“Raise the curtain”, album della band milanese Ideogram – recensione di Emanuele Bertola

“Raise the curtain”, album della band milanese Ideogram – recensione di Emanuele Bertola

Feb 27, 2013

“Quanto è magico entrare in un teatro e vedere spegnersi le luci. Non so perché. C’è un silenzio profondo, ed ecco che il sipario inizia ad aprirsi. Forse è rosso. Ed entri in un altro mondo”.

 

Così David Lynch nel suo “In acque profonde” spiegava la meraviglia del teatro, dell’ammirare il sipario che si trasforma in una sorta di portale verso un mondo parallelo, un mondo in cui tutto è allegoria ed in cui le maschere prendono possesso degli uomini, nascondendoli ma in fin dei conti rivelandoli al pubblico come mai prima, perché – citando Wilde – “L’uomo è poco se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera e vi dirà la verità“.

Magia ed introspezione si mescolano tra le quinte e la platea, e lo spettacolo, qualunque sia la trama che lo guida, altro non è che un viaggio nella natura umana, una natura complessa in cui ogni aspetto è ugualmente rivelatore, così come sul palco sono ugualmente importanti i personaggi, perché ognuno di essi aggiunge significato alla totalità dell’essere umano ed alla sua vita, come in un ideogramma, in cui ogni tratto, per quanto piccolo, cambia il significato dell’intero simbolo.

È proprio dall’ideogramma che inizia questa nuova esperienza a metà tra musica e teatro, è infatti la stessa parola “ideogramma”, nella traduzione inglese Ideogram a dare il nome ad una nuova band milanese (o, come loro preferiscono definirsi, “una nuova creatura”) ed è l’ideogramma “人” a dare il via al tutto. Un ideogramma che si può tradurre con il significato di persona, ma che, in senso più lato, vuole rappresentare la natura umana, con tutte le sue deviazioni più o meno nascoste, con tutte le diverse anime che stanno dentro ognuno di noi, alcune più sopite di altre, ma pronte a rispuntare, scosse da una musica che per la sua natura teatrale è in grado di scavare nelle viscere più oscure dell’animo, facendo ribollire i sentimenti – anche i più cupi ed estremi – che sedimentano sottopelle, coperti da una patina di emozioni “ufficiali”.

Come nel teatro sono le maschere ed i personaggi a prendere possesso degli attori, così per gli ideogram è la teatralità ad impossessarsi dei cinque componenti della band, tanto che le vere identità restano celate dai cinque diversi stili teatrali a cui ognuno fa riferimento. Troviamo così Opera alla voce, Kabuki alle chitarre e alle parti growl, Grand Guignol alle tastiere e alle parti cantate in scream, Absurd al basso ed infine Mime alla batteria.

Il risultato è un mix azzeccatissimo di sonorità ed espressività, un’alternanza di suoni, generi ed atteggiamenti diversi che scuotono dentro, una musica che la band definisce avantgarde metal, ma che forse – come spesso succede per sound tanto particolari – non è riassumibile in un solo genere ben definito, sebbene sia più che evidente l’indole avanguardistica del suono e del progetto stesso.

Non è facile trasmettere le sensazioni da palcoscenico soltanto attraverso la musica, ed è ancor più difficile farlo se il bacino musicale scelto è quello del metal, eppure basta inserire nello stereo “Raise the curtain“, demo di debutto della band meneghina pubblicato lo scorso 24 gennaio, perché l’atmosfera diventi fumosa, vibranti echi ed un semplice quanto inquietante suono di tastiere accompagnino una profondissima voce che introduce lo spettacolo…. “The mask… We are all players after all. Which role will you play today? What happens when the mask falls?”, sono le parole di “Which role will you play today?”, breve opening track che come un prologo ci traghetta verso lo spettacolo vero e proprio, che inizia con “Evil”, brano dall’avvio a luci soffuse, ma che dal primo attacco di batteria si trasforma in un furioso symphonic death metal con la splendida voce di Opera ad alternarsi ai viscerali growl e scream di Kabuki e Grand Guignol.

È uno scambio di vibrazioni potentissimo che proseguirà per tutti i brani del disco, e che regala completezza al sound e soprattutto alle emozioni, ora eteree e quasi sognanti, ora nervose, agitate e sanguinolente. Si prosegue con “Theatre of the absurd”, forse il pezzo più espressivo dei 5 che compongono il lavoro, un’introspezione in musica che miscela in modo impeccabile intimismo e carica elettrica, si comincia con un arpeggio leggero e si termina con uno scream da vene gonfie sul collo, in mezzo c’è il fuoco delle emozioni che brucia…

La vena intimista prosegue con la decelerazione ritmica della successiva “Silently”, rallentamento deciso, ma per quanto sperimentale si sta pur sempre parlando di metal, quindi dimenticatevi i cliché da brano lento, in “Silently” c’è lo scream, c’è il growl, c’è la grancassa di Mime che picchia, insomma, c’è tutto quel che serve perché sia un gran bel pezzo! Si chiude con “Mirrors”, ed è una chiusura epica, un lungo ultimo atto (ben 7 minuti) in cui tra atmosfere gotiche e riflessi violacei confluiscono tutte le emozioni, tutti gli stati d’animo che finora sono sfilate come personaggi sul palcoscenico degli Ideogram.

Sulle risate finali il sipario cala implacabile, le luci si alzano lentamente e il viaggio termina, il palco torna ad essere un semplice palco di legno e noi ci infiliamo nuovamente le vesti delle emozioni ufficiali, ma il ricordo di quell’ambiguo ed emozionante mondo parallelo è vivido nelle orecchie e nella mente, la platea si alza e gli applausi sono più che mai doverosi…

 

 Written by Emanuele Bertola

 

 

Tracklist

1. Which role will you play today?

2. Evil

3. Theater of the absurd

4. Silently

5. Mirrors

 

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