Operation content artistico alla galleria HoHart, dal 5 al 27 aprile 2013, Milano

HoHart è un nuovo progetto nato dalla comprovata esperienza di Arnaldo Pavesi nel mercato dell’arte italiano e lo slancio propositivo di Umberto Pavesi che ha coltivato la propria sensibilità artistica costruendo una proficua rete di contatti tra galleristi e artisti tra Parigi, San Paolo e New York.

L’intento è quello di dare voce ai creatori delle nuove generazioni, italiani e internazionali, considerando l’arte in tutte le sue manifestazioni contemporanee come specchio di un’epoca di cambiamento. HoHart promuove innovatori che realizzano le loro idee tra arte e tecnologia, investendo nei materiali più attuali e incoraggia la ricerca di nuovi media.

HoHart è un centro d’arte che vuole fornire un terreno fertile e strumenti adatti per la ricerca e la sperimentazione. Si tratta di un’ incubatrice di creatività e di pensiero, dove artisti e inventori si relazionano con la cultura e con le tematiche del nostro tempo. HoHart promuove la collaborazione, il confronto e vuole stimolare le nuova generazioni così come le presenti a un nuovo modo di concepire la creatività attraverso i cambiamenti che ci circondano.

In occasione della Settimana del Design di Milano, HoHart partecipa a quegli eventi collaterali nel centro della città, conosciuti come Fuori Salone. La proposta su cui HoHart sta lavorando è la presentazione di alcuni dei migliori artisti che sperimentano e che creano intorno a quella linea che separa arte e design.

HoHart presenta Operation Content, una collettiva di cinque art-designer italiani che propongono una riflessione sull’interazione contenitore-contenuto, in termini concettuali, funzionali ed estetici e che sollecitano le nostre percezioni di questa dialettica. Antonino Accardo, Ettore Saccà, Francesco Meneghini, Marco Ravenna e Mariano Leotta mettono insieme le loro esperienze per creare Operation Content, un viaggio attraverso una panoramica empirica, irrituale e controversa dell’Oggetto.

Marco Ravenna è nato nel 1974 a Carrara (MS), frequenta l’Accademia delle Arti della sua città, conseguendo una laurea in scultura. La sua ricerca si basa sulla manipolazione tradizionale della materia, il marmo, che nelle sue mani assume una leggerezza e una fluidità inaspettate. Nel proprio messaggio artistico Marco indaga un fenomeno sociale come l’autodistruzione e la devastazione dovuto all’inquinamento. È rappresentativo ma allo stesso tempo osservatore della Generazione X, della quale studia le dinamiche, sottolinea la disperazione, l’alienazione, la violenza che porta la Generazione X al nichilismo, impregnata dall’angoscia della società contemporanea con raffinato umorismo e sottile sarcasmo. Nel 2011 viene inserito nell’archivio VIAFARINI-DOCVA a Milano e durante lo stesso anno partecipa alla 54° Biennale d’Arte di Venezia. Lavora a numerose iniziative pubbliche in importanti città come Roma, Milano e Carrara, Grasse in Francia e Valencia in Spagna, così come per committenze private.

Francesco Meneghini vive e lavora tra Berlino e Vicenza come regista e VXF artist. Ha diretto numerose spot pubblicitari per Diesel, Versace, Ducati, The north face, Columbia Records, ha creato animazioni e VFX per Nike, Telecom Italia e di recente per la campagna mondiale “Think Blu” per l’azienda Wolkswagen, oltre a un cortometraggio per Telecom Italia e numerosi altri lavori. Con il suo mix eclettico di stile e tecnica, Francesco continua a dare vita a lavori eclettici e sorprendenti. Insieme al suo lavoro come regista, Francesco è anche conosciuto per i suoi lavori di arte interattiva, che sono stati presentati in musei, gallerie e festival internazionali, tra cui il Centre Pompidou a Parigi, il QPac Concert Hall a Brisbane, il Kunstmuseum a Basilea, Experimenta Design Biennal a Lisbona e lo Share Festival di Torino. Francesco collabora spesso con musicisti, designer e artisti.

Ficklampa è una installazione interattiva che unisce luce e suono. Chi è l’autore? Dov’è il dipinto? Ficklampa cerca di sovvertire la consueta procedura del “sistema arte” dando agli spettatori la possibilità di diventare autori di un dipinto collettivo in costante mutazione. Utilizzando flussi di luce a guisa di pennelli (un qualunque tipo di luce),  i visitatori possono dipingere sullo schermo e generare la musica. La luce lascia delle tracce di colore sullo schermo che scompaiono dopo pochi istanti, creando immagini tele e sinfonie in continua mutazione. Il risultato è sempre diverso e produce una gamma di effetti suggestivi e variegati, può a volte essere un sottile gioco di luci così come un’esplosione di suoni e colori.

– Q – Q è il risultato di una lunga ricerca personale sulle interfacce e le relazioni tra gli esseri umani e le macchine. L’installazione crea la possibilità di interagire semplicemente con il movimento delle mani nell’ acqua  nella vasca. Q risponde producendo forme di luce tridimensionali dentro l’acqua, così come fluide sonorità. In questo modo il dialogo con la macchina è sempre diverso poiché Q reagisce alla quantità e il tipo di movimenti dell’acqua.

L’indagine di Ettore Saccà, permeata di verace spirito toscano, ricerca e persegue lo sconcerto ruvido e aggressivo, mixata a suggestioni sottili di atmosfere da “noir”. Interpreta l’oggetto e diversi significati con cui può essere declinato. Fissato il concetto iniziale, si concentra su una rivisitazione della forma e del materiale. L’approccio libero e quasi inconscio, consente ai materiali e alle forme scaturite da essi, di diventare qualcosa di alternativo e originale per la nostra mente e nella nostra vita di tutti i giorni. Saccà ha partecipato a ArteForte fiera nel 2011 con le sue creazioni uniche.

Sedia Elettrica nasce da uno indagine socio-culturale della creazione, della giustificazione legale e della sua introduzione negli Istituti di Pena di alcuni paesi, di questo strumento di morte, ormai obsoleto. Si tratta quindi di un oggetto fossile, per quanto orribile, abbandonato all’oblio e cristallizzato in quest’opera controversa. Uomo-oggetto è un motteggio riguardante la condizione di una parte dell’esistenza in cui l’essere umano si adagia passivamente: l’immobilità dell’ immagine.

Uomo con le valigie è un’opera in cui è la materia a fare da protagonista: rappresenta il percorso dell’esistenza il quale progressivamente palesa un’insostenibile pesantezza e durezza. Le scarpe in ferro segnano i passi duri e laceranti dell’umanità.

La cordata: Lampade scalatori in acciaio. Rappresenta ironicamente il motto “arrampicarsi sui muri” che vede nella quotidianità dell’esistenza una delle sue migliori espressioni.

Mariano Leotta, nato nel 1982 a Giarre (Sicilia), studia e lavora principalmente tra Milano e Berlino. Come art director e designer di interazione, egli propone un incrocio video, web, performance in un’unica esperienza. Nel 2007 ha fondatoArtereazione, un laboratorio indipendente aperto alla ricerca e alla produzione di audio, video, progetti multimediali e sociali.Caratteristiche distintive delle produzioni AR sono l’applicazione creativa di tecnologie innovative, sistemi multimediali, l’interazione con i visitatori o gli interpreti, l’estetica minimalista, concetti scientifici o sociali. Mariano Leotta ha recentemente avviato Consonante, uno studio di interaction design concentrandosi sulla cross-medialità, l’innovazione, opensourcing,l’esperienza degli utenti di progettare applicazioni web e mobile, filmati, spazi interattivi e multimediali. Ha prodotto epresentato le sue opere in vari paesi, come la Germania, Italia, Bulgaria, Portogallo, Grecia, Regno Unito e Russia.

Syn è un’installazione interattiva di web mapping. Questa installazione rappresenta un sistema neurale artificiale con un costante scambio di impulsi elettrici. E’ realizzato con QuartzComposer per impostare un preciso videomapping attivato daargomenti correlati su Twitter e dalla web-interazione del pubblico. Utilizzando un dispositivo mobile (smartphone, tablet o laptop), chiunque può inviare una scintilla, un contributo creativo, dal luogo dell’evento o in tutta la città. Ogni scintillaattiverà l’installazione e può essere visualizzato sul web app dedicata.

Antonino Accardo è un architetto. Ha studiato tra Milano, Madrid ( ETSAM Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid) e ha frequentato un Master presso il Politecnico di Milano (Italia), con menzione d’onore. Ha lavorato a Milano perOnsitestudio, un gruppo emergente di talenti sotto i 40 anni, dove ha preso parte alla definizione di progetti sul temadell’edilizia sociale e per un certo numero di mesi è stato architetto per CZA Cino Zucchi Architetti di Milano. Ha lavorato su progetti di arte e design, in collaborazione con la Triennale di Milano durante il “Salone del Mobile” 2009 e 2010. Nel 2010 ha collaborato con Mario Gerosa, “AD Architectural Digest” art director. Vive a n Berna, in Svizzera, dove lavora presso AlthausArchitekten studio.

Ceci c’était une pipe: Cera e rifiuti tecnologici. Ispirato dalla lettura di “Les Choses” di George Perec e “Modernità fluida” del filosofo Zygmunt Bauman, Accardo analizza il rapporto che l’uomo moderno ha con gli oggetti, con le cose. In una civiltàvirtuale, una civiltà dell’immagine come quella in cui viviamo, la conseguenza più radicale è che gli oggetti hanno abbandonato la loro dimensione di utilità, assumendone una nuova: quella di immagine fossilizzata, senza tempo.

 

Indirizzo

Via Guido D’Arezzo 17

20145 – Milano

 

Info

HoHart

 

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