Non mi conviene puntare in alto, Bel canto, Diritto al tetto, Noi fuori e – come sempre – Abituarsi alla fine.

Quindi la band ha ringraziato Radiopopolare, “la gente che lavora per noi, chi è venuto a vederci arrivando da molto lontano e i maestri che ci seguiranno”.

Manuel Agnelli è salito sul palco assieme al violinista Rodrigo D’Erasmo. Ha presentato  la band che non c’è (forse in polemica con gli altri musicisti che non hanno appoggiato il concerto benefico?) e ha spiegato che Radiopopolare non va lasciata morire.

I brani sono stati eseguiti tutti con Manuel Agnelli alla chitarra (al piano per Pelle) e D’Erasmo al violino. Ci sono state incursioni sul palco di Giorgio Ciccarelli (che nuovamente Agnelli ha chiamato Giorgio Prette: la questione è inspiegabile), chitarrista degli Afterhours, il quale ha suonato con i due colleghi alcuni brani, tra cui Nostro anche se ci fa male (“E’ tornato dal bar e ci tocca farlo suonare”).

La scaletta ha compreso Padania, Ballata per la mia piccola iena, Male di miele, Bye bye Bombay, Pelle, 1996, Bungee jumping, Quello che non c’è Nostro anche se ci fa male. Insomma, una scelta di brani molto accattivanti, con solo due canzoni dall’ultimo album (Padania). Gli After hanno giganteggiato. Al di là delle capacità canore di Agnelli, e della devozione quasi mistica che la band riceve dai suoi fans, soprattutto a Milano, l’esibizione a due non ha fatto rimpiangere l’assenza degli altri quattro (beh, tre) elementi: il muro sonoro era da non credere. In particolare, Male di miele, Quello che non c’è e Bungee jumping (cui è stata aggiunta una parte strumentale centrale trascinante) hanno spaccato veramente.

I muri tremavano. A Bye bye Bombay è stato aggiunto un arpeggio, mentre erano tutt’occhi a guardare Agnelli fischiettare il pezzo di Bungee jumping. Non è mancato il siparietto su papa Ciccio (un nome che Agnelli ama pronunciare: lo ripete alla nausea) cui è stata dedicata 1996 (la canzone con la bestemmia intorno). “Non vogliamo scordare Sua Santità papa Ciccio, a cui dedichiamo questa canzone. Per lui abbiamo vestito il bianco per tutto il tour” (all’OCA i tre Afterhours presenti erano in nero) “anche se poi ci siamo stufati. All’oratorio – che abbiamo frequentato, soprattutto Rodrigo – ci facevano cantare questa canzone, che ora gli dedichiamo”.

La band si è dimostrata come sempre professionale, capace, carismatica. La versione acustica – già vista altre volte, come ad esempio nella Milanesiana del 2011, dove a Manuel e Rodrigo si era affiancato Xabier Iriondo – si confà agli Afterhours, che ne emergono, paradossalmente, ancora più cattivi.

 

Written by Silvia Tozzi

 

 

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