“Per tre lune”, poesie di Elisabetta Maltese – recensione di Rita Pacilio

“Per tre lune”, poesie di Elisabetta Maltese – recensione di Rita Pacilio

Feb 19, 2013

Antonio Gamoneda scriveva che la poesia crea realtà … e genera conoscenza sostenendo che ciò che di reale crea la poesia non può essere sostituito alla vita. La poesia, quindi, entra in fortissima relazione con il suo tempo diventando l’espressione della sua memoria simbolica e una personalissima analisi dell’autore che la adopera come attività artistica o spirito emulato della vita stessa.

Poca poesia, oggi, si muove verso l’esperienza di emissione di memoria/contenuto/suono affrontando la consumazione del tempo intellettuale e fisico come blocchi necessari per distendere il pensiero poetico, catalizzatore universale di bellezza, eleganza, armonia, stile.

Gli spazi del tempo, vissuto fuori dal tempo, permettono al lettore attento di percepire che la coscienza di chi scrive si muove in una poesia matura che, a sua volta, genera un tempo segreto, un terzo spazio/tempo costruito nello stesso attimo in cui viene proiettata la realtà trasfigurata. Così sono intese l’eco o le pause dei tempi musicali che riecheggiano come fenomeni a intermittenza e di cui solo il senso della propria dimensione naturale attinge dalla poesia di tutti. Per tre lune di Elisabetta Maltese, LVF 2012, è una raccolta poetica che si incammina, con decisione, verso un percorso ideologico e necessario assegnato alla poesia ascoltata come linguaggio ritmico in contatto con le cose cosmiche ricche di esistenza.

La sperimentazione della comunicazione usata come visibile e invisibile, che ricade verso l’esterno, ha il compito sapiente di titolare la storia umana come una implicazione sostanziale dell’uomo negli avvenimenti antropologici. L’io lirico si sposta e si frammenta  identificandosi in uno status colloquiale consapevole di non poter mutare l’irreparabile resto del mondo. Elisabetta Maltese sa che non  può esimerci dal sentiero della rassegnazione, della paura dell’incomprensione scettica, della solitudine interiore; la poesia sa osservare, attendere il tempo della prossima battuta musicale, conosce i silenzi  dei momenti vicini e alchemici e conosce la speranza, la via d’uscita.

La scelta stilistica per definire concetti e filosofie etnologiche sono il segnale di una visione del mondo costante, ordinata, priva di orpelli retorici: la cura della metrica e del suono colgono il significato del contenuto che profetizza il presente dualismo ‘io-tu’ recitato come assenza, mancanza.

L’esigenza di registrare il circuito del limite umano è contenuto nel titolo: Per tre lune, (Prima di giudicare un uomo cammina per tre lune nelle sue scarpe, proverbio indiano) cioè per tutte le volte necessarie a invecchiare il concreto della scelta del ‘credo’ dell’umanità.

Endecasillabi
“Io scrivo per legittima difesa/ sono in piazza e lo striscione è di rosso/ rabbia per chi non può persino inchiostro/ il suo diritto e il mio dovere urgente/ grido a rigo di voce sulla carta/ di donne figli uomini e di animali/ fatti minimi storie da sfatare/ che non mi basta il dire o ragionare/ è troppo poco – fa vergogna – e allora/ conto le mie sillabe come note/ di un notturno ne seguo l’incombenza/ il suo eseguirlo adagio come posso/ restituisco alla mia fortuna il volto/ in ombra a rendere più sopportabile/ del giorno il piccolo da trasformare.” Dalla sezione Nodi di bambù

 

i figli si baciavano di notte
E per quanto difficile sia stato / fuggire dal cortile è stato facile: / l’assenza delle radici mia alleata / e il sole, ché i figli non si baciano / di notte – solamente. Adesso che / oltre la corteccia mi conto i giri/ e i nodi, scopro che siamo invecchiati / tutti tranne i divani, delicati / alla capriola adatti alla stazione / eretta. Curva, rivolgo le braccia / altrove dove non sia solo terra/ e il freddo è la stagione della lana./ Ma non dimentico.” Dalla sezione Transiti

 

metamorfosi
Rimaniamo vivi, proviamo almenole braccia ampie intrecciate come rami/ facciamoci radici in questa sosta/ nella terra gentile/ attraversiamo il gelo, l’amarezza/ di foglie mute e senza sguardo/ aspettiamo che si concluda il giro/ nella ruvida corteccia/forse lì si è annebbiata la bellezza/ che ritorna – torna sempre/ al vento verde capovolto argento.” Dalla sezione Arco

 

Elisabetta Maltese nasce a Roma, dove si sta laureando in Medicina e Chirurgia.
Di origini siciliane e liguri, le sue radici sono la musica e la scrittura che l’accompagnano da sempre.
Con la prosa ha vinto diversi concorsi ed è stata pubblicata su riviste letterarie, antologie e blog del settore. In poesia, questo è il suo esordio.

 

Written by Rita Pacilio

 

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