Habebamus papam – Annuncio shock di Benedetto XVI: abdica per il bene della Chiesa

Habebamus papam – Annuncio shock di Benedetto XVI: abdica per il bene della Chiesa

Feb 12, 2013

A latere del Concistoro per la canonizzazione dei martiri d’Otranto, il pontefice annunzia in modo solenne (in latino) la sua volontà, ponderata, di rinunciare ad un compito così gravoso: “per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”. 

La notizia giunge come un fulmine a ciel sereno. Un’ansa delle 11.46 annuncia l’abdicazione di Papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger), fissata per il 28 Febbraio. Se non fosse per l’attendibilità della fonte, sembrerebbe la solita bufala che, di tanto in tanto, circola sulla rete.

Dopo le prime conferme, appaiono, tra il serio e il faceto, i primi commenti sui social network: c’è chi acclama Silvio Berlusconi come nuovo Pontefice, chi si interroga sulla legittimità della scelta, chi manifesta  il proprio sbigottimento.

Di abdicazione di un Pontefice i fedeli non hanno che la scolastica memoria  di Pietro del Morrone, “colui che – nel lontano 1294 – fece per viltade il gran rifiuto”, meritandosi dal sommo Poeta l’accusa di ignavia.

L’ultimo caso risale al 1415 con l’abdicazione di Gregorio XII. Si trattava, a ben vedere, di tempi diversi per la Chiesa cattolica, con ben tre papi a contendersi il soglio di Pietro, governando di fatto contemporaneamente.

Per questo la rinuncia di Benedetto XVI appare ai più un atto di profonda novità, destinato a restare nella storia. Forse per la prima volta, un Papa ha ammesso pubblicamente i limiti propri alla sua natura umana, rinunciando a farsi affiancare – o peggio ancora sostituire – nell’espletamento delle proprie funzioni.

Di certo la scelta più comoda sarebbe stata quella di restare al proprio posto, trascinandosi stancamente sul viale del tramonto.

Ma, ora più che mai, la Chiesa e la comunità dei fedeli hanno bisogno di una guida autorevole, in grado di essere il faro di una società cangiante e in costante divenire. Pertanto la scelta del Papa appare dettata dal buon senso e dall’amore per la Chiesa di Cristo, amore che spesso – nella sua forma più alta – coincide con la rinuncia.

L’ipotesi delle dimissioni era stata definita dallo stesso Pontefice nel libro-intervista “Luce del Mondo” del 2010 un diritto e, in alcune circostanze, un dovere “quando si giunge alla chiara consapevolezza di non essere in grado di continuare”.

Certamente è un gesto inusuale che quindi è comunemente percepito come estraneo alle dinamiche della Chiesa cattolica. Anche in questo consiste la grandezza del gesto: uscire dal solco della tradizione e del cerimoniale per rispondere solo a Dio e alla propria coscienza. Comune il fronte dei politici italiani che ne hanno sottolineato il grande senso di responsabilità.

Dalla stampa internazionale arrivano attestati di stima e comprensione nei confronti del Pontefice. Obama ha annunciato di pregare per lui, la cancelliera Angela Merkel ne ha ricordato la statura intellettuale. L’arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois, interpellato da Le Monde, ammette che il Papa ha rotto un tabù e le sue dimissioni costituiscono un atto liberatorio per il futuro  e per i suoi successori.

Nella mente di tutti ritornano le immagini di un provato Giovanni Paolo II che nella sua sofferenza testimoniò fino alla fine la sofferenza di Cristo. Forse proprio per questo, Joseph Ratzinger ha deciso di fermarsi prima, nel pieno delle sue facoltà. Lo scandalo dello IOR  e il caso Vatileaks hanno probabilmente rafforzato i propositi del successore di san Pietro, provandolo ulteriormente.

Dalle ore 20 del 28 Febbraio la sede papale sarà vacante e, come ipotizzato dal portavoce della santa sede padre Lombardo, a Pasqua la Chiesa dovrebbe avere il nuovo successore di Cristo.

Alla soglia degli 86 anni, dopo quasi otto anni dall’elezione, si chiude il pontificato del Papa tedesco, sicuramente più teologo che comunicatore. Passerà alla storia per aver ammesso apertamente l’esistenza di casi di pedofilia nella Chiesa, chiedendo scusa.

Da oggi certamente l’immagine del Papa appare più umana, non più avvolta da quell’aura di superiorità che tanto lo rende distante dal popolo. Il vicario di Dio in terra che chiede scusa per i difetti, suoi e della Chiesa, e ha l’umiltà di farsi da parte in nome del bene comune… I politici del bel Paese oggi hanno avuto una “lectio magistralis” coi fiocchi!

Discorso in italiano:

Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando.
Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti ed agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro ed annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.
Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.
Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché‚ assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio“.

 

Written by Nino Fazio

 

 

 

2 comments

  1. È un caso umano che non va colpevolizzato e ne si può fare il paragone con il suo predecessore. Come tutti gli esseri umani ha sentito la necessità di mettere fine a un capitolo della sua vita che non sentiva più di portare avanti, per lui si aprirà un capitolo di pace e di preghiera. Portare avanti un ministero così pesante come quello del vescovo di Roma non è facile, tanto più quando ti vengono a mancare le forze. Questo è il momento di pregare il buon Dio che illumini i cardinali per eleggere un nuovo successore di San Pietro che sa portare avanti le rivoluzioni e il dialogo e la fermezza con lo ha vissuto Benedetto XVI.

  2. Hai ragione, Rosario. Scelta coraggiosa e rispettabile al pari di quella di Giovanni Paolo II. Anzi, più coraggiosa proprio perchè ha rotto con la tradizione.

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