“La mia morte – guida al suicidio facile”, racconto di Alessandro Todde

“La mia morte – guida al suicidio facile”, racconto di Alessandro Todde

Nov 23, 2012

“La mia morte – guida al suicidio facile”

 

Salve mi chiamo Jerry, ieri mi chiamavo Stuart, qualche tempo addietro Paul, una volta mi pare Sarah o Sharon, o forse tutte e due. Ho passato gli ultimi 5 anni a provare qualsiasi tipo di suicidio, dai più banali ai più orditi, sono rimasto alcuni giorni a girovagare senza casco dentro un cantiere di un grattacielo, aspettando che qualcosa mi picchiasse in testa, ho pagato un pugile professionista per farmi arrivare il naso sino al cervello, eppure son sempre qui in questo strano mondo.

Non ho ben chiaro chi io sia, per quanto mi riguarda potrei essere Dio, o potrebbe darsi che il vero Dio sia fottutamente sadico. In ogni caso non so che progetti abbia, sento soltanto che questo ruolo di suicida seriale è fatto apposta per me.
È come farsi un piercing, il dolore diventa solo una parte marginale del fatto in sé, il gesto assume un significato rituale, tutto ciò che ti circonda in quel momento perde significato, una bionda con la quarta di reggiseno ha la stessa importanza della posta pubblicitaria o di un bidone dell’immondizia.

Sta di fatto che mi ritrovo ancora qui, con in mano l’ennesima lametta e davanti sempre lo stesso libro di anatomia umana : su entrambi i lati del collo sono presenti due arterie principali; la carotide esterna ed interna, posizionate relativamente in profondità, il vaso che è più semplice da recidere, in quanto è più in superficie, è la vena giugulare esterna, il rosso scorre via, sul mio torace sul mio pene, sulle mie ginocchia, arriva al pavimento e poi Stop.

Azione: il solito risveglio nel mio letto come se nulla fosse successo. Sono Tess, bellissima ragazza alta e castana, un fisico mozzafiato.
Essere donna diversifica non poco le modalità del trapasso, tutti i modi che richiedono la forza ho imparato ad evitarli a priori, nei luoghi affollati se sei una bella donna, non passi mai inosservata, c’è sempre qualche ridicolo coglione che cerca di salvarti, ma un modo facile l’ho trovato anche questa volta, basta un po’ di trucco e l’abito con meno stoffa che trovi da metterti addosso, il resto va da sé.

Le fermate dei bus, meglio se isolate e vicino a qualche parco, sono il posto giusto dove uno dei tanti squilibrati che vivono la città possa trovarti sola ad aspettare, bastano poche decine di minuti ed il gioco è fatto, salgo nella sua macchina gli dico di andare verso via Manchester, prende la direzione opposta, incomincia ad infilarmi le mani dappertutto, gli rifilo uno schiaffo giusto per farlo incazzare, la sua reazione non si fa attendere, una gomitata in faccia mi stordisce il tanto giusto per essere stuprata per diverso tempo, con un attimo di lucidità gli dico che riconosco la sua faccia che andrò alla polizia e lui sarà arrestato, le sue mani si stringono sul mio collo, pochi secondi di agonia, esalo l’ultimo respiro.

Questa è la mia vita, nessuna vita sociale, pochi averi, moltissimi ricordi e una lista di tutti i modi di suicidio andati a buon fine. Sono arrivata al punto di pensare che chiamare vita quello che faccio, non sia appropriato, ho cercato molti termini, ho anche provato ad inventarne dei nuovi, ma alla fine credo sia più divertente chiamarla la mia morte.

Le uniche costanti di questa mia morte sono la casa e i miei monotoni oggetti.
Ho imparato poche cose in questi tanti, ma brevi scorci di vita, ora so che è sconveniente recidere l’arteria femorale con una cazzo di piccolissima lametta, meglio un pugnale, anzi preferibile una pistola, ho imparato come deve essere fatto un cappio perfetto, da quale altezza deve cadere un corpo di 85kg, o di 65. Se dovessi scrivere un manuale sul suicidio perfetto il 99% delle persone che rimane viva per errore da un tentato suicidio, ora non ci sarebbe più.

Ora so che la maggior parte delle morti sono un suicidio, le persone normali che vivono programmandosi un futuro non hanno il tempo di pensare a queste cose, ma sono le tue scelte quotidiane a farti vivere e morire, un tizio l’altra sera per non fare due metri a piedi per arrivare alle strisce, ha attraversato di corsa la carreggiata, e Crash.
Per i parenti, per il coglione che lo ha investito, per tutto il resto del mondo sarà una fatalità, una distrazione, per me è solo un altro modo per togliermi la vita. Crash.

 

Written by Alessandro Todde

Illustrazioni di Luca Lukix Allegrini

 

6 comments

  1. Piacere mi è piaciuto, ma.. ohibò!

  2. Gran Mago d'Occidente /

    ma che cazzo di roba è?

  3. Luca /

    Bravo Alessandro, bellissimo, vorrei averlo scritto io

  4. eli /

    Io voglio morire davvero..aiutami

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