Prefazione di “Semplicemente”, silloge poetica di Daniela Giorgini

Prefazione di “Semplicemente”, silloge poetica di Daniela Giorgini

Mar 17, 2013

Un lui che non ascolta il cuore, un lui che si presenta sempre con le stesse rose e gli stessi cioccolatini ad un campanello che, oramai, è stanco di esser premuto. Una lei, un’anima sensibile, che aspetta ad una finestra in ogni stagione e, con la penna in mano mescola i suoi pensieri su carta; una lei che ricorda il caldo della sua pelle, le risate nelle giornate solari, il suo mesto sentimento verso qualcuno che non è presente. 

Ho consumato cuore e tempo/ per l’amore,/ in questa vita che/ mi ha graffiato l’anima/ quando non avevo unghie/ abbastanza forti/ per farlo da sola./ Ho perso tempo e a volte il cuore,/ nei posti più difficili/ per poterlo recuperare./ Ma in questa vita/ e nel tempo che ancora mi regalerà,/ nient’altro voglio fare/ che consumarmi il cuore…/ solo per l’amore.” – “Tempo per l’amore”

È, l’amore, il perno che mantiene unite le liriche presenti nella raccolta “Semplicemente” di Daniela Giorgini, un amore maltrattato, un amore deluso e distrutto dalla volubilità di un rapporto a senso unico. Troviamo un Io Poetico in perenne ragionamento, in perenne analisi dei fatti e delle rimembranze che, in modo, compulsivo, ritornano alla mente in ogni istante. Ed è sempre l’amore che trionfa in questi versi, anche quando si presenta in modo rabbioso non si concede mai al suo temuto e banale antagonista: l’odio.

Io/ che ti avrei voluto per sempre/ e non ti ho avuto mai./ Io/ che ho disfatto letti di solitudine/ e graffiato muri di pianto./ Io/ non ho canzoni da ricordare/ né foto da sfogliare./ Solo labbra salate/ di baci lontani/ e pelle d’amore bruciata.”

Le amate similitudini naturali che ritroviamo nelle liriche de “Semplicemente” riprendono un concetto caro alla letteratura: l’attenzione verso l’elemento che ha dato vita all’essere umano. Così troviamo in “Mare e sale” un atteggiamento antico verso la riscoperta degli elementi in versi quali “come una conchiglia”, “come un’alga” e “come sabbia” che, in modo anaforico, si presentano per naturalizzare il pensiero e predisporlo nella visione della vita, della creazione.

E le anafore, protagoniste retoriche, sottolineano questa attesa di sentimento, un’attesa che non si confonde con la disperazione provocata dalla mancanza ma, si rivela, come una convinzione dell’Io poetico a favore dell’essere in una posizione sentimentale perfezionata.

E sono amore…/ in ogni parola della mia bocca/ in ogni sguardo dei miei occhi/ in ogni gesto delle mie mani/ in ogni lacrima del mio dolore/ in ogni cellula del mio corpo ferito/ in ogni battito del mio cuore/ in ogni attimo della mia vita/ in ogni dove…/ ma ancora lontano da te…” – “E sono amore…”

Componimenti piegati, stropicciati, confusi e strappati che inneggiano all’Amore come un’ “inevitabile condanna” torturatrice per l’anima e per le carni, per il corpo. Il dolore si trasmette, in questo modo, dal cuore alle membra stanche; ed è un dolore pregno di parole, di sensazioni, di immagini mentali che si ripercuotono nel presente statico di un intelletto libero dall’ipocrisia della menzogna giornaliera; un intelletto che sussurra ed urla nel medesimo tempo il suo sentire con un spontaneo “Ti Amo”.

 

Edito per la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni, per la collana “Trasfigurazioni“.

 

Written by Alessia Mocci

 

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