Il Museo di Gemona del Friuli: dal tardo medioevo ad oggi

Il Museo di Gemona del Friuli: dal tardo medioevo ad oggi

Apr 14, 2013

A Gemona del Friuli esiste un museo d’arte che parte dal tardo-medioevo ad oggi.

 

È quasi sconosciuto voglia per la mancanza di fondi vuoi per l’angolino in cui è messa la cultura dal sistema economico sociale di oggi.

Ultimamente è stato dotato di un sistema di visita virtuale per le persone che hanno difficoltà motorie.

E di visione di tutte le miniature dei libri corali duecenteschi che, normalmente mostrano, ciascuno, una sola delle numerose lettere capitali.

Nel fare gli onori di casa l’arciprete monsignor Valentino Costante tutti coloro i quali hanno collaborato all’opera.

Ha, inoltre, segnalato, che il sistema della visione delle miniature e visita virtuale del Museo è stato voluto da Monsignore Candusso che, alla morte ha voluto donare la sua collezione di icone russe.

Le miniature riguardano otto codici corali che fin dal medioevo sono stati utilizzati nelle ufficiature delle Messe. E delle altre Sacre Funzioni del nostro Duomo.

Sette dei codici sono stati acquistati a Padova tra il 1343 e il 1366 dal convento francescano ammesso alla basilica di S. Antonio e comprendono cinque volumi dell’antifonario liturgico e due del graduale.

Questi volumi dai fogli di pergamena scritti con lettere e note musicali di grande formato per poter essere letti a distanza risultano importanti sia dal punto di vista liturgico che musicale, data la presenza di miniature o di decorazioni che abbelliscono le lettere capitali e che, in alcuni casi, ornano le intere pagine.

A tutt’oggi gli studiosi non concordano sulle date di realizzazione dei codici anche se oramai risulta prevalente l’opinione di una redazione unitaria portata a termine tra il 1270 e il 1280 da quattro o cinque diversi miniatori nello scriptorium del convento patavino.

Ai codici padovani si aggiunge un altro graduale che la Tradizione vuole donato alla Chiesa gemonese dal celebre patriarca di aquileia Bertrando di Saint-Genès (1335-1350): un codice di fine duecento al quale in fondo sono stati aggiunti  quinterni del Quattordicesimo, od e Quindicesimo secolo.

Gli otto codici, aperti negli espositori, mostrano ciascuno una sola delle miniature che contiene. Tutte le altre, ben 110, nella serie dei volumi non sono visibili.

Grazie ad un computer dal grande monitor, i visitatori sono ora in condizione di sfogliare e visionare tutte le pagine dei codici, di esaminare ciascuna miniatura, nella sua interezza e di ingrandire fino a dieci volte sia particolari della pagina intera che della miniatura.

Tali operazioni sono semplicissime: basta infatti seguire le istruzioni che appaiono sul monitor all’avvio del programma e, con il metodo touchscreen, scegliere il codice da sfogliare, fermarsi su una delle pagine miniate, osservarla ed ingrandirla fino a cogliere i particolari più piccoli della composizione.

La visione è completata da note storico-artistiche del curatore del Museo Mauro Vale e delle trascrizioni, con le relative traduzioni,  dei testi latini collegati alle decorazioni miniate. Analogamente i visitatori potranno visionare virtualmente ciascuna delle sale del Museo.

Naturalmente, il modo migliore per scoprire e vivere da vicino questo quasi sconosciuto patrimonio è la visita e la visuale fisica. La virtualità entra come complemento in questo processo, ma non può sostituire la visione da vicino delle opere, ma ne è un compendio.

 

Written by Roberto Lirussi

 

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