Intervista di Carina Spurio a Caterina Falconi ed al suo “Sulla breccia”

Intervista di Carina Spurio a Caterina Falconi ed al suo “Sulla breccia”

Nov 22, 2012

Caterina Falconi è nata ad Atri (Te) nel 1963. Laureata in filosofia, ha lavorato due anni nel reparto pediatrico di un ospedale africano come volontaria. Attualmente è educatrice in un istituto di riabilitazione di Giulianova, dove vive con le due figlie. Ha vinto il premio Teramo nel 1999. “Sulla breccia” è il suo primo romanzo.

“Sulla breccia” racconta di Silvia, una ragazza che abita in una cittadina arretrata e maschilista. Si affaccia alla vita adulta sognando l’autonomia e l’amore di Angelo, ma per inerzia sposa l’amico di lui, Marco, ritrovandosi intrappolata in un’esistenza avvilente da cui sembra non esserci via d’uscita. Alla fine, ciò che sembrava quasi impossibile accade: nella notte di Ognissanti Silvia affronta i propri fantasmi, tra il buio e la vita, verso un imprevedibile finale quasi lieto…

 

C.S.: Nel 1999 vinci il Premio Teramo, premio che ritorna dopo due anni di fermo. Quanto è stata importante quell’esperienza per te?

Caterina Falconi: È stato l’inizio, il primo premio importante, una specie di battesimo. Era un periodo melmoso, e quell’inaspettato riconoscimento mi ha sorretta nel successivo apprendistato della scrittura. Della cerimonia di premiazione ricordo con commozione che Michele Prisco non lasciava andare la mia mano, e la stringeva forte mentre mi sussurrava: “Il suo racconto mi è piaciuto molto. Ha capito? Molto. Ha capito?”

 

C.S.: “Se potessi tornare indietro nel tempo non avrei scritto questa frase.” Ti è mai capitato di pensarlo?

Caterina Falconi: Non mi è mai capitato di pensarlo, anche perché tendo a dimenticare le cose che scrivo.

 

C.S.: La parola è una grande seduttrice, scorre come un senso sulla carne, se ne appropria contorcendola dentro un brivido …

Caterina Falconi: Ci sono scritture che sgorgano da una sensualità, raccontano di sesso e di scambi di parole e pelle. La mia è stata così all’inizio. Adesso è meno “carnale” e sottilmente più seduttiva. Contaminata da altri temi, come la crudeltà.

 

C.S.: Si arriva sempre da qualche parte nella vita, sovente ci si chiede come ci si è arrivati. Poi, un giorno, si guarda al passato nel tentativo di riafferrare una parte di noi e si scoprono sentimenti dolorosi, quelli che credevamo più assurdi e ci sorprende la brama di cose impossibili o di ciò che non è mai stato …

Caterina Falconi: Ho sempre avuto chiara la mia geografia interiore. E non rimpiango mai quello che non è stato (semmai mi rammarico di quello che ho fatto). Ma mi ferisce molto sapere che ci sono desideri che non si realizzeranno nel futuro, e ostacoli nel mio presente.

 

C.S.: In fondo questo è il destino, potrebbe filare via come un aereo nella sua rotta, invece dietro la sua scia brucia qua è là qualche istante, a volte vite intere: ma nelle notti di chi scrive continuano ad ardere destini senza una sorte, fuochi intriganti, buoni per darsi una ragione, una qualunque …

Caterina Falconi: Darsi una ragione non consola. Scrivere per inventare un finale diverso lenisce la pena. Ovviamente si scrive anche per molte altre ragioni.

 

C.S.: Hai pubblicato varie raccolte di racconti con la casa editrice Fernandel e poi è arrivato il tuo primo romanzo “Sulla Breccia”: ci riserverai un prossimo romanzo in futuro?

Caterina Falconi: È possibile.

 

C.S.: Cosa ti fa più paura?

Caterina Falconi: L’abbandono.

 

C.S.: Libri sul tuo comodino …

Caterina Falconi: Il club Dumas. Le ore. Malasuerte.

 

 

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