Delirio e sogni: dalle origini al pensiero di Sigmund Freud

Delirio e sogni: dalle origini al pensiero di Sigmund Freud

Mar 23, 2013

Le origini dell‘interpretazione dei sogni in “maniera più scientifica” risalgono al 200 d.C. dove Artemidoro, vissuto in Grecia, ha scritto cinque libri dove raccolse le interpretazioni di tutti i sogni premonitori effettivamente avveratisi.

Egli stesso, pero, riconosceva che non tutti i sogni sono profetici. Molto spesso nei sogni affiora parte del nostro passato “non digerito” o dei nostri “problemi attuali”. E importantissimo quindi saperne distinguere l’origine (se il sogno e causato da un rumore o da un dolore fisico non ci vuole evidentemente rivelare nulla sul presente o sul futuro).

Il saggio di Freud  si apre con un chiarimento, una spiegazione sulla interpretazione dei sogni e presentando tre vie da percorrere: il popolo che si affida alle tradizioni e alle superstizioni e perseverando in credenze tramandate dai tempi antichi; la scienza e gli uomini di scienza, che si rifiutano a interpretare i sogni; e la posizione dell’autore, che si schiera dalla parte degli antichi, ma allo stesso tempo si guarda bene di vedere nel sogno una certa relazione con il futuro, poiché, dopo aver compiuto un lungo lavoro di tradizione del sogno questo gli è apparso un desiderio del sognatore al cui non si può contestare che i desideri riguardano prevalentemente l’avvenire.

Per l’autore i poeti hanno la capacità di dar vita nei loro racconti, nelle poesie ai sogni. Non solo i poeti sono alleati preziosi per la loro fantasia, per la loro capacità di attingere a conoscenze che la filosofia nemmeno sospetta.

Freud per spiegarci questo analizza il racconto Jensen Gradiva fantasia pompeiana  comparso nel 1903, ripercorrendo le vicende di un giovane archeologo Norbert Hanold e cercando di dare un significato ai sogni che l’autore fa vivere al suo protagonista.

Un giovane archeologo, Norbert Hanold, ha scoperto in un museo di antichità a Roma un bassorilievo, ne è stato attratto in modo tanto eccezionale che è stato assai lieto di poterne ottenere un perfetto calco in gesso, da appendere nel suo studio in una città universitaria tedesca, così di poterlo studiare accuratamente.

Da quel momento l’archeologo tedesco inizia a sognarla, a immaginare di incontrarla per strada, quasi a diventare per lui un tormento. A questo punto Norber decide di intraprendere un viaggio quasi senza una meta ben precisa, che tuttavia lo porterà a Pompei  il paese in cui è vissuta la Gradiva durante la grande eruzione del Vesuvio.

Nella città che viene riportata alla luce dagli scavi archeologici, il protagonista incontra Zoe, una sua compaesana che viene scambiata nel suo delirio con la Gradiva vissuta a Pompei duemila anni fa. Questo fatto lo sconvolge e lo sconvolge ancora di più i discorsi dell’oste dell’Albergo del Sole.

L’oste racconta di essere stato presente al ritrovamento, nei pressi del Foro della giovane copia morti in un tenero abbraccio. Questi discorsi un tempo le avrebbe considerato un’invenzione fantasiosa. Ma questa volta i discorsi dell’oste lo rendono credulo, soprattutto alla presenza di un fermaglio che l’oste fa credere di essere ritrovata nello scavo e che lui subito ricollega alla Gradiva, anzi le da una prova in più e nel suo delirio- fantasie la persona che ha incontrato è proprio lei che rivive tra fantasma e reale persona dopo più di duemila anni.

Solo il felice finale risolve il delirio e riporta Hanold alla realtà. Freud che nel saggio riprende il racconto, un racconto fantasioso e ricco di sogni con i suoi interventi cerca di analizzarlo a fondo ed il finale del racconto l’è molto favorevole per il suo pensiero: il rendere cosciente il rimosso e la coincidenza  dell’interpretazione e della guarigione. Si estende anche a ciò che costituisce l’essenza dell’intera modificazione, e cioè al risveglio dei sentimenti.

Ogni disturbo simile al delirio di Hanold, che si è soliti chiamare in termini scientifici psiconevrosi, presuppone la rimozione di una parte della pulsione sessuale; a ogni tentativo di riportare alla coscienza le cause inconsce e rimosse della malattia, la componente pulsionale interessata necessariamente rinnova la sua lotta con le potenze rimoventi  per giungere a pareggiarle nell’esito finale, spesso in presenza di violente manifestazioni reattive.

 

Written by Rosario Tomarchio

 

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