“Nessuno si salva da solo”, romanzo di Margaret Mazzantini – recensione di Fiorella Carcereri

Margaret Mazzantini è nata a Dublino e vive a Roma. Vincitrice del Premio Strega con “Non ti muovere” e del Premio Campiello con “Venuto al mondo”.

 

Chi può dire con certezza se un amore considerato finito fa davvero parte del passato? Chi può dire dove termina una coppia e quando i suoi due ex componenti tornano ad essere “liberi individui”?

Incontro, passione, complicità, dissapori, rancori, vendette, tradimenti, abbandoni…Materiale emotivo troppo ingombrante per poter essere archiviato con una semplice decisione a livello razionale, con un colpo di spugna. È quello che succede ai  due protagonisti di “Nessuno si salva da solo”, Delia e Gaetano.

Delia, una donna troppo matura e responsabile per l’eterno ragazzino che invece è stato e rimane Gaetano.

Delia  era una creatura all’avanguardia, intrisa di dolori contemporanei, ma con un cuore calmo da qualche parte sotto i suoi pullover larghi. Un cuore remoto, fermo eppure sempre scosso dai movimenti del mare, come un’ancora”.

Gaetano, al contrario, sempre l’identica copia ripetuta di se stesso, dei suoi errori, dei suoi difetti, delle sue paure.

Lo stesso sguardo disponibile a ogni negoziazione possibile pur di essere amato e accettato. Gli stessi imbrogli. Era lei che lo guardava da una prospettiva diversa. Si trovava in un altro punto della sua vita”.

Eppure si erano sposati e avevano messo al mondo due figli, per poi accorgersi delle loro insanabili diversità.

Bastava guardarlo attentamente, Gaetano, per capire che non era adatto a lei, che non erano adatti. Non erano all’altezza dell’impresa che intendevano compiere. Due velleitari pieni di buchi emotivi. Si erano annusati ben bene nell’arco di poche ore. Convinti di riempire ogni buco con la sola forza del pensiero. Il germe della distruzione albergava già in quella esaltazione. Due timidi asfaltati di rivalse che si palleggiano una sola mitomania, quella della loro unione. Un micidiale esempio di coppia contemporanea”.

 Una sera d’estate decidono di incontrarsi a cena per cercare di comprendere, anche se sono consci che non accadrà, che cosa sia capitato al loro amore.

Ma rivedersi, ed ancor più rivangare gli errori e le incomprensioni del passato, fa male da morire ad entrambi. Finché lei parla, Gaetano rivede la Delia di una volta.

Come gli manca uno sguardo così. Se non lo conosci vivacchi e non ti manca. Ma se una stronza ti ha posato addosso quelle ali lì, ti ha fatto sentire l’eroe di una sceneggiatura temeraria, rimani tutta la vita un mendicante che va in giro a cercare quelle palpebre che si aprono solo per guardarti e si chiudono per imprigionarti”.

E Delia, dal canto suo, non si scioglie, non si lascia andare, ora non ci riesce più. Lo guarda e prova un senso di nausea per quello che Gaetano non è mai riusciti ad essere e a fare. È sempre stato un vigliacco, in fondo.

Gaetano non sarebbe mai stato in grado di salvarle la vita, troppo distratto, troppo preso dalle sue frustrazioni. Lo amava, ma non aveva più fiducia in lui. Era stanca di sentirsi sballottata da quell’altalena di sentimenti affannati e in lotta tra loro”.

Ma lui aveva quel sorriso e quell’irrestistibile capacità di prenderla al laccio per dirle che non poteva vivere senza di lei, che erano nati per stare insieme.

Solo ora Delia si rende conto che bisognerebbe lasciarsi prima di toccare il fondo. Bisognerebbe trovare la forza per farlo ai primi sintomi, invece che continuare a sperare e a stare sempre peggio. E  poi ci sono i bambini che, come sempre, sono quelli che pagano il conto più salato.

Anche loro sanno di non essere niente. Nessuno è più niente. Ci vorrà del tempo per tornare ad essere qualcosa. Cani feriti e più cattivi. Ma intanto la famiglia è morta…Questo è il momento clou. Quando vi siete uccisi e continuate a vivere, vittime e assassini nello stesso buco di cucina… Le cose si sono messe storte e poi si sono annodate storte come rami stregati e tu sei in quella foresta con un tronco che ti preme sul petto. Soffochi.

Delia e Gaetano sono ancora giovani e possono ricominciare ma ci sono ustioni che continuano a bruciare dentro e sembra non vogliano smettere mai. Il matrimonio e l’intimità ci fanno conoscere ogni piccola parte dell’altro I e questo fatto ha il rovescio della medaglia “perché tutto si impasta in un uragano di delusione…quella porta che si apre tra due persone, prima o poi spurga rancore”.

Delia e Gaetano sono entrambi soli, irrimediabilmente soli e disorientati, ma non sanno trovare le parole giuste per uscirne. Eppure “nessuno si salva da solo…Ora sono più vicini, come due cani che sono scappati e ora tornano… Per un attimo stanno per darsi la mano, ma è solo un riflesso del passato, uno sbaglio. Sono stanchi, è facile distrarsi, non sapere più a che punto della vita sono. Se adesso o un anno fa”.

 

Written by Fiorella Carcereri

 

One thought on ““Nessuno si salva da solo”, romanzo di Margaret Mazzantini – recensione di Fiorella Carcereri

  1. non avevo mai letto niente della Mazzantini, quindi mi sono accostata alla lettura senza pregiudizi; si è rivelata assai coinvolgente. il linguaggio forse è un po troppo colorito e ci sono volgarità gratuite e ingiustificate ma il tema trattato da Nessuno si salva da solo è interessante e fa onore alla scrittrice. la narrazione è intervallata da diversi flash-back e riflessioni ma hanno un carattere contiguo e che non spezza troppo il racconto.

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