“Skyfall 007”: il James Bond di Sam Mendes – recensione di Tiziana Quarta

“Il mio nome è Bond, James Bond”: la battuta cinematografica più famosa di tutti i tempi festeggia le sue nozze d’oro. Per il 50esimo anniversario della saga, a rivestire i panni del fascinoso agente, sotto la regia di Sam Mendes, è Daniel Craig (che si dice abbia firmato un contratto per girarne ancora altri due).

Grazie alla sua interpretazione abbiamo imparato a conoscere un Bond molto più vicino ai nostri tempi della classica immagine patinata che ci è stata tramandata negli anni. Non esiste solo il lato invincibile della spia con licenza di uccidere, ma si porta dietro anche un lato oscuro, le sue angosce, le sue paure, un insieme di fattori che lo hanno reso più duro e…affascinante.

Perché non dimentichiamo che Bond è anche un famosissimo amante, un uomo il cui fascino ha fatto capitolare le donne più belle del mondo. In questo capitolo, non è facile definire quale sia la Bond girl del caso, piuttosto l’attenzione ricade su due donzelle, appartenenti a mondi opposti: dal mondo dei buoni, la tenace agente sul campo Eve Moneypenny (interpretata da Naomie Harris) e dal mondo dei cattivi, la seducente ed enigmatica Sévérine (che è la bellissima Bérénice Marlohe).

Ma oltre a Daniel Craig, la principale protagonista del film è Judi Dench, che ha ancora una volta il ruolo della severa ed autoritaria M, la quale, prossima al pensionamento forzato,  si trova a dover decidere se l’agente Bond è ancora adatto all’azione sul campo o se i precedenti e recenti avvenimenti lo hanno destabilizzato, sia fisicamente che psicologicamente, a tal punto da essere preferibile impiegarlo dietro una scrivania.

Ma tutto questo non conta più, quando il distretto centrale di Londra, l’MI6, diventa bersaglio di un misterioso criminale che si è impossessato del drive principale della base, contenente files di segretezza assoluta.

Un pirata informatico che minaccia di rivelare le coperture di migliaia di agenti, scatenando un sanguinario succedersi di omicidi. A questo punto James Bond seppur rottamato, viene incaricato del caso e comincia a seguire la pista di un sicario ad Instanbul, un tizio che avevamo visto nelle prime scene del film, quando siamo stati catapultati direttamente in un inseguimento che ci ha lasciati con il fiato sospeso, per poi farci riprendere a respirare durante la tipica sigla introduttiva, questa volta sulle bellissime note di Skyfall di Adele.

Da Instanbul a Macao, dove incontra la controversa Sévérine, direttrice di un lussuoso casinò, che lo guiderà dall’uomo che ha commissionato il furto del drive. Dopo un’accoglienza non proprio ospitale, Bond viene condotto al cospetto di Raoul Silva (interpretato da Javier Bardem), ex agente di punta della attuale M, e che ora organizza crimini informatici per il miglior offerente. L’uomo è notevolmente disturbato.

Anni di servilismo nei confronti dell’agenzia britannica e di vera devozione nei confronti di M, che lui chiama “madre”, lo hanno portato a soffrire un’acuta crisi di abbandono, quando la sua copertura in missione è saltata ed è stato costretto a vedersela da sé. Con enunciazioni quasi teatrali (rese alla perfezione anche dal doppiaggio), tenta di insinuare nella mente di Bond il dubbio, la sensazione che in realtà sia solo al mondo, che nessuno lo protegga, che sia solamente una pedina del sistema che verrà incenerita quando non avrà più utilità.

Con poche mosse da autentico Bond, l’agente britannico riesce a portare il criminale nel quartier generale dell’MI6, ma ben presto diventa evidente il piano di Silva, che era quello di farsi catturare per potersi avvicinare a M e compiere così la sua vendetta, da figlio disconosciuto.

Da qui in poi il ruolo di James Bond sarà centrale per la difesa della principale autorità dell’MI6, sebbene agisca su improvvisazione, rapendo M. L’azione diventa incalzante, rincorsa  dalla minaccia della crescente personalità disturbata di Silva per terminare in un finale spettacolare, con cambio di scenario, ricco di emozioni e, naturalmente, di esplosioni.

Tra azione e introspezione: la regia di Mendes scava nella personalità di Bond, ma allo stesso tempo ci delizia disseminando Skyfall di richiami ai vecchi film della saga, basta saperli cogliere.

 

Written by Tiziana Quarta

 

 

One thought on ““Skyfall 007”: il James Bond di Sam Mendes – recensione di Tiziana Quarta

  1. Non è l mio genere di film, questo articolo però mi ha fatto venir la voglia di guardarlo ;)

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