“L’ultima lacrima”, libro di Stefano Benni – recensione di Fiorella Carcereri

“L’ultima lacrima”, libro di Stefano Benni – recensione di Fiorella Carcereri

Ott 19, 2012

Stefano Benni è nato a Bologna nel 1947.  Autore molto prolifico, scrive in particolare di satira, fantapolitica e costume. Tra i libri più famosi pubblicati con Feltrinelli: “La Compagnia dei Celestini” (1992), “Bar Sport” (1997), “Saltatempo” (2001), “Margherita Dolcevita” (2005), “La grammatica di Dio” (2007), “Pane e tempesta” (2009).

L’ultima lacrima” è una raccolta di venti racconti tragicomici sull’Italia di oggi uscita con Feltrinelli nel 1994.

Con un linguaggio sferzante e preciso, Benni regala al lettore pagine di ironia pura  presentando  le sue vittime e i suoi eroi in ambienti e situazioni paradossali ma che, al tempo stesso, richiamano alla mente “mostri” moderni.

È il caso del viaggiatore incontrato alla stazione che descrive così il suo personale inferno:  “E’ chiaro che lei non ha la mia malattia. Io sono, ahimè, puntuale dalla nascita. Sono nato al nono mese spaccato, piangevo per il latte ogni quattro ore, non sono mai arrivato in ritardo né all’asilo né a scuola, né in ufficio, o a un qualsiasi appuntamento, alzabandiera o funerale. Anche se mi sono accorto subito che la mia malattia era grave perché mi costringeva a corse, attese, delusioni, rabbie. Ero puntuale in un mondo di non puntuali, e non sono mai riuscito a smettere. Del resto me l’hanno detto, casi come il mio sono inguaribili. Ho patito per tutta la vita gli stessi tormenti. Minuti e minuti, che fanno ore, ad aspettare coi fiori in mano la donna amata, ore interminabili da solo al ristorante mentre gli amici erano ancora a farsi la barba, ore di noia in ufficio aspettando l’inizio delle riunioni, ore di tosse a teatro davanti a un sipario che non si alzava, ore di anticamere e vecchie riviste presso dentisti e medici vari… Così è la vita del puntuale. Un inferno in cui si attende la morte, sperando che almeno lei sia in orario”.

Ma le lacrime che Benni fa sgorgare non sono, purtroppo, solamente di ilarità. Proseguendo con la narrazione, l’autore amplifica con grande maestria difetti, vizi, manie, paure e debolezze dei suo personaggi e le storie finiscono quasi sempre per sfociare nel grottesco, fornendo lo spunto per realistiche ed alquanto amare conclusioni.

Troppo tardi si scopre che l’insospettabile viaggiatore portava con sé una valigia-bomba.

Da allora un singolare pensiero mi tormenta. E se dietro tutte le stragi impunite, il sangue versato, le bombe misteriose non ci fosse  alcuna organizzazione criminale, ma solo la disperata ribellione di quell’ometto puntuale contro un mondo in perenne ritardo? Questa spiegazione non renderebbe più accettabile vivere nel nostro martoriato paese? Dato che non ci è concesso sperare altro, perché non pensarlo?”.

È il caso del triste destino del proprietario della casa più bella della valle. Una giorno “passarono dei signori e vedendo quanto era bella, dissero: questo è proprio il posto che cerchiamo, fecero fotografie, presero misure e dopo una settimana comprarono valle, terreno, casa, animali e vegetali. Perché gli serviva per fare pubblicità a non so cosa, un’assicurazione sulla vita forse o biscotti o un candidado o acqua minerale, qualcosa che aveva bisogno di uno scenario come quello…”.

Quando vive la casa circondata dai fari delle macchine da presa si rese conto che non sarebbe più stato il più bel posto della valle e se ne andò, con la corriera della mezzanotte, pensando con amarezza ai poveri e ai diseredati che, paradossalmente, in quel momento gli sembravano  più fortunati di lui: “Beato te, che vivi in un dormitorio di periferia, o in un vicolo fatiscente, o all’incrocio delle vie più trafficate della città, perché la tua casa non ti verrà mai rubata”.

 

Written by Fiorella Carcereri 

 

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