Resoconto concerto Five Four Nine, “Live in Art”, Circolo Art Club, Terralba

Resoconto concerto Five Four Nine, “Live in Art”, Circolo Art Club, Terralba

Dic 20, 2012

Sabato 15 Dicembre sono sbarcato a Terralba, precisamente nel circolo Art Club. Ore 23:00: arrivo al circolo, la porta è chiusa sono fuori insieme con altre persone che attendono il tesseramento soci.

 

Dopo cinque minuti di fila, è il mio turno, entro offrendo 2 euro alle ragazze che chiedevano un piccolo contributo per la serata. No problem! Per un concerto direi che è proprio un gesto simbolico che sicuramente aiuterà a proporre nuove serate.

Sulla mia sinistra noto subito il palco del LIVE in ART: molto ordinato, rialzato, illuminato come fosse un vero concerto, con le dimensioni giuste per i concerti indoor. Dentro il circolo cerco dei posti dove potermi sedere e bere un caffè ma i posti sono già tutti occupati da oltre centocinquanta persone (molto probabilmente persone che hanno deciso di cenare direttamente qui dentro). La musica in sottofondo è ottima: i C.C.C.P. si alternano  al Teatro degli Orrori e cosi via passando per i Zen Circus ed i Black Keys toccando un po’tutta la musica indipendente italiana e non.

Nelle pareti ci sono gigantografie di Beatles, Marilyn Monroe e Stanlio & Olio, nell’angolo del locale in alto un enorme televisore proietta e registra tutto il concerto, in qualsiasi parte ti trovi del circolo guardi la tv e vedi il concerto. Ottima trovata!

I 549 sono nel backstage, pronti a salire sul palco. Sono le 23:45, la band esce dalla stanza rigorosamente con la camicia bianca e le maniche arrotolate, cravattino nero, stivali a punta, tutti bei pettinati, tranne il batterista che sfoggia una canottiera stile “galeotto” con una bombetta in testa. Molto alternativo.

I musicisti salgono sul palco, imbracciano gli strumenti lucidissimi ed iniziano a suonare.

Nei loro sguardi e nelle loro movenze si nota che il gruppo è sicuro di se sul palco. L’emozione c’è sempre prima di uno spettacolo, ma a loro non importa niente, suonano dannatamente cercando di smuovere il pubblico, la prima possibile. Ottimo il suono, nonostante non ci si risparmi in volume. Le vibrazioni degli strumenti arrivano in pieno.

Si parte tirati col repertorio devastante dei Five Four Nine, English Man and Guitar Hero, Saturday Nighdt e il resto, unica cover la grandissima C’mon Everybody, che fu di Eddie Cochran, che diventò di Elvis Presley che fu sputata da Syd Vicious.

Una sola breve pausa rumoreggiata da una chitarra in distorsione lasciata da sola e il pubblico rivuole la band sul palco. Il tempo di una sigaretta, e i ragazzi si preparano alla seconda parte dello show sapendo che sarà più tirata, la parte più punk ed essendo circa due mesi fermi, per ritrovare il ritmo spenderà il doppio delle energie!

La band continua lo show macinando garage e punk, una canzone dietro l’altra come se avessero un repertorio infinito e non ne vogliono sapere di scendere dal palco.

Non ci sono pause per asciugarsi il sudore che gli sgorga da ogni parte del corpo, espressioni esauste stacchi improvvisi e smorfie accompagnano la fine dello show.

Lo show è finito: è l’una, passata da qualche minuto, in sottofondo una selezione musicale fa da contorno a un bel clima di socializzazione che si è creato all’interno del locale.

Ho conosciuto Claudio il gestore del circolo e Deny il direttore artistico, promettendoli che sarei rivenuto per l’epifania.

Molto probabilmente ritornerò impegni di lavoro permettendo. Claudio ed il suo staff credono in un bel progetto, dove al centro di tutto ci sono la socializzazione e la cultura e non il vil denaro.

Questo racconto l’ho voluto scrivere per dare il mio contributo personale ad un’iniziativa che vale la pena di essere presa in considerazione da tutti. Ci vuole musica, ma non di plastica, ci vuole cultura, ci vuole gente che lavora per uno spettacolo, non chi aspetta che arrivi la manna dal cielo, o chi aspetta che cesta manna  arrivi subito.

 

Written by Daniele Mei

Photo by Daniele Mei

 

 

One comment

  1. La nascita d’un evento è sempre speciale
    ci si mette in gioco … per farsi notare
    si improvvisa alla grande in un luogo ideale
    l’importante è lo scopo per cui continuare.
    saltimbachi… scrittori… fare arte e sognare
    tra metafore …aforismi…dipinti…canori
    lasci un segno se firmi in un lato angolare
    siamo stretti … più amici solidali sostenitori.
    Cristina Pia Sessa Sgueglia.

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