“Lost in Google”, la web serie interattiva di Francesco Capado, Simone Russo ed Alfredo Felaco

“Lost in Google”, la web serie interattiva di Francesco Capado, Simone Russo ed Alfredo Felaco

Nov 7, 2012

E se internet fosse una realtà, come già la trilogia di “Matrix” aveva suggerito? Se Google fosse un mondo e ci potessimo entrare? Cosa succede se cerchi Google in Google? Esiste una biblioteca Wikipedia e un universo Street View?

Questi gli interrogativi che hanno originato la webserie “Lost in Google“, creata da Francesco Capaldo, Simone Russo ed Alfredo Felaco che trovate su Youtube.

Vista tutta in blocco ora che è completata è ancora gustosa e divertente, piena di metariferimenti, ma meno appagante perché, sino a che era in produzione, i commenti degli spettatori erano utilizzati dagli sceneggiatori per creare la trama e venivano messi in sovraimpressione o elencati nei titoli di coda. Insomma, la serie era 2.0, interattiva. I commenti più divertenti ma inutilizzabili sono stati inseriti alla fine di ogni puntata.

La storia nasce da un episodio alla “Matrix”, quando la webstar Ruzzo Simone (Simone Russo, ma nella serie lo si chiama sempre con prima il cognome, come a scuola) e la sua collega Proxy (Roberta Riccio), decidono di cercare la parola google su Google. Facendolo, le due realtà, la nostra e quella virtuale, si mischiano e Simone finisce nella sala d’attesa di Google, dove i meme aspettano di venire cercati su Google. Dove ovviamente sta malissimo, perché è agorafobico. Con lui c’è Claudio Di Biagio (della serie “Freaks”, come la sua maglietta ci suggerisce), in paziente attesa del suo turno. Solo venendo chiamati, spiega, si esce. Nel mentre, viene chiamato Willwoosh.

Nel mondo reale, Proxy, che sa creare un contatto tra la realtà e il web, perché è ossessionata dal cercare le cose nelle cose, chiede aiuto a Ciro Priello (Ciro Priello), Twitter dipendente (con il nome di Vandammo) per salvare Ruzzo Simone.
I due vanno a Mountain View e si trovano a combattere con un nemico che conosce le loro mosse perché è un follower di Vandammo. Proxy fa un pasticcio, apre un portale tra le due realtà e Ruzzo Simone viene colpito da un commento (“SIMONE DEVE MORIRE”). La terra viene invasa dai meme.

La storia prosegue tra generatori di Captcha, timeline che mettono sulle tracce di Ruzzo Simone, nerd, esponenti di Anonymous, videomessaggi, il misterioso Elgoog (che sarà mai?!), ingressi in Youtube (che è ovviamente un cinema), Wikipedia (una biblioteca) o Street View (un mondo immobile e a due dimensioni cui si accede tramite un pop up con scritto “ti senti fortunato?”).

Divertenti i personaggi secondari, come NERD (Nuovo Eroe Ribelle Domodossola), interpretato da Marco Mario De Notaris e il bibliotecario di Wikipedia (dove se ti cerchi troppo diventi cieco) Patrizio Rispo. Tra di essi molti youtuber e interpreti di altre webseries, quali Nicola Conversa (il comune cittadino), Mirko Mastrocinque (il lavavetri rumeno che afferma di aver visto un gigantesco Nyan Cat), Karim Musa (se stesso, che recensisce la serie)  o Ilaria Giachi (della webserie “Freaks”).

“Lost in Google” è una serie un po’ lenta, ma molto ironica e graffiante agli occhi di chi ha dimestichezza con il web 2.0. Sbeffeggia le tipiche abitudini e i riti legati al mondo dei social network. Ne sia un esempio la pagina Twitter di Ciro Priello in cui Vandammo ha scritto in sette status che sta andando a aprire un portale (compreso quello che recita: “@mamma torno tardi, vado ad aprire un portale”). Molti di noi ormai hanno verso i social l’atteggiamento che “Lost in Google” ridicolizza (morbosetto e con linguaggio specialistico), e, proprio per questo, nel vederlo ci sbellichiamo.

Tra i personaggi ci sono persino Caparezza, che interpreta un frustratissimo fotogramma di Street View, Roberto Giacobbo, nel ruolo di se stesso, la iena Francesco Matano che è uno di Anonymous, Frank Deejay (se stesso) e Maccio Capatonda, che altri non poteva essere che Padre Maronno.

Favolosi anche alcuni titoli, quali “404 page not found”, “I’m feeling Lucky” e “Lost in Lost in Google”.

 

 Written by Silvia Tozzi

 

 

 

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